
Nei giorni 16 e 17 0ttobre, noi ragazzi del Servizio Civile Volontario abbiamo partecipato al Congresso: "Terzo Settore: gli errori, il futuro. Assemblea sulle prospettive dell'impegno sociale".
Al congresso hanno preso parte personalità di questo settore ,quali: Mons. Vinicio Albanesi, Dott. Pierre Carniti, Dott. Marco Vitale, Dott. Wolfgang Sachs e Mons. Giovanni Nervo. Ognuno di questi relatori ha affrontato aspetti diversi nell'ambito del sociale, all'interno dei quali noi abbiamo cercato di inserirci per capire e tirare fuori delle impressioni e delle valutazioni, oltre a delle nostre osservazioni personali al riguardo.
Sul tema dei "Passaggi del Welfare" in Italia negli ultimi Trent'anni, Mons. Vinicio Albanesi si è mosso partendo dalla RIFORMA della SANITÀ e della SICUREZZA SOCIALE del 1978, analizzando le due tematiche nel complesso e separatamente, per vedere cosa è successo. La riforma del 1978 ha avuto il merito di sottolineare due principi: il DIRITTO ALLA SALUTE e la GRATUITA' DELLE PRESTAZIONI (in precedenza tale servizio era diviso tra le Amministrazioni degli ospedali e delle Casse mutue). Il perno della questione sociale è il fatto che la sicurezza sociale non è diventata generale e gratuita, perché è dipendente dalle crisi economiche e a volte è completamente assente. Ascoltando il dibattito ci siamo potuti fare un'idea e siamo giunti alla conclusione che concordiamo con ciò che è stato detto dal relatore, il quale ha affermato che per migliorare la situazione del terzo settore è opportuno lavorare ottenendo il "massimo risultato con il minimo costo", ma ciò sembra essere possibile solo eliminando la disparità tra pubblico e privato. Il sociale segue la filosofia del minimo costo. Le attività del sociale vengono inizialmente affidate alle strutture pubbliche, le quali a loro volta le danno in gestioni ad enti privati a causa della mancanza di fondi. I privati successivamente, si affidano a privati non profit, i quali se ne fanno carico per dimostrare di essere capaci di ottenere risultati anche a bassi costi. Una sfida che, nel tempo, hanno pagato a caro prezzo.
La nostra idea per eliminare la precarietà di questo settore, a causa dei fondi che si esauriscono o che vengono tagliati, sarebbe quella di trovare una collaborazione costante nel tempo tra i privati profit e non profit così da portare al raggiungimento dell'obiettivo sociale.
Nell'aspetto toccato, invece, dal secondo relatore Pierre Carniti, abbiamo avuto una panoramica sul "Terzo Settore e la Politica". E' stato da lui affrontato il rapporto che intercorre fra l'economia, la politica e il sociale. Le risorse investite per la politica e il sociale dipendono infatti dalla situazione economica del Paese.
La nostra riflessione finale è che se l'economia va bene anche la politica e il sociale non subiranno limitazioni; se invece l'economia non dovesse andare bene allora la politica e il sociale ne subiranno le conseguenze portate dalla crisi. Per migliorare la situazione sopra citata, come soluzione, è stata proposta la nascita di una CARTA DEL TERZO SETTORE che specifichi meglio le funzioni, i diritti, i doveri e le spese comparandole a livello internazionale; le premesse per realizzare questa carta ci sarebbero, però ancora il mondo politico non ha saputo coglierle pienamente.
La trattazione del terzo relatore Marco Vitale, si è tenuta su "L'Economia, l'Illusione dei Piccoli Imprenditori". Quest'ambito ha racchiuso l'organizzazione del settore sociale con fini immediati, ma non a lungo termine, fenomeno che rovina la rete sociale. Questo è stato uno dei maggiori aspetti sul quale si è dibattuto, in quanto la nostra attenzione si è focalizzata su due punti fondamentali: il primo è che il terzo settore si cerca di occupare di quei compiti che lo Stato gli lascia, il secondo punto è quello del "si" all'organizzazione, ma anche ad una motivazione reale. La difficoltà nello svolgimento di questi compiti sta ad esempio nella precarietà,che consiste nella mancanza di fondi da investire da parte dello Stato. Come avevamo già visto con Mons. Vinicio questo porta, il più delle volte, a creare difficoltà a queste organizzazioni. Per quanto riguarda l'organizzazione invece, la credibilità e l'affidabilità sono necessarie per avere una buona efficienza del sociale. Le organizzazioni sociali, infatti, si caratterizzano e si distinguono in funzione dei loro obiettivi ma in ogni organizzazione ci devono essere prassi organizzative e manageriali che si possono e si devono applicare senza però perdere la propria identità specifica.
