Riceviamo e pubblichiamo una lettera aperta indirizzata dal signor Ennio Balsamo al presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, e all'assessore regionale alla Solidarietà, Elena Gentile: "Ho chiesto un elavatore per disabili e dopo tre anni di attesa mi sento dire di ripresentare la domanda"

FOGGIA - "Sono trascorsi quasi tre anni da quando il sottoscritto, disabile totale e permanente, - senza l'uso degli arti inferiori e superiori, nonché della voce - ha presentato al Comune di Foggia, a tanto delegato dalla Regione Puglia, domanda tesa ad ottenere dalla Regione il contributo per la installazione di un elevatore per disabili nel mio alloggio, così come previsto dalle vigenti leggi, statali e regionali, per l'abbattimento delle barriere architettoniche. Giovedì, 18 febbraio 2010, alle ore 13.50 si è presentato presso la mia abitazione il geometra Angelo Stefanìa del Comune di Foggia, accompagnato da un'altra impiegata, per accertare se avessi provveduto alla installazione del predetto elevatore".
"Mia moglie, dopo aver mostrato all'incaricato del comune il vano, appositamente predisposto per sistemare il meccanismo necessario, a seguito di Dia regolarmente presentata all'ufficio tecnico comunale, si è sentita rispondere che non potevamo vantare diritto a ottenere il contributo poiché non avevamo proceduto alla installazione dell'apparecchio. A seguito di tale affermazione, mia moglie opponeva che, non essendo nelle condizioni finanziarie per sostenere questa spesa, eravamo in attesa di una nota ufficiale di avvenuta approvazione della pratica, prima di impegnarci con una delle aziende del settore, per sapere come e quando pagarla. Al che si sentiva rispondere che bisogna fare di nuovo la domanda e che nessuno farà mai una comunicazione ufficiale che, peraltro il sottoscritto aveva ripetutamente sollecitato per conoscere l'esito, via e-mail, agli assessorati alla solidarietà, regionale e comunale, alle rispettive segreterie, al sindaco di Foggia ed altri ancora, senza ottenere alcun riscontro.
Adesso, è assurdo pensare che, dopo aver atteso tanto tempo, dovrei reiterare la richiesta per trovarmi al punto di partenza, perché passerebbero comunque molti anni e, senza certezze, sconsiglierei ai miei familiari di assumere certi gravosi impegni. Per concludere vi chiedo e mi chiedo se in questi casi, considerate le più che precarie condizioni di salute, non si ravvisino motivi di buon senso e d'urgenza perchè del doman non v'è certezza... A questo punto, prendo atto della vostra sensibilità verso i più deboli e, visto il comportamento, sono portato a credere che anche la domanda per l'assegno di cura, presentata nello stesso periodo e ripetutamente sollecitata, farà la stessa fine. Signor presidente, dubito che i suoi diretti collaboratori, impegnati come sono a curare le sue composizioni, leggeranno questa lettera e daranno una risposta convincente anziiché il solito faremo sapere".
(26 febbraio 2010)




