Al via il nuovo blog di SuperAbile: l'autore è Matteo Schianchi, autore di "La terza nazione del mondo", uno fra i saggi più brillanti in materia di disabilità. Nel primo post una riflessione sulla disabilità come effetto collaterale della nostra società: "Basta con il fintamente rispettoso diversamente abili"

ROMA - Messe tutte insieme, le persone con diversi tipi di disabilità popolerebbero la terza nazione più numerosa del mondo, dopo Cina e India. Parte da qui, da quella considerazione divenuta anche il titolo del suo libro, il cammino di Matteo Schianchi come autore del nuovo blog che prende il via su SuperAbile: "La terza nazione del mondo". Trentanovenne, laureato in storia contemporanea, studia storia sociale della disabilità all'Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi: svolge attività di ricerca storica e lavora come traduttore di saggistica. Prima di pubblicare per Feltrinelli "La terza nazione del mondo. I disabili tra pregiudizio e realtà", ha partecipato agli Europei e Mondiali di nuoto con la nazionale italiana di sport disabili.
Nel suo primo post, Schianchi ricorda che secondo le stime delle Nazioni Unite sono 650 milioni i disabili nel mondo, oltre il 10% della popolazione mondiale. "Solo vent'anni fa - scrive - erano 500 milioni, meno del 10% della popolazione mondiale di allora". Schianchi afferma che "la disabilità è sempre di più uno degli effetti collaterali della società in cui viviamo", che "è necessario prevenirla il più possibile, affrontarla fornendo risposte adeguate a questa popolazione, costruire piene forme di inclusione".
Delle persone disabili Schianchi dice che si tratta di "una popolazione varia e molto eterogenea, che per comodità, ma solo per comodità, identifichiamo con il termine disabilità: una parola unica che mette insieme individui con disabilità sensoriale, altri con una intellettiva, altri con una fisica e altri ancora con un disagio psichico". "Eppure - spiega - sono tutti individui diversi tra loro: anche a parità di tipo di disabilità, ciascuno è diverso dall'altro, come lo siamo tutti. Basta, dunque, con il fintamente rispettoso "diversamente abili". La diversità è la cifra dello stare al mondo di ciascuno di noi, non della popolazione composta dalle persone con disabilità".
Le persone disabili sono "persone in senso pieno, completo e non soggetti o cittadini "figli di un dio minore": per questo è necessario rispondere alla loro specifica condizione non solo in termini di bisogni, ma soprattutto di diritti. E - conclude l'autore - "sono soggetti che, in modo diverso e a causa non delle loro disabilità, ma degli sguardi e delle relazioni che si instaurano con loro (e loro stessi hanno con se stessi), sono vittime di forme di stigmatizzazione, esclusione e discriminazione". Vai qui per commentare il post.
(23 novembre 2009)





