Marina ha 15 anni, frequenta la terza media presso l´Istituto comprensivo di Pomarico (Matera) e vive su una sedie a ruote. Insieme ai suoi compagni di classe avrebbe dovuto partecipare ad una gita scolastica a Potenza lo scorso 16 maggio, invece è rimasta da sola in classe con la sua assistente

MATERA - Marina ha 15 anni, frequenta la terza media presso l´Istituto comprensivo di Pomarico (Matera) e vive su una sedie a ruote. Insieme ai suoi compagni di classe avrebbe dovuto partecipare ad una gita scolastica a Potenza lo scorso 16 maggio, invece è rimasta da sola in classe con la sua assistente. Il fatto è denunciato da Michele Colasuonno, presidente dell´Associazione "Dumbo" di Matera (http://www.associazionedumbo.it) che, grazie al racconto dei familiari della ragazza, ha ricostruito il triste episodio. Marina e la sua famiglia avevano provveduto ad adempiere a tutte le incombenze necessarie per la partecipazione della ragazza alla gita, verificando anche, presso la scuola, la disponibilità di un mezzo di trasporto idoneo. Ma, a solo due giorni dalla partenza, arriva la notizia che la ragazza non potrà partecipare alla gita per mancanza di un mezzo di trasporto adeguato alle sue esigenze. Alle proteste della famiglia, il Preside decide di annullare la gita, suscitando così le rimostranze del resto della scuola. La vicenda non si conclude qui, ma ha un finale a sorpresa: il giorno stabilito, senza alcun avvertimento, la classe parte in pulman per Potenza, lasciando Marina in classe da sola con la sua assistente.
"Come è possibile fare ´integrazione´ in una scuola dove manca una cultura in tal senso? - si chiede il presidente dell´Associazione Dumbo" - Dove ancora una volta la disabilità è vista come un ´peso´ ed un ´intoppo´? Dove si sovraccaricano le famiglie di responsabilità? Dove si considera la disabilità e non il bene della persona?"
"Noi famiglie - continua Michele Colasuonno - non possiamo tollerare le scelte inumane, mortificanti la persona e discriminanti e chiediamo che si faccia chiarezza su questo episodio, perché vengano fuori le responsabilità. Non sarebbe giusto tollerare l'indifferenza e l´insensibilità, né tanto meno il vuoto pietismo, di cui non c'é alcun bisogno." (Valentina Manco)
Di seguito il testo completo della lettera
Scuola = Educazione?
"Come possiamo affidare il processo educativo e culturale dei nostri figli a chi, pur essendovi preposto istituzionalmente, ne elude i canoni elementari?"
Questa è la domanda che emerge ascoltando Antonio e Rita che raccontano l'ennesimo episodio di ingiustizie a cui spesso i disabili e le loro famiglie sono sottoposti e che, in questo caso, li ha visti protagonisti insieme con la loro figliola Marina (15 anni, scuola media; stesse aspirazioni, stessi desideri, stessi sogni di ogni ragazza della sua età). Stesse possibilità di vita, seppur condotta su di una sedia a rotelle? Pensiamo di NO!
Dove le difficoltà? Dove i muri? Dove le barriere per lei, Diversamente Abile?
Ma ascoltiamo il racconto di Antonio e di Rita
Per la classe 3B dell'Istituto Comprensivo nel paese di Pomarico (di cui Marina fa parte) viene organizzata un'uscita Didattica presso il Trend Expo nella città di Potenza: è prevista per il giorno 16 di maggio; per parteciparvi, però, agli alunni è richiesto il consenso dei genitori. Marina, da ragazza attenta e sensibile quale è, rientrando a casa consegna ai suoi il modello di autorizzazione e che loro, prontamente, rimandano a scuola compilato e firmato. Rita, da buona mamma, conoscendo bene i problemi della propria figliola e le sue necessità, si reca a scuola per assicurarsi che tutto sia stato pianificato (compreso il mezzo di trasporto), ricevendo ampia assicurazione. Se non che, il giorno 14 (due giorni prima della partenza) le insegnanti comunicano l'impossibilità che Marina possa partecipare con loro all'uscita didattica per mancanza di un idoneo mezzo di trasporto.
Questa notizia getta sgomento nella classe e soprattutto in Marina, che si vede ancora una volta "handicappata!"; "impossibilitata", cioè, a condurre una vita quasi "normale". Rita apprende questa nuova realtà dalla stessa figliola in lacrime. Recatasi presso l'istituto scolastico il Preside le spiega che l'incidente è accaduto perché "non si erano resi conto che anche Marina avrebbe partecipato"; riconoscendo l'errore commesso, cerca di rimediare ma non trovando nessuna soluzione, decide di annullare l'uscita didattica. La decisione viene contestata e accolta a malincuore da tutta la classe (da Marina, soprattutto, perché vede svanire una rara possibilità di vivere un'esperienza nuova, fuori dal solito contesto nel quale giornalmente trascorre la sua travagliata, seppur giovane, vita).
Ma per il resto della classe è una delusione di breve durata perché arrivato il giorno 16, come da programma, alle ore 09:00 gli insegnanti comunicano agli alunni di prepararsi a partire per Potenza; l'unica che rimane a scuola è Marina che, in lacrime, vede andar via i suoi compagni; rimasta sola con la sua assistente, telefona immediatamente alla sua mamma perché la vada a prendere.
Come è possibile che in una Società in cui le discriminazioni vengono bandite e in cui le pari opportunità pongono i cittadini e i loro bisogni in cima all'attenzione alla persona, oggi di superamento dell'handicap si parla con tanta sollecitudine ma non con altrettanto impegno concreto?
Certo si rimane ancora una volta gelati dalla superficialità con cui si affrontano le situazioni che vedono coinvolte le persone con disabilità:
· Il Preside che dimentica di avere in carico, in quella classe, una persona diversamente abile;
· L'Insegnate che colpevolizza Marina e la sua famiglia per il rischio di privare la classe dell'uscita didattica.
Se il senso civico è assopito o assente, noi Associazione dumbo-onlus di famiglie e persone con disabilità, rivendichiamo quanto è sancito dalle leggi (in particolare dalla legge 104/92), in termini di "tutela , integrazione e diritto allo studio", nonché di "opportunità e qualità della vita".
Come è possibile fare "integrazione" in una scuola dove manca una cultura in tal senso? Dove ancora una volta la disabilità è vista come un "peso" ed un "intoppo"? Dove si sovraccaricano le famiglie di responsabilità ? Dove si considera la disabilità e non il bene della persona?
Noi crediamo e diciamo con forza che di fronte a risposte simili,il vero problema è SOCIALE e NON FAMILIARE, e noi famiglie non possiamo tollerare le scelte inumane, mortificanti la Persona e discriminanti e chiediamo che si faccia chiarezza su questo episodio, perché vengano fuori le responsabilità.
Non sarebbe giusto tollerare l'indifferenza e l'insensibilità, né tanto meno il vuoto pietismo, di cui non c'é alcun bisogno.
31 maggio 2007
Michele Colasuonno
(Presidente Associazione Dumbo onlus)




