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Francisco nel metrò: quando il lieto fine è una conquista

Il rispetto della dignità non come diritto, ma come conquista. Nel nuovo post di Matteo Schianchi la vicenda del giovane Francisco, che vive con la sindrome di Asperger, e del suo viaggio durato 11 giorni nella metropolitana di New York. E una riflessione sulle maggiori difficoltà dello stigma doppio o triplo...

una persona sola nella metropolitana di New York

ROMA - Un lieto fine, ma che fa riflettere, perché il rispetto della dignità è spesso una conquista, più che un diritto. Anche e soprattutto quando bisogna fare i conti con stereotipi e pregiudizi che raddoppiano o triplicano. E' una storia "molto natalizia" (anche se avvenuta in pieno novembre) quella che Matteo Schianchi sceglie per il nuovo post del suo blog "La terza nazione del mondo".

Schianchi racconta di "un ragazzino di 13 anni che ha trascorso 11 giorni sotto la metropolitana di New York: dormiva sui treni, mangiava merendine e patatine comprate con i 10 dollari che aveva in tasca. Era irreperibile. Aveva staccato il cellulare e scappava poiché temeva le reazioni della madre ad un brutto voto preso a scuola".

Il ragazzo in questione, dice Schianchi, si chiama Francisco ed è affetto da una specifica forma di autismo, la sindrome di Asperger. E' rimasto undici giorni sotto il metrò senza che nessuno si accorgesse di lui, senza che le autorità avviassero la procedura di ricerca delle persone scomparse. Anche perché - ecco il doppio stigma - è figlio di immigrati messicani: insomma, è straniero, oltre che disabile. Hanno iniziato a cercarlo - scrive Schianchi - "dopo sei giorni e solo su pressione del consolato e dei media messicani: non valevano a nulla le richieste in un inglese stentato della madre". Alla fine il ragazzo, ritrovato in buone condizioni, è tornato a casa. Lieto fine, dunque. Proprio come quelli delle storie natalizie che tanto "ci rassicurano".

Eppure - riflette Schianchi - situazioni simili fanno comprendere come "quando si ha una disabilità si è spesso catapultati in situazioni in cui diritti e dignità sono qualcosa da lieto fine" e in cui nel migliore dei casi, si tratta "di una conquista e non di un diritto". Situazioni drammatiche che si acuiscono quando appunto si subisce un doppio stigma (disabili e stranieri) o un triplo stigma (aggiungendo la discriminazione di genere: donna, disabile e straniera). E' proprio così? Ci sono casi come questi da raccontare? Esperienze vissute in prima persona? Commenta anche tu il post.

(22 dicembre 2009)