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Inchiostro - La rubrica di Claudio Imprudente

Claudio Imprudente: "Le conversazioni? Sono dei libri mai finiti"

Esce in libreria "Conversazioni imprudenti sulla diversità", edito da Effattà. Una raccolta di lettere e articoli del presidente del Centro di documentazione handicap (Cdh)

la copertina di

ROMA - Le conversazioni sono dei libri mai finiti...finché qualcuno non ti chiede di pubblicarne uno che le contenga. O almeno ci provi. Da quando collaboro con il "Messaggero di sant'Antonio", da quattro anni ormai, ho ricevuto una enorme quantità di lettere di risposta da parte dei lettori della rivista di Padova. Un po' per orgoglio, un po' per un indefinito intento di conservazione/documentazione, ho cominciato da subito a salvarle in una cartella dedicata, catalogandole in base all'articolo che le aveva ispirate o al quale espressamente facevano riferimento. Scrivevo già da anni per altre testate, cartacee o web, ma mai il ritorno da parte dei lettori era stato così sostanzioso, in termini numerici e di interesse e qualità delle risposte. C'erano altre differenze rispetto ai lettori cui ero abituato: in questo caso, infatti, erano decisamente più eterogenei, per età, professione, estrazione sociale, desideri, soggettività...: dalla ragazza che ha teneri "problemi di cuore", al professore inviperito per i trattamenti riservati all'istruzione pubblica, al gay che in modo non riconciliato affronta la sua diversità, al padre che ha difficoltà di comunicazione con il figlio... Erano lettere appassionate, ironiche, problematiche, critiche nei miei stessi confronti.

Mano a mano che mi accorgevo della varietà dei lettori, anche io, forse inconsapevolmente, allargavo lo spettro dei temi che affrontavo. Ho trattato argomenti che vanno ben al di là della disabilità: questa, infatti, si inseriva all'interno di altri discorsi, così come si poneva la necessità di affrontare argomenti "altri" in quegli articoli in cui era la disabilità il tema principale. Questo nella convinzione che la disabilità non sia qualcosa di separato dal mondo, non riguardi persone che vivono altrove, non debba neanche essere affrontata soltanto a partire da concetti e categorie strettamente propri. La disabilità ci dice del mondo e il mondo ci dice della disabilità. L'uno illumina aspetti dell'altra, e viceversa. L'aspetto più interessante è che questa interazione e questo dialogo non avvengono senza fratture e attriti e che sono proprio i punti di frizione e rottura a mostrare la realtà delle cose e ad aprire spazi per il ragionamento. Comunque, le lettere ricevute sono state e continueranno ad essere l'occasione per approfondire l'argomento di partenza e valutare la ricchezza, l'opportunità e la necessità delle varie opinioni su ogni questione.

Ma di cosa sto parlando? La casa editrice Effatà ha pubblicato da poco (e giusto in tempo per la strenna natalizia) un libro che raccoglie queste lettere insieme, ovviamente, agli articoli cui si riferiscono. E', soprattutto, da parte mia, un modo per restituire al lettore l'importanza del suo ruolo nella definizione di un giornale, il «Messaggero di sant'Antonio», e, in questo caso, di un libro.

Peraltro, ho sempre ritenuto imprescindibile questa ricaduta pubblica del fare informazione. Una buona informazione è in grado di migliorare la qualità della vita, ma per essere tale non può caratterizzarsi come flusso di dati e notizie che da un punto va ad un altro. Necessita, invece, di confronto, scambio, rielaborazione e collaborazione.

Consapevole, infatti, della "parzialità" (non faziosità) di quello che scrivo (che tutti scrivono), sento la necessità che siano altri, i lettori, a comporre insieme a me i pezzi, infiniti, di un discorso sulle cose. E non solo che possano avvalersi della competenza del giornalista per accedere alla conoscenza di un determinato oggetto.

E' alla luce di queste considerazioni, a mio avviso, che "Lettere imprudenti sulla diversità. Conversazioni con i lettori del Messaggero di sant'Antonio" acquista un valore particolare, raccontando di un modo preciso di fare informazione e portando, per una volta, "a galla" anche il lavoro sotterraneo, nascosto dell'attività giornalistica (o almeno di una modalità, tra le tante, di interpretare questo compito). Non mi resta che augurarvi buona lettura, se deciderete di acquistare il libro. E che dire? Quest'anno nessun articolo natalizio, ma un libro adatto ad albero e presepio....

Auguro, allora, a tutti un Buon Natale e un felice 2010.

Per rispondere (agli auguri), potete scrivere come sempre a claudio@accaparlante.it o cercare il mio profilo su Facebook.

Claudio Imprudente

(11 dicembre 2009)