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Sudafrica, Thailandia, Cuba, Ethiopia: Anna Grazia Giulianelli ama viaggiare. Superare ostacoli e inventarne di nuovi. E ha una sua idea sull'integrazione nel dopo trauma: "Il percorso riabilitativo deve cominciare immediatamente dopo l'incidente"

Anna Grazia Giulianelli in Thailandia

CESENA - Viaggiare, ha viaggiato: tutta l'Europa, poi il Sudafrica, la Thailandia, l'Etiopia , la Cina, il Paraguay, Cuba e gli Usa. Solo per citare le mete più note. Noi la "fermiamo", provvisoriamente, a Marina di Camerota, nel Cilento, in tenda, a riposarsi. Parla veloce, e sembra sorridere mentre racconta un pezzo grande della sua vita. Anna Grazia Giulianelli è fatta così, le piace scoprire universi nuovi, sperimentare culture, conoscere altra gente. E scontrarsi con loro. Il viaggio è un po' la metafora della sua vita, una vita che si è "impennata" improvvisamente quel 24 ottobre dell'86 sotto una pioggia torrenziale. Con un tonfo tremendo: lesione incompleta D12/L1, possibilità di cammino con stabilizzatori e tetrapodi. Eh? Impossibile: "Io volevo tornare a camminare, sentivo che potevo farcela, Alessia e Alice, le mie figlie, avevano ancora bisogno di me, e mio marito? E i miei colleghi? Camminerò, sento che ce la posso fare. Sento che le gambe migliorano giorno dopo giorno...". Ma l'universo nuovo era alle porte. Il miglioramento che Anna Grazia sentiva era soprattutto un'illusione, tecnicamente una semplice "ripresa dei muscoli innervati", una situazione prevista ma non risolutiva. Non utile, comunque, per tornare a camminare come avrebbe voluto. E la carrozzina è entrata nel suo quotidiano.

"Sono psicologa - racconta - e, dopo l'incidente, ho cercato di mettere a disposizione questa mia competenza per chi ha avuto problemi analoghi ai miei. Ho collaborato con la struttura di Montecatone dove hanno costituito un dipartimento per il reinserimento; con alcuni colleghi abbiamo fondato una società scientifica, la Società italiana di psicologia della lesione spinale ; spesso mi chiedono interventi a seminari e  convegni perché gli aspetti psicologici legati alla disabilità acquisita sono determinanti nel percorso riabilitativo. Un problema enorme per chi subisce una lesione spinale, è il reinserimento sociale, il ritorno a casa, il ritorno in un mondo diventato improvvisamente sconosciuto . Il percorso riabilitativo deve tenere conto di questi aspetti già subito dopo il trauma".

Viaggiare vuole dire superare ostacoli. Saltare asticelle, cadere. Arrabbiarsi anche. E, talvolta, rinunciare:  "Nei mie viaggi ho sperimentato tante volte cosa vuol dire "barriere architettoniche"  - racconta -  è un problema che c'è in tutto il mondo, tanto più in quello non occidentalizzato... Ma anche da noi i problemi sono incredibili. In Italia le leggi ci sarebbero anche  ma sono rari i tecnici che conoscono la materia mentre troppo spesso si incontrano strutture "accessibili", si fa per dire, dove viene da chiedersi a quale persona disabile pensavano quando le hanno realizzate. I primi tempi mi arrabbiavo ma c'era da arrabbiarsi tutti i giorni , entrare a far parte dell'Associazione paratetraplegici di Forlì-Cesena (aderente alla associazione Paratetraplegici Emilia-Romagna) è stato un momento di condivisione e di impegno importanti che durano tuttora mentre gli undici anni passati nel direttivo nazionale della Faip (federazione associazioni italiane paratetraplegici) mi hanno permesso di conoscere la realtà del nostro paese, un paese che va a velocità diverse anche in questo settore: le unità spinali sono poche e solo al centro nord".

Viaggiatrice, e psicologa. In sedia a ruote da 23 anni, Anna Grazia Giulianelli, oggi ha lasciato gran parte degli impegni e impiega il suo tempo libero viaggiando, oltre ad occuparsi di narrativa per ragazzi. Un altro modo di viaggiare, questo. Un altro sistema per fare volare la fantasia, senza perdere mai il contatto con la realtà. Un modo per ricordare l'infanzia delle sue due ragazze (oggi Alice ha 30 anni, Alessia 25) che l'hanno molto aiutata nel suo percorso riabilitativo.  "Grazie a loro, sono riuscita mettere in atto quella che secondo me è la modalità più adatta per affrontare un problema come il mio: costruire subito un percorso riabilitativo". 

"Il problema - conclude Anna Grazia, che è assistita Inail  - è che ogni volta che metto in atto una protesta, oggi - più di ieri - viene vista come un fatto personale, non come la rivendicazione del diritto di tutti alla mobilità e all'accessibilità . Ma se m'invitano a parlare ad un convegno e il palco non è accessibile, allora m'impunto...Prima mettono uno scivolo, poi inizio la mia conferenza". (Mauro Sarti)

(24 luglio 2009)