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Inabilitazione e interdizione di persona incapace di intendere e volere

DOMANDA

Sono la mamma di un ragazzo di 28 anni, il quale non è in grado di gestirsi da solo e non sa provvedere ai suoi bisogni. Mio figlio soffre di diverse patologie psichiatriche da molti anni. La prima gli è stata diagnosticata quando aveva dodici anni. Queste patologie sono: sindrome bipolare di tipo euforico e maniacale,depressione maggiore e schizofrenia.

Da diversi anni esce poco di casa e sta tutto il giorno davanti alla televisione a guardare i cartoni animati perché sembra che siano l'unico programma che gli piace.

Vorrei chiedere come posso fare per avviare la procedura di interdizione di mio figlio, in modo che un domani possa avere un futuro certo e non velato da mille insicurezze e incertezze.

RISPOSTA

Gentile utente,

l'ordinamento giuridico italiano prevede due forme di tutela in favore delle persone incapaci per infermità di mente o altra causa, di provvedere ai propri interessi: l'inabilitazione e l'interdizione (artt. 414 e 415 Codice Civile).

Se una persona maggiorenne è parzialmente incapace di intendere e di volere può essere promosso il procedimento di inabilitazione, mentre se la persona maggiorenne è totalmente incapace di intendere e di volere il nostro ordinamento prevede l'interdizione. Il Tribunale, accertata l'incapacità, nomina nel primo caso un curatore e nel secondo un tutore.

Questi due procedimenti, nelle intenzioni del Legislatore, non sono affatto "contro" la persona incapace ma "a favore" di essa e mirano esclusivamente a tutelarla da tutto ciò che potrebbe nuocergli.

In alcuni Paesi dell'Unione Europea, la procedura viene definita come "prolungamento dell'esercizio della potestà genitoriale", perché di fatto il tutore diviene il rappresentante legale della persona interdetta, esattamente come se questa fosse minorenne.

Il tutore non è solo il rappresentante legale e gestore del patrimonio, ma è colui che dovrebbe, ex art. 357 Codice Civile, avere cura della persona del tutelato. Il tutore ha, quindi, anche una rilevante funzione nella cura morale della persona.

Ciò significa, ad esempio, che i genitori, se il figlio è interdetto, possono scegliere nella loro vita un futuro tutore, che conosca il loro figlio e che, quale persona fisica, sia in grado di assicurare alla persona interdetta quella continuità affettiva e di memoria del suo vissuto, anche dopo la morte dei genitori.

Il fatto che un Tribunale controlli l'operato del tutore può apparire un po' gravoso, se il tutore è il genitore, ma diventa molto importante e costituisce una garanzia per gli stessi genitori, per il "dopo di loro", sapere che il tutore, terzo estraneo, ha un controllo giuridico da parte del Tribunale.

I due procedimenti sono assegnati alla competenza esclusiva del Tribunale del luogo dove la persona risiede ed è richiesta la partecipazione obbligatoria del Pubblico Ministero.

L'azione di inabilitazione o interdizione può essere promossa, secondo l'art. 417 Codice Civile, dai parenti entro il quarto grado, dagli affini entro il secondo grado, dal tutore o curatore o dal Pubblico Ministero. I parenti, gli affini, il tutore o il curatore, per avviare un procedimento di inabilitazione o interdizione, devono necessariamente appoggiarsi ad un legale.

In verità, i parenti della persona incapace potrebbero non affidarsi ad un legale, inoltrando direttamente la richiesta al Pubblico Ministero, che però non è, in questo caso, obbligato a procedere.

Gli uffici delle Procure hanno un sovraccarico di lavoro in materia penale e a volte il settore civile passa in secondo piano. Inoltre, non è detto che il Pubblico Ministero ritenga di dover dare seguito alla segnalazione. La Procura, come già detto, può avviare il procedimento se e quando lo ritiene fondato. A fronte di tutto ciò, il familiare preferisce prevalentemente farsi assistere da un legale, che si occuperà di seguire l'istanza passo dopo passo.

La prima operazione consta nel redigere la domanda di interdizione in carta semplice alla sede della Procura della Repubblica dove risiede l'interdicendo, allegando:

  • copia certificato invalidità civile
  • estratto nascita
  • certificati residenza e cittadinanza
  • dichiarazione medica che attesti la totale incapacità dell'interdicendo

Nella richiesta devono essere esposti i fatti sui quali la domanda è fondata e devono essere indicate le generalità (nome, cognome, residenza) dei parenti entro il quarto grado e, se ci sono, del tutore o del curatore della persona da interdire (così cita l'art. 712 Codice Procedura Civile).

La domanda e la relativa documentazione vengono inoltrate alla Segreteria della competente Procura della Repubblica, che provvederà ad espletare le procedure di rito e ad inviare ai parenti indicati la notifica di comparizione davanti al Giudice.

Se non sorgono contrasti o complicazioni, viene pronunciata l'interdizione e la persona che si è proposta quale tutore viene nominata in via provvisoria.

Dopo qualche tempo verrà chiamata dal Giudice Tutelare per il giuramento, assumendo così l'incarico a pieno titolo.

Al termine della procedura, il Pubblico Ministero richiederà al tutore o al curatore il rimborso a favore dello Stato di eventuali spese sostenute (ad esempio, consulenze medico-legali).

È importante sapere che, se è la famiglia a promuovere l'azione di interdizione, può richiedere di essere ammessa al gratuito patrocinio a spese dello Stato, ammesso che sussistano i requisiti necessari per poterlo richiedere.

 

(9 Giugno 2009)