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Il Gioco: uno strumento per entrare in relazione con sé e con l’altro

Ieri per la prima volta ho avuto l'opportunità di partecipare ad un corso di animazione per bambini, tenuto da Francesca Tulli e da Giovanni Sansone nella scuola elementare del IX Municipio "Gianni Rodari", sulla disabilita e sul concetto di diversità con l'obiettivo di favorire l'integrazione sociale.
Le classi coinvolte sono quelle della quarta e della quinta elementare. Il percorso di animazione durerà un paio di mesi e si svolgerà con diverse modalità, coinvolgendo anche i bambini in visite guidate in parchi e siti archeologici. Oltre agli organizzatori del corso vi erano Mi?a e Olga, due ragazzi bielorussi della cooperativa Matrioska ed Alessandra e Federico, due ragazzi impegnati nel servizio civile presso la cooperativa Tandem.
Ho colto numerose sensazioni e riflessioni non solo nei confronti di chi teneva l'animazione ma anche nei confronti degli stessi bambini. L'incontro si è svolto in due fasi.
La prima parte è stata tenuta interamente da Francesca, la quale si è concentrata maggiormente sulla disabilità e su quelle che sono le normative europee e le misure adottate per agevolare la fruibilità della persona disabile. Sono stati i bambini in realtà, stimolati dalle domande di Francesca sul percorso avuto con loro lo scorso giugno, a parlarne. Hanno parlato di barriere architettoniche e di barriere culturali e delle loro differenze e di come entrambi, se pur con modalità differenti, possano ostacolare lo spostamento della persona disabile nella sua quotidianità e renderla difficile. Per barriera architettonica, si intende un ostacolo determinato dalla struttura ambientale e logistica della città a differenza di quella culturale, che è invece l'ostacolo determinato dalle persone che vivono in quella città, non rispettando, per disinformazione o per mancanza di sensibilità, le misure adottate come per esempio parcheggiare la propria autovettura in una postazione riservata al disabile etc. I bambini, guidati da Francesca, hanno parlato di che cos'è il percorso Loges ossia della pavimentazione tattile caratterizzata da piccoli solchi nel suolo che facilitano l'orientamento dei non vedenti, dell'alfabeto Braille etc.
Ho visto bambini vivaci, molto attenti ed interessati all'argomento, attivi e sensibili verso questa tematica. Francesca è stata molto brava a gestire le due classi, a sensibilizzarli e a mettere veramente tutti quanti nella condizione di poter partecipare. Ha reso l'animazione leggera e spontanea ma nello stesso tempo efficace e credo non sia affatto semplice gestire una classe di bambini.
Nello stesso giorno sono venuta a conoscenza che lo scorso giugno Francesca, Rocco, Gaia e Giovanni li hanno coinvolti in una gita a Villa Adriana dove hanno fotografato le barriere architettoniche del luogo per poi dare delle valutazioni personali su come abbatterli, insomma trovare, nel loro piccolo, delle soluzioni alternative.
Chiedere ai bambini una partecipazione così attiva durante il percorso credo sia il modo migliore per responsabilizzarli e sensibilizzarli.
La seconda fase è stata tenuta da Giovanni. Questa parte del percorso è stata più incentrata sulla relazione con sé e con l'altro e sul concetto di diversità. Giovanni si è soffermato fin dall'inizio sull'unicità e sull'irripetibilità dell'individuo. Ha parlato di diversità tra gli individui, di vasi comunicanti, insomma di uno scambio alla pari tra le persone dove non esiste uno migliore o peggiore, uno buono o cattivo ma esiste la diversità e non il diverso. Ha sottolineato l'importanza dell'apertura e della fiducia verso l'altro per facilitare lo scambio. Tutto questo è stato portato avanti con dei "giochi" facendoli, per esempio, camminare ad occhi aperti e chiedendo loro di guardarsi negli occhi oppure camminare ad occhi chiusi con la musica correndo il rischio di farsi male e di far male. Giovanni ha lavorato più sulla sfera emotiva dei bambini, stimolandoli a cogliere le proprie emozioni e la propria capacità di capire, sentire e condividere i pensieri e le emozioni dell'altro. Questo si è verificato maggiormente nella parte finale del percorso quando Giovanni, facendo sedere tutti in cerchio quasi ad emulare il concetto di comunità e di agorà, li ha invitati ad esprimere e condividere senza vergogna e paura le emozioni provate durante il percorso "ludico", spiegando il significato dello scambio emotivo, la sua unicità e sottolineando l'importanza che il rispetto e l'empatia hanno in questo contesto. Tutti i bambini hanno voluto esprimersi. Hanno espresso pensieri meravigliosi, c'è chi ha parlato di fiducia come di una dote difficile da trovare, chi ha manifestato la propria vergogna e la propria incapacità a guardare negli occhi, chi la paura di affidarsi ma la cosa più commovente è stata quella di vedere che tutti i bambini erano disposti ad aiutare e sostenere l'altro nel "gioco".
Credo che questi percorsi siano molto importanti per la crescita, instillano nel bambino delle idee che negli anni possono essere elaborate e trasformate in riflessioni profonde e costruttive. Gettano sicuramente le basi per una società basata sul rispetto, sulla comprensione dell'altro e della sua diversità e non sulla strumentalizzazione della diversità dell'altro.
Credo il termine animazione sia riduttivo nel definire questo percorso. Si tratta di un'animazione piuttosto complessa rivolta sì al "gioco" ma costituisce anche una guida e uno stimolo all'introspezione del bambino.


Manuela Taddeo

(1 Novembre 2006)