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Tra reality e intrattenimento, con un occhio al sociale: "Miss ability" spiegato dal suo autore

Fabrizio Rondolino (società Greed): "Spettacolarizzare i problemi serve a sollevarli". E per selezionare i partecipanti? "Vogliamo fare un percorso con le associazioni e con esperti come psicologi e assistenti sociali"

La scena di uno septtacolo con artisti disabiliROMA - La notizia dell´acquisto dei diritti per l´adeguamento alla televisione italiana del reality olandese "Miss ability" dedicato a donne "con "handicap visibile a occhio nudo" fa parlare di sé. Nei forum di siti di associazioni il tema è bollente, alcuni dei maggiori quotidiani italiani dedicano ampio spazio. Una barriera è caduta, si aprono nuove opportunità per i disabili? Oppure, al contrario, la spettacolarizzazione è lesiva dei reali diritti di chi vive con qualche difficoltà in più?
Superabile.it ha raggiunto Fabrizio Rondolino, giornalista e fondatore della società Greed - la stessa autrice dei contenuti della trasmissione Mediaset "La pupa e il secchione" - che ha appena acquisito i diritti del format olandese. "Per l´adeguamento alla tv italiana abbiamo ancora un´idea di massima - ci dice -, nella versione originale ad esempio si trattava di una serata unica mentre noi faremo più puntate: una settimana di gesti quotidiani, magari in prima serata".

Il format olandese è imperniato su un concorso di bellezza, appunto "Miss ability".
Anche qui ci sarà anche la bellezza, perché no? Ma non ci saranno solo donne. Infatti di sicuro cambieremo anche il nome, ad esempio "Mister e miss ability". Ci saranno concorsi per entrambi i sessi. La trasmissione sarà a metà tra il reality e l´intrattenimento, con una forte componente di spettacolo. Un programma sui disabili puoi farlo in tanti modi, dall´inchiesta tradizionale allo spettacolo da circo: noi vogliamo farlo a metà tra questi due estremi, e non alle spalle dei disabili ma dalla parte dei disabili.

Un reality "spia" momenti particolari della vita d´ogni momento. In questo modo si può arrivare a capire meglio la quotidianità di un persona disabile?
Assolutamente sì. Un tempo avremmo fatto volantinaggio, oggi spettacolarizzare i problemi serve a sollevarli. Per questo spero che il programma interessi il servizio pubblico, per il suo valore anche sociale. Un modo leggero, autoironico, per raccontare un pezzo di vita, che potrebbe contare 5, 6, 7 milioni di persone spettatrici.

Come verranno selezionati i partecipanti? Il gioco, a differenza di quello olandese, è aperto anche ai disabili psichici?
Vorremmo fare lavoro serio di istruttoria con le associazioni. E poi con psicologi, assistenti sociali.
Loro ci diranno la garanzia. Se alla fine di questo percorso scoprissimo che il settore della disabilità è contrario, rinuceremmo a farlo. Deve essere un programma che fa ridere.
Il format originale aveva per protagoniste donne con un "handicap visibile ad occhio nudo". Noi non abbiamo contrarietà a priori verso una categoria piuttosto che un´altra. Anche il disabile psichico può partecipare al gioco. Segnalo, per chi vuole mandare proposte, suggerimenti, critiche o quant'altro, l'indirizzo di posta elettronica fabrizio.rondolino@greed.it.

In cosa consisteranno le prove in cui i partecipanti dovranno cimentarsi?
Le prove dovranno tener conto delle diverse caratteristiche delle persone, una persona in carrozzina non correrà mentre un disabile psichico può misurarsi in una corsa. Le prove che proponiamo fanno ridere, sono buffe, non ci sarà un agonismo a cui, in tv, ormai nessuno crede più. Insomma, divertimento insieme a sensibilizzazione.

Con quale giuria?
Si possono mescolare varie cose: dal televoto in diretta, che parte alle 21 e di cui alle 23 si dà il responso, o giuria di autorità in materia…

Quanto costa produrre un reality di questo tipo?
Dipende da come lo si fa, e anche dalla rete da cui si trasmette. Mediamente, intorno a un milione di euro a settimana tra location, studio, striscia quotidiana.

La location è, in genere, una grande casa, stile Grande Fratello del 2000, in cui i disabili partecipanti andranno a stare, in molti casi con i loro assistenti.
Ma non c´è il rischio di ghettizzare, di proporre "categorie" più che persone e relazioni? Perché non un reality con disabili e non?
L´obiezione è fondata. A tutt´oggi, poiché siamo ancora in una fase progettuale del programma, non si sa se sarà proprio una casa. Potremmo anche prevedere momenti insieme tutti in una stessa città, in modo da creare situazioni in cui i partecipanti si relazionano anche con altre persone in luoghi di ritrovo.
C´è però da dire che la televisione procede per "approcci settoriali", apre finestre su un paesaggio possibile. E´ abbastanza giusto, se ci pensiamo. Mettere tutti insieme può essere un modo per nascondere il problema.
Voglio comunque dire che il programma è un cantiere aperto: ogni suggerimento è ben accetto. Ancora siamo senza clienti, siamo molto liberi di progettare e modificare strada facendo. Di sicuro vogliamo una cosa scherzosa e allegra, vogliamo giocare insieme. Il clima dovrà essere quello della festa.
Niente confessionale?
Niente confessionale.
(Elisabetta Proietti)

(2 gennaio 2006)

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