Quattro strutture contattate - l'Asl di Taranto, l'ufficio invalidi del Comune, una cooperativa sociale e l'unità territoriale di riabilitazione - e quattro no: "non ci sono attività". A sollevare il problema su dove "mettere" i ragazzini disabili che hanno i genitori che lavorano quando finisce la scuola è la lettera di Marina Vitone, madre di un ragazzo disabile di 16 anni

TARANTO - "Scrivo questa lettera perché sento il bisogno di raccontare una mia intera giornata trascorsa nella vana ricerca d'aiuto presso chi dovrebbe e potrebbe aiutarmi perché ne è abilitato. Per il periodo estivo sto cercando di trovare una persona o una struttura disponibile e in grado di aiutarmi a gestire nel modo migliore le giornate di mio figlio, un ragazzo di 16 anni con disabilità psicomotoria medio grave (questa è la diagnosi)". Sono le parole di Marina Vitone, un'insegnante di matematica del liceo "Ferraris" di Taranto ma soprattutto una mamma che si trova a doversi confrontare con un problema "apparentemente risolvibile ma che a tutt'oggi sembra insormontabile: è finita la scuola, io devo ancora lavorare e non so a chi lasciare Michele finché non vado in ferie".
Quattro strutture contattate in una mattinata e quattro semplici "non possiamo aiutarla". Ecco il racconto della giornata del 10 giugno 2009.
Ore 9.00: Asl di Taranto in viale Magna Grecia. "Chiedo della dottoressa Colucci ma non la trovo. Allora parlo con l'assistente sociale che si dice dispiaciuta della situazione e mi consiglia di rivolgermi all'Unità territoriale di riabilitazione di mia pertinenza presso la scuola "Rodari" in via Bergamini. Questo è il primo no: non c'è posto per mio figlio".
Ore 9.30: Ufficio invalidi del Comune di Taranto in via Veneto. "Fila interminabile di persone in cerca di aiuto come me. Chiedo del dirigente, non lo trovo e parlo con la dottoressa Troiano. Anche lei si dice dispiaciuta: ‘faremo, avremo, inseriremo'... Ma al momento niente. Questo è il secondo no che ricevo".
Ore 10.30: Cooperativa Rosa Blu in via Lago d'Arvo.
"Chiedo se è possibile inserire Michele in qualche attività, ma la risposta anche in questo caso è un no perché le attività che svolgono sono solo per adulti. Nei prossimi giorni, però, potrò beneficiare di un educatore ma solo per due ore tre volte la settimana e dietro congruo compenso. Nessuna soluzione ottimale per mio figlio neanche qui".
Ore 11.30: Unità territoriale di riabilitazione in via Bergamini. "Parlo con l'assistente sociale, spiego il problema e la risposta che mi dà è questa: ‘sa quante persone ci sono nella sua stessa situazione, mi dispiace'. Forse per l'orario o per il caldo ma l'ufficio era pieno di personale senza utenti. Questo è il quarto no che ricevo".
"A questo punto vorrei sapere se esistono in Puglia strutture di buon livello in grado di accogliere mio figlio per qualche settimana nel periodo estivo, fermo restando che la mia ricerca è finalizzata soprattutto a trovare un centro diurno o una persona che possa supportarmi in casa perché non intendo chiudere Michele in un istituto, come il medico della commissione invalidi mi ha consigliato assolutamente in buona fede. Ciò non esclude che io sia disponibile a qualsiasi suggerimento che mi aiuti a rendere migliore la qualità della sua vita".
Grazie per l'attenzione
Marina Vitone
(15 luglio 2009)