In merito alla motivazione reale possiamo dire che è importante per chi opera nel sociale, perché è legata a sentimenti quali l'amore e la generosità, ma cosa più importante alla gratuità del servizio e agli "amici del volontariato" che lo svolgono. Ci siamo rimasti a lungo su questo punto, perché ci ritroviamo in prima persona nel concetto della motivazione reale. Sostanzialmente perché le parole "amici del volontariato" rispecchiano ognuno di noi che svolge questo servizio, non per un guadagno economico ma perché crediamo nel valore dell'aiuto che si dà al prossimo e che ci porta non solo ad ascoltare ma anche a imparare dalle difficoltà dell'altro qualcosa che potrà sicuramente esserci utile in futuro.
Wolfgang Sachs, quarto relatore, ha preso in esame il Premio Nobel all'Economia, dato ad una donna, Elinor Ostrom. Quest'ultima è stata definita teorica del settore perché la sua idea consiste nel vedere oltre l'ideologia del mercato, spostando prevalentemente lo sguardo sull'economia delle relazioni e sull'aspetto della cooperazione e dei diritti umani. Altri aspetti trattati dal relatore sono le tre componenti del mercato: lo Stato che pianifica, il Mercato che favorisce la competizione e le Comunità che apportano reciprocità e solidarietà. E' stato poi analizzato più approfonditamente il concetto di mercato attraverso l'utilizzo di un esempio: in Senegal esistono due tipi di imbarcazioni, ovvero le barche di legno dei piccoli pescatori ed enormi navi molto attrezzate per la pesca dei grandi pescatori. I piccoli pescatori si nutrono della loro pesca ma non gli rimane nulla come risorsa da vendere e quindi non svolgono alcuna economia; i grandi pescatori invece hanno un enorme mercato e quindi tolgono risorse e sostentamento ai piccoli pescatori. Tutto ciò rappresenta la situazione mondiale, cioè il piccolo pescatore rispecchia la povertà in quanto pesca solo per la propria sopravvivenza senza che gli rimanga altro da investire, mentre la ricchezza è rappresentata dal grande pescatore che ha sia per il proprio sostentamento che per investire nel mercato determinando quindi la povertà dell'altro. L'opera del terzo settore dovrebbe essere incentrata sul far notare al mondo questa interfaccia povertà-ricchezza, per poi proporre rimedi a questa situazione.
Secondo noi una possibile idea sarebbe quella di una cooperazione tra il grande imprenditore che potrebbe dare dei mezzi anche al piccolo imprenditore affinché possa anch'esso sviluppare una piccola economia.
L'ultima parte è stata affrontata da Don Giovanni Nervo, il quale si è soffermato sull'aspetto dell'ambiguità del Terzo Settore. Ovviamente, noi abbiamo subito capito quest'aspetto attraverso l'analisi della funzione del volontario che consiste in quello che è anche stato affermato da Marco Vitale e cioè che la funzione del volontario è composta da elementi quali l'amore, l'altruismo la gratuità del servizio. Infatti noi nel quotidiano ci rendiamo conto dell'importanza di questi tre fattori senza i quali non si potrebbe dare un buon servizio, perché non si riuscirebbe ad aiutare l'altro in una qualsiasi cosa o richiesta che ci possa fare.
In conclusione, ci sentiamo di dire che questo congresso è stato un tassello che servirà a completare il nostro puzzle di questo fantastico anno che ci aspetta, visto che i presupposti ci sono tutti.
(Francesca Curti e Daniele Murgiano)
Se vuoi leggere gli atti del Convegno, consulta il sito www.presenzesociali.org




