
L'incontro con i territori, con la ri-scoperta e la decodifica degli antichi saperi delle Comunità locali, con il disvelamento dei miti e delle costruzioni fantasmatiche dei nuovi ospiti stranieri, avverrà attraverso la descrizione ed il racconto del reticolo di relazioni, vecchie e nuove, che avvengono tra le genti.
A tal fine, si partirà dalla lezione di Clifford Geertz, uno dei primi studiosi a coniugare le nozioni di locale e globale, coniando il neologismo "glocale", a sottolineare la necessaria interconnessione esistente oggi tra i mondi, non solo tra le Nazioni grandi e piccole, ma soprattutto tra le specifiche e peculiari visioni di ciascuna persona umana, da qualunque Nazione provenga, a superamento anche del pregiudizio che l'appartenenza ad una Nazione porti all'esistenza di individui identici culturalmente.
Ciascuna persona umana è portatrice di una propria specifica e peculiare cultura.
Clifford Geertz propone un nuovo modo di intendere il concetto di cultura.
Egli ribalta l'idea antropologica classica, ovvero quella di cercare la funzionalità o la strutturalità dell'oggetto studiato (funzioni e invarianti), per creare una metodologia di approccio e di studio diverse.
Si propone di intendere la cultura come una rete simbolica interpretativa della realtà.
In una realtà similmente intesa è possibile calarsi nella rete di simboli attraverso uno scavare, una analisi stratigrafica, thick description secondo la terminologia geertziana, e scoprire come non si possa più parlare di comparse e scomparse, ma sempre comunque di giustapposizione continua di forme; il superamento dell'idea di sostituzione repentina di un sistema con un altro, con la conseguente trasformazione di valori e strutture simboliche, negando quindi a livello culturale un effetto di feed-back o comunque di possibilità di una dinamica culturale, di un divenire continuo del tutto nella parte e viceversa.
Possiamo evidentemente parlare, in senso lato, di una continua liminalità, più che nel senso di zone, prese anche sempre più ristrette, a sottolineare passaggi e transizioni da uno stato ad un altro, come momenti ravvicinati, o addirittura sovrapposti, di crisi mondana e, quindi, di esplosione e ricristallizzazione intorno a forme antiche con elementi nuovi.
L'antropologia interpretativa ci rimanda, con il termine con cui si designa, alla filosofia ermeneutica, cioè alla filosofia della crisi (quella per intenderci del Novecento, di Hydin, di Heidegger, Russerl, Richter ed il "conflitto delle interpretazioni"), con l'acquisizione del fatto che il soggetto non è uno, ma più soggetti sono uno, ognuno siamo pluralità di io (affermazione importante per l'antropologia medica, che porta anche all'acquisizione conseguente e contrapposta della pluralità di corpi).
Affermare la non unità del soggetto, la non unità di letture, in un gioco di circolazione ermeneutica, porta a muoversi in modo tale che la tendenza è guardare non i funzionamenti, ma le zone d'ombra dei funzionamenti (come la malattia).
Come è ben esemplificato dal saggio "Note sul combattimento dei galli a Bali", se si considera una qualunque struttura simbolica sostenuta collettivamente come mezzo "per dire qualcosa di qualcosa", allora ci si trova di fronte ad un problema non già di meccanica sociale, ma di semantica sociale.
In questo ambito di idee, si ha un'estensione dell'idea di testo, al di là del materiale scritto e perfino al di là di quello verbale, anche se metaforico.
Nel caso in questione del saggio sul combattimento dei galli, trattare la situazione come testo significa porre in evidenza una sua caratteristica, che, il trattarla come rito o come passatempo, tenderebbe a mettere in ombra: il suo uso dell'emozione per scopi conoscitivi.
Il combattimento dei galli balinesi diviene allora una lettura balinese dell'esperienza balinese, una storia che i balinesi si dicono su se stessi.
È quel momento di liminalità in cui tutte le emozioni e le opposizioni conscie ed inconscie vengono portate alla massima esasperazione, una momentanea discesa nel non-essere, che il balinese non vive come imitazione della frammentazione della vita sociale balinese e nemmeno come sua raffigurazione o espressione di essa, ma come esempio accuratamente preparato.
La sua funzione non è né di placare le passioni sociali né di sublimarle, ma di mostrarle in un'atmosfera di piume, sangue, folle e denaro.
Quasi un ribadire un microcosmo rispetto ad un indefinito macrocosmo.
Al termine della sua thick description sul combattimento dei galli, Geertz, a suggello della esposizione della sua teoria interpretativa, conclude dicendo che la cultura di un popolo è un insieme di testi, anch'essi degli insiemi, che l'antropologo si sforza di leggere sopra le spalle di quelli a cui appartengono di diritto.
Le società, come le vite umane, contengono la propria interpretazione.
Si deve solo imparare come riuscire ad avervi accesso, schiudendo la possibilità di un'analisi, che si attenga alla loro sostanza, piuttosto che alle formule riduttive, che pretendono di spiegarle.
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