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La lettera

Il rinnovo della patente: storia da un paese civile?

Ci scrivono Gianmarco e Alida per raccontare la vicenda capitata loro in occasione dell’adempimento burocratico: come far diventare difficili le cose facili. “Ogni giorno cerchiamo di superare per quanto ci è possibile i limiti che il corpo ci impone, ma troppo spesso le nostre speranze vengono disilluse”.

Una patente di guida

Gentile redazione,

Disabili di tutto il mondo venite in Italia! L'Italia è un paese in cui i diritti dei soggetti più deboli vengono rispettati, in Italia un disabile può avere una vita dignitosa, i servizi sono efficienti, l'inserimento nel mondo del lavoro è garantito a tutte le persone disabili in grado di svolgerlo, le pensioni d'invalidità permettono di vivere dignitosamente e i genitori possono trapassare "a miglior vita" certi che i loro figli saranno tutelati al meglio anche senza di loro.

Sarebbe bello e soprattutto farebbe onore al nostro Bel Paese se fosse così, invece ce la passiamo proprio maluccio.La realtà è che la persona disabile è vista come un costo sociale di cui nessuno si vorrebbe far carico, un fardello pesante che richiede un elevato grado di maturità sociale, che noi non possediamo.

Il diritto a una vita indipendente, nei limiti delle proprie possibilità, è pura utopia per gran parte delle persone con disabilità, a tal proposito vorrei raccontare una piccola esperienza. Mi chiamo Gianmarco ho 35 anni, sono affetto da una malattia grave degenerativa, la sclerosi multipla, nonostante la mia disabilità riesco ancora a camminare per pochi metri con l'ausilio di due bastoni canadesi o con la carrozzina se il tragitto da compiere è più lungo, posso guidare grazie alle modifiche apportate alla mia vettura e continuo a lavorare.

Qualche giorno fa, dovendo rinnovare la patente speciale, sono andato al presidio sanitario della mia ASl, quel giorno io e mia moglie abbiamo preso due ore di permesso dal lavoro, siamo arrivati al presidio alle 12.30 ed abbiamo trovato alcune persone già in attesa, mia moglie si è messa in fila, faccio presente che l'ingresso del presidio si trova su strada, l'impiegato ha aperto al porta alle 13.30 ed una volta entrata mia moglie ha preso il numero d'ordine con il quale poi sarebbe stata chiamata a partire dalle 14.30.

Quando è arrivato il nostro turno mia moglie è entrata nella stanza ed ha trovato due impiagati uno dei due ha chiesto il n. della mia patente, ha voluto vedere il codice fiscale ed ha trascritto a mano i miei dati su di un foglio, l'altro stava con le braccia conserte. Il tutto si è concluso in tre minuti considerando anche il tempo che ha impiegato l'addetto a prendere gli appuntamenti per fissare la data e consegnare a mia moglie i bollettini da pagare, conclusione, due ore di permesso, due ore di fila e 38 euro da pagare, che vi assicuro pagherei più volentieri se questo rinnovo non mi fosse già costato tanto.

A questo punto mi chiedo, perché solo per prendere un appuntamento si è costretti ad una simile trafila? Nell'era dell'informatizzazione non può esistere un altro sistema? magari utilizzando una banca dati, ed un telefono? e chi non ha nessuno?

Ogni giorno cerchiamo di superare per quanto ci è possibile i limiti che il corpo ci impone, ci sforziamo di vivere "normalmente" , ci alziamo la mattina con la speranza di incontrare sul nostro cammino meno ostacoli del giorno precedente, confidiamo di non trovare il solito incivile che ha parcheggiato la macchina al posto disabili o davanti alle rampe di accesso dei marciapiedi se non addirittura sul marciapiede stesso, troppo spesso le nostre speranze vengono disilluse ed ogni volta la disillusione è più cocente.

Mi auguro che un giorno, non troppo lontano, l'Italia che fa parte dell'Unione Europea, che è considerata un paese industrializzato diventi anche un paese civile.

Gianmarco e Alida

(25 gennaio 2007)