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Disabili e media: né mostri né fenomeni

Dai reality show con concorrenti disabili alla scelta coraggiosa di alcuni canali televisivi inglesi di "fare cultura" puntando su presentatori con disabilità. La riflessione di Matteo Schianchi sui tentativi dei mezzi di informazione di introdurre la disabilità nella "società dello spettacolo"

disabili in Tv

ROMA - La disabilità in prima pagina sui giornali o in tv fa discutere, a volte provoca indignazione o scandalo e proteste, altre volte addirittura spettacolo. Dal battage mediatico sul ragazzo disabile in treno senza biglietto ai reality show con la presenza di concorrenti disabili, il nuovo post di Matteo Schianchi fa una lettura di come appare la disabilità agli occhi dei media, le scelte degli editori e l'impatto sul grande pubblico. Ma tra alcuni esempi di quello che Schianchi definisce "modi di introdurre la disabilità in quella che un mirabile testo di quarant'anni fa chiamava ‘società dello spettacolo'", ci sono anche tentativi "efficaci per fare informazione e cominciare a fare cultura". E stavolta è la Gran Bretagna a salire in cattedra.

È il caso della presentatrice della Bbc priva di un avambraccio, scelta tra centinaia di candidate per condurre un programma per bambini. Nonostante le proteste dei genitori, la scelta della presentatrice è stata sostenuta dall'emittente. Stesso caso per il canale televisivo Five, che per una settimana ha fatto leggere le notizie del tg di mezzogiorno da un uomo col volto sfigurato a causa di un incidente stradale. "Le persone con disabilità coinvolte non sono né mostri né fenomeni - scrive Schianchi -, fanno cose "normali" senza dover parlare di sé, delle difficoltà, dei pregiudizi. Fare cultura, promuovere certe modalità di fare programmi è una scelta, coraggiosa, ma è sempre una scelta. Invocare il dittatore dell'audience e le immancabili questioni economiche è invece un paravento che nasconde la mancata volontà di fare alcunché sui temi della disabilità e l'incapacità di pensare eventi mediatici fuori dai soliti codici". E in Italia? Ci sono codici da aggiornare? Il post si chiude con una domanda aperta dell'autore: "Quali sono gli "esiti culturali" del caso di Gerri del Grande Fratello presentatoci come un modo per affrontare la disabilità in tv?". A voi la possibilità di commentare ed esprimere la vostra opinione sul blog "La Terza Nazione del mondo".

(14 gennaio 2010)