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Lettere alla Redazione

Bamboccioni, ok! Ma se siamo disabili?

Lei si chiama Claudia ed è una disabile grave di Torino. A farsi portavoce del suo pensiero è la madre Marina che la accudisce da sempre. La lettera chiede risponde alla provocazione del ministro Brunetta sull'obbligo dei figli di lasciare la casa dei genitori al compimento del diciottesimo anno di età. "Il ministro si occupi anche delle famiglie con figli maggiorenni disabili, non solo per tagliare i permessi mensili o per negare la richiesta di prepensionamento"

lettera

TORINO - "Vorrei esprimere la mia opinione per le parole del ministro Brunetta sulla legge per i bamboccioni": inizia così, in modo semplice, la lettera inviata da Claudia, giovane disabile grave di Torino, e scritta da sua madre Marina Cometto che da anni si occupa di lei. "Sono una bambocciona di quasi 37 anni e vivo ancora in famiglia per mia fortuna: avrei fatto una ben triste fine se non fosse così".

"Ho letto -scrive - dell'intenzione del ministro Brunetta di proporre una legge che obblighi i figli a lasciare la casa paterna al compimento dei 18 anni. Ben detto! Una brillante idea che vorrei commentare, se potessi farlo. Una legge in tal senso obbligherebbe il governo però, ai sensi della Costituzione italiana, a prevedere una partecipazione economica a questo scopo, perché la maggior parte dei ragazzi italiani a 18 anni studia ancora e non ha redditi propri. Come potrebbe mantenersi fuori casa?". "E se una legge in tal senso con i relativi fondi fosse veramente proposta e approvata - incalza la lettera - dove si potrebbe trovare la copertura finanziaria visto che non ci sono le risorse economiche per mettere in atto le leggi che già ci sono?".

"Vorrei ricordare anche al ministro Brunetta - puntualizza - che una legge in tal senso dovrebbe contemplare tutti i 18enni, compresi quelli con disabilità. Forse non è a conoscenza però di quanto possa costare la vita autonoma fuori dalla famiglia d'origine. Tante sono le necessità, dall'abitazione senza barriere architettoniche agli arredamenti tecnologicamente avanzati, fino all'assistenza per gli atti quotidiani della vita: andare a lavorare, a scuola, in riabilitazione". "Se oggi non sono stanziati fondi sufficienti ai sensi della legge 162/98, tali da permettere a tutte le persone con disabilità di avere una vita autonoma, come è possibile solo pensare di emanare una legge del genere? Oppure sarà previsto che le persone disabili possano continuare a vivere in famiglia così da evitare un esborso molto oneroso per le finanze del nostro Stato?".

"E le pari opportunità? Questa sarebbe discriminazione. Esiste una legge in tal senso, una buona legge. Parecchio dimenticata, che in questo caso credo sarebbe finalmente messa in atto da molti. Io non mi preoccupo - scrive ancora Claudia - perché ho un patrimonio invidiabile che mi permette di avere tutto ciò che mi serve per vivere dignitosamente. Ho un padre e una madre che fin da quando ero piccola si sono presi cura di me e io sono sempre al primo posto in famiglia per quanto riguarda le priorità. Ho anche un sostegno economico dallo Stato di circa 750 euro che aiuta i miei genitori  sostenere la mia vita materiale, fatta di alimenti, vestiario, medicinali, cure, spesso anche trascurando e dimenticando i loro sogni, i loro interessi, la vita stessa".

"Non ho mai rifatto il mio letto, nonostante l'età, e non ho imparato a far da mangiare. Sono proprio una gran bambocciona, ma credo però che avrei diritto anch'io alla Sua considerazione, perché se  una Sentenza che obbliga un padre a mantenere la figlia 32 enne studentessa universitaria fuori corso ha provocato un tale interessamento in lei vorrei per equa giustizia che lei si  ponesse la domanda di come i miei genitori abbiano fatto fino ad ora a mantenermi. Certo io non frequento l'università e non posso far causa a nessuno".

"Vorrei poter chiedere al ministro Brunetta - conclude infine la bambocciona torinese - di occuparsi anche delle famiglie con figli maggiorenni disabili, non solo per tagliare i permessi mensili o per negare la richiesta di prepensionamento per chi un lavoro è riuscito a mantenerlo nonostante le difficoltà di organizzazione famigliare. La mia mamma non è stata così brava e non avrà diritto ad alcuna pensione. Vorrei potergli dire che, pur se faccio parte di una minoranza, sono, esisto e ho gli stessi diritti di tutti i bamboccioni anche se io non posso esprimerli. Lo fa la mia mamma per me, così come ha scritto questa lettera, ipotizzando il mio pensiero e ascoltando il suo cuore. Dopo 37 anni, sentendo certe ipotesi da un ministro, proprio non riesce più a stare zitta, ma, si sa, la mamma di una bambocciona disabile parla sempre troppo". 

(19 gennaio 2010)