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Lettere alla Redazione

Educando i bambini alla diversità

Un'immagine di Villa AdrianaROMA - Quando decisi di scegliere Tandem, quale sede del mio stage, non immaginavo quante cose avrei imparato in così poco tempo. Più che di scelta ragionata è stato l'istinto a guidarmi. Il tirocinio costituisce la fase conclusiva del Master sul "Turismo Sostenibile e Responsabile" organizzato dal Centro Turistico Studentesco di Roma e da me frequentato. Avevo già sostenuto un colloquio con un'impresa turistica ma qualcosa non mi aveva convinta…Chissà, forse già sapevo dentro di me che avrei "incontrato" Tandem e mi sarei sentita a mio agio in una Cooperativa Sociale ed Integrata.

La mia tutor di stage, l'ho capito appena la vidi quel 29 marzo, sarebbe stata in gamba. Prima del nostro colloquio conoscitivo, Francesca, aveva scrupolosamente indicato al nostro coordinatore dei tirocini come raggiungere la bucolica Torricola. Sì, perché Torricola si trova nella splendida "campagna romana" tra l'Appia Antica e l'Ardeatina, e per questo al momento raggiungibile soltanto attraverso un treno regionale. Eppure, qualcosa nel passaparola era andato storto e così, la mia collega ed io, ci siamo fatte a piedi circa due chilometri sotto il sole prima di trovare la Tandem! Cosa mi ha colpita di questo episodio, vi starete chiedendo? Il fatto che Francesca abbia fatto velatamente rilevare alla nostra referente la fantozziana vicenda, accaduta per la mancata trasmissione delle informazioni ricevute. Io e la mia collega ci siamo sentite almeno in parte "vendicate"! Ho così pensato che l'attenzione mostrata dalla mia probabile futura tutor fosse indice di serietà e di precisione, e mi dissi: voglio lavorare con persone così!

Ed eccomi qui, a tre settimane a scrivere sull'inizio di quesa mia esperienza. Appena arrivata mi fu spiegato il progetto presso la scuola elementare Rodari. Ottimo, pensai, mi piace l'idea di sensibilizzare i più piccoli su tematiche sociali. Questo perché spero sempre che i bambini di oggi diventino adulti migliori di tanti altri che conosco ed ho conosciuto. I temi affrontati dal progetto ?un mondo per tutti' sulle difficoltà che vivono quotidianamente le persone considerate "diverse", mi sono alquanto familiari. Pur essendo nata nel Centroamericana vivo in questo Paese da molti anni e sono italiana ma, spesso, negli occhi della gente, nel modo in cui approcciano a me, leggo quell'insofferenza che si riserva allo straniero, "al diverso" cioè. Ho ben presente,quindi, cosa significa essere osservati con diffidenza, compassione o intolleranza semplicemente perché, come nel mio caso, si hanno tratti somatici differenti dalla maggioranza.
Ho preso a cuore la possibilità di creare un dialogo con i bambini, l'occasione cioè di far comprendere loro che certi gesti o azioni non sono scontate per tutti.

La prima uscita che ho fatto insieme a due classi è stata a Villa Adriana, a Tivoli. A differenza dalle comuni visite d'istruzione, i nostri sguardi non erano solo puntati a scoprire i resti dell'area archeologica, quanto piuttosto a cogliere le difficoltà e le soluzioni proposte per la fruizione dei percorsi da parte di chi utilizza una sedia a ruote, ha limitazioni visive o problemi legati all'età.
Oltre alle difficoltà dovute alla pavimentazione, rovinata e polverosa -o fangosa in caso di pioggia-, ciò che mi ha lasciata sconcertata è stata la presenza di punti luce che fuoriuscivano dal terreno e che sparsi qua e là si presentavano sprovvisti di adeguata segnalazione. Turisti distratti, bambini soprappensiero, o persone ipovedenti, rischiavano così rovinose cadute…Davvero illogica questa scelta, ma altrettanto assurda mi è sembrata la carenza di indicazioni sui percorsi possibili per visitare l'area ed in particolare la struttura dei totem informativi sui punti di interesse della Villa. Questi ultimi, infatti, oltre ad essere pochi rispetto all'ampiezza dell'area sono posti troppo in alto per la comoda lettura di qualsiasi visitatore, costituendo una vera e propria barriera per chi vede poco oppure legge ad "altezza di bambino".

Cosa ho imparato da questa gita? Che noi "normodotati" spesso guardiamo ma non riflettiamo e lasciamo che la superficialità domini sulla nostra comunità. Mi auguro che anche i bambini abbiano compreso quanto ciascuno di noi può fare per un reale miglioramento dell'ambiente circostante.
Alle stesse conclusioni sono arrivata anche nelle successive uscite fatte con altre classi intorno al quartiere in cui si trova la scuola. La passeggiata è stata anche più istruttiva, per quanto mi riguarda. Mi sono indignata nel vedere i parcheggi selvaggi di molti miei colleghi guidatori in prossimità delle rampe o delle strisce pedonali; mi sono indignata, da grande amante dei cani, della poca cura dei padroni nel raccogliere gli escrementi dei loro fedeli amici, creando così un percorso ad "ostacoli" per tutti i cittadini che passeggiano. Eppure, se non sbaglio, è obbligatorio fare questo in un'ottica di rispetto dell'ambiente, delle persone e della buona educazione.
A parte qualche difficoltà nell'organizzazione, che ci ha stancato non poco, le conclusioni che posso trarre dalle attività svolte con la scolaresca sono positive. Ho capito che in molte situazioni occorre essere molto pazienti ed un po' di sana inventiva e creatività, possono aiutare a fronteggiare qualsiasi imprevisto.
Il contatto così stretto con i bambini mi ha "costretta" a smuovermi e a vincere un pò la mia ritrosia a comunicare. Ciò che mi fa fatto agire con ottimismo è stata la speranza che le parole dette, le osservazioni fatte e le cose viste non finiscano nel dimenticatoio ma piuttosto rimangano nel cuore e nelle menti dei nostri giovanissimi uditori. (Marta Isabel Jacopino)
(6 giugno 2006)