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Inchiostro - La rubrica di Claudio Imprudente

Profezie di pace ed integrazione…tra carrozzine ed arsenali

Una riflessione sull’Arsenale di pace, sede del Sermig, e la sedia a ruote: “L’attenzione che metto nella cura della mia carrozzina non è motivata da vanità, è invece un modo per esprimere visivamente e comunicare ad un livello immediato un ribaltamento di segno”

imprudente

La scorsa estate sono stato invitato dal Sermig per tenere un corso di formazione piuttosto articolato e rivolto a gruppi diversi per età e formazione. Non so se conoscete già il Sermig, ma vale la pena descrivere che luogo è e di cosa si occupa.                        

Il Servizio Missionario Giovani (Sermig, appunto, www.sermig.org) è nato nel 1964 da un'intuizione di Ernesto Olivero e da un sogno condiviso con molti: sconfiggere la fame con opere di giustizia e di sviluppo, vivere la solidarietà verso i più poveri e dare una speciale attenzione ai giovani, cercando insieme a loro le vie della pace. Dai "Si" di giovani, coppie di sposi e famiglie, monaci e monache è nata la Fraternità della Speranza. Le attività svolte dal Sermig sono molteplici, dalle azioni umanitarie in tutto il mondo (quasi tremila in ottantanove paesi), alla scuola per artigiani restauratori, al laboratorio del suono, che è accademia e centro di produzione musicale, identificando  nella musica un linguaggio davvero universale. E tante altre iniziative, per scoprire le quale vi consiglio di farne esperienza diretta o semplicemente di trascorrere lì qualche giorno.

Ma lì dove? Pazientate: quello che mi interessa di più, in questo articolo, è proprio la sede del Sermig, a Torino. Il cui nome potrebbe sembrare frutto della fantasia umana, alla ricerca di un ossimoro efficace e denso di significato, e invece descrive in modo realistico quello di cui effettivamente si tratta.              

L' Arsenale della Pace, questo il nome della sede, era un'antica fabbrica di armi in disuso che, dal 1983, il lavoro gratuito di tanti ha trasformato in una "profezia di pace", un monastero metropolitano aperto a tutti 24 ore su 24. E' un punto di incontro tra culture, religioni diverse per conoscersi, dialogare, camminare insieme. E' un riferimento per i giovani che hanno voglia di dare un senso alla propria vita. E' una casa aperta a chi cerca un soccorso: madri sole, carcerati, stranieri, persone che hanno bisogno di cure, di casa, di lavoro. E' anche un luogo di preghiera dove chiunque può sostare, incontrare il silenzio e Dio. E' un luogo dove ognuno può restituire qualcosa di sé in tempo, professionalità, beni spirituali e materiali. E', infine, un luogo esteticamente molto curato e allo stesso tempo sobrio, abbellito da opere d'arte per offrire a tutti, anche ai più miseri, la possibilità di venire a contatto con ciò che è bello.

Durante i giorni che ho passato al Sermig, molti ragazzi si fermavano e si complimentavano con me per la bellezza della mia carrozzina: per gli adesivi che vi ho attaccato; per le borsette nelle quali conservo agenda, telefono e portafoglio; per i cerchioni delle ruote che coprono quelli originali con dei disegni serigrafati dai colori e dalle forme molto divertenti e accesi, vivi, di cui, va da sé, vado fierissimo.

Pensavo che in fondo si tratta di un'operazione molto simile a quella realizzata da Ernesto Olivero e dalle persone con cui ha condiviso la riconversione dell'Arsenale: da arsenale di guerra e fabbrica di distruzione ad Arsenale di Pace. Hanno letteralmente cambiato di segno ad una struttura, si direbbe quasi in modo beffardo, rispetto alla destinazione che aveva precedentemente. Da strumento di distruzione (l'arsenale), da "sedia elettrica", strumento che allontana (la carrozzina), a strumento di integrazione. Da luogo e oggetto chiuso a luogo e oggetto aperto.                                    

L'attenzione che metto nella cura della mia carrozzina non è motivata da vanità, è invece un modo per esprimere visivamente e comunicare ad un livello immediato un ribaltamento di segno. La carrozzina è in modo evidente associata ad una condizione di privazione, immobilità, necessità di sostegno, mancanza di autonomia. Mancanza di scelta, anche, e quindi di personalità. Io, invece, voglio mostrare la mia soggettività anche attraverso di essa che, non ho paura a dirlo, è una parte ineludibile di me. Tento di cancellare con il "bello" i connotati negativi che la seguono come un'ombra e tento di esprimere me stesso anche attraverso di lei, essendo le due cose imprescindibili l'una dall'altra.             E voi? Quanti arsenali avete disarmato? Quante carrozzine siete riusciti ad abbellire e di quante avete fatto uno strumento di integrazione? Scrivete i vostri gesti "rivoluzionari" a claudio@accaparlante.it o cercate il mio profilo su Facebook.

Claudio Imprudente

(30 ottobre 2009)