Trentaquattro anni e una carriera sportiva interrotta bruscamente dopo le Olimpiadi di Pechino per la cecità scaturita da un glaucoma congenito. Ora si ritrova nell'albo dei record mondiali per non vedenti, tirando a 15.89 metri. Storia di Assunta Legnante, sicura protagonista alle prossime Paralimpiadi. "Senza vedere è tutto strano e diverso. Ma per questo risultato devo ringraziare l'esperienza"

ROMA - Non c'è trucco, non c'è inganno, se un'atleta, dopo solo due settimane di prove con i lanci, si ritrova ai Campionati Italiani Assoluti di Torino e nella sua categoria, quella dei non vedenti, segna il record del mondo nel getto del peso. Uno, due, tre...cinque lanci, parte bene, poi arretra, poi la distanza si allunga. Da manuale: 13,22mt al primo lancio, 12,51 al secondo, 13,20 al terzo, miglioramento di un centimetro al quarto con 13,23. Al quinto, viene giù lo stadio Nebiolo di Torino: è un maestoso 13,27, nuovo primato mondiale, strappato alla cinese non vedente Liangmin Zhang (11.84mt). E non finisce qui, perchè nei mesi successivi si supera ancora più volte, lanciando a fine luglio a 15,89 metri, distanza inimmaginabili per le atlete della categoria.
Per di più da ferma, senza la spinta mirabolante della rotazione del corpo che l'ha resa una campionessa fra i normodotati, una ‘vita' fa. Ora è Andrea Tonelli, che è anche il suo compagno, a guidarla in pedana. Due anni fa, prima di un lungo stop per l'aggravamento della sua condizione visiva, andava sola, fiera come una leonessa, forte come un gigante: da atleta vedente, si è presa la soddisfazione di un titolo europeo nel 2007, è stata capitano degli azzurri ai Mondiali dello stesso anno, ha partecipato alle Olimpiadi di Pechino. Ancora suo il primato italiano, con 19.04mt. I suoi occhi hanno cominciato a spegnersi senza che lei se ne accorgesse fin da quando hanno visto la luce. Nel dna di Assunta Legnante, neo primatista mondiale del lancio del peso paralimpico, c'era un glaucoma a entrambi gli occhi, che qualche problema le ha sempre dato. "Usando le lenti, ho sempre visto meglio con l'occhio destro, ma con il sinistro vedevo comunque pochissimo".
Tanto è bastato ad escluderla dalla possibilità di partecipare alle Olimpiadi di Atene 2004 e a quelli del Mediterraneo nel 2005. Poi però c'è stata la partecipazione trionfale agli Europei indoor del 2007, dove vince il titolo, e ai Mondiali dello stesso anno, dove è capitano della squadra azzurra. Assunta, che veste la maglia azzurra da quando aveva 15 anni, è nata a Frattamaggiore (NA), e per carattere è una che si butta. E' andata via di casa presto, a 22 anni, trovando l'autonomia e la libertà per seguire la sua passione sportiva. Destinazione, Ascoli Piceno. "Ho seguito quello che era il mio nuovo allenatore - racconta Assunta-, Nicola Selvaggi, dopo che con il primo, che viveva a Napoli, avevo avuto qualche problema e fraintendimento. Allora avevo chiesto alla FIDAL di trovarmi un nuovo allenatore. Quello che mi hanno proposto, Nicola appunto, viveva ad Ascoli. Così ho scelto di cambiare vita, e città. Sono qui ormai da 12 anni, si sta da Dio". A Torino, dopo solo due settimane di prove a occhi chiusi, n campo si è vista di nuovo la stoffa del felino. Senza traslocazione, però (il movimento rotatorio che imprime velocità e direzione al lancio, ndr). "Non mi sentivo ancora pronta a fare il lancio con il movimento completo. E' da pochissimo che ho ripreso ad allenarmi, e per mettere a punto la traslocazione ci vuole tempo".
Il lancio da fermi, però, è una parte importante della tecnica, come spiega Assunta: "Il gesto tecnico si fa da fermi, si studia prima la posizione di partenza e arrivo nel lancio da fermi, poi si aggiungono i movimenti di traslocazione. Quindi non ho fatto nulla di estraneo a ciò che ho sempre fatto in allenamento. Come si raggiungono distanze così grandi? E' merito dell'esperienza". Intanto, è superato il primato della cinese. "Sì, ma tutto è successo così rapidamente che non so se quella distanza (gli 11.84mt, ndr) è con o senza traslocazione. Sai, comunque le cinesi, un po' in tutti gli sport, lo notavo anche prima, come lanciatrice vedente, non si mostrano molto, tendono a lavorare nel riserbo, per poi sorprendere gli avversari nelle gare che contano".
Come sia scattata questa molla del rientro, nella versione paralimpica del getto del peso, è Assunta a raccontarlo, ancora con un pizzico di sorpresa, ma con gratitudine: "E' stata un'operazione congiunta FIDAL/CIP, è stata complice forse anche la vicinanza degli uffici (attigui, quelli delle rispettive sedi centrali di Roma, ndr). Fatto sta che mi hanno proposto di provare. Tutto è stato fulmineo: in un mese, tesseramento e prove lanci al buio. E subito i Campionati. Per fortuna, mi è rimasta ancora un po' di forza nelle braccia". Il ghiaccio è di nuovo sciolto e la sua agenda si è improvvisamente riempita di nuove scadenze: nella corsa verso Londra, ora ci sono un Meeting con i normodotati a Govado, a seguire forse i societari paralimpici a Terni. Poi, sicuramente, tocca ripassare un po' di inglese, ché la ribalta mondiale è tornata ad aspettarla. (a cura del Cip)
(20 agosto 2012)






