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Gardaland, gioie e dolori: il parco fra sicurezza e discriminazione

Negli ultimi anni numerosi i casi di protesta da parte di persone con disabilità per casi di presunta discriminazione all'interno del parco divertimenti più grande d'Italia. Ne abbiamo parlato con il direttore generale Danilo Santi: "Accoglienza verso tutti ma fermezza nel rispetto delle regole"

l'ingresso del parco divertimenti

ROMA - Anche un viaggio a Gardaland, "l'universo incantato dove ogni occasione è una gioia", può riservare brutte sorprese. Alle persone con disabilità succede - almeno a stare alle proteste che arrivano sui media - piuttosto spesso, al punto che il più famoso parco di divertimenti italiano ha accumulato nel corso degli anni una reputazione non proprio cristallina. Per capirne di più, ne abbiamo parlato con Danilo Santi, il direttore generale del parco.

Le proteste delle persone disabili (o dei genitori di figli disabili) lamentano soprattutto la scortesia o l'inaccessibilità e dunque la mancata possibilità di fruire di alcune giostre. Fra le proteste che hanno conosciuto gli onori della ribalta fece discutere molto la vicenda del settembre 2007, quando ad un gruppo di giovani down accompagnati da operatori e genitori non fu consentito l'accesso all'ottovolante. Nell'agosto 2008, almeno a sentire la testimonianza di due giovani donne con problemi di deambulazione, vennero loro richieste le carte che accertavano lo stato di disabilità al 100%, mentre a giugno 2009 protagonisti ancora una volta i giovani down, con la madre di uno di loro a vedersi allontanata da alcune attrazioni, anche in presenza dell'accompagnatore. Pochi giorni fa, infine, il caso di un padre non vedente sgridato al botteghino perché, contrariamente alle regole, aveva fatto un giro sulle montagne russe in compagnia di sua figlia.

"Il nostro parco - spiega Danilo Santi - è sicuro", grazie anche alla manutenzione e al controllo quotidiano delle attrazioni che i manager attuano "sia prima che durante l'apertura del Parco": tuttavia, precisa il direttore, "l'accesso alle singole attrazioni è vincolato al rispetto di alcune limitazioni, variabili in funzione della tipologia di attrazione e delle misure di sicurezza disposte dal costruttore, vincolanti in merito ad età, altezza o disabilità". "Per i disabili, per ottimizzare la visita al Parco,- continua Santi - Gardaland ha pubblicato anche sul sito internet, la guida con la segnalazione delle limitazioni nelle diverse attrazioni". Peraltro, "oltre a tener conto dei vincoli imposti dai costruttori, abbiamo anche collaborato con alcune associazioni: Unione Italiana Ciechi e degli Ipovedenti, sezione provinciale di Verona (con il presidente Maurizio Mariotto) e Consulta Associazioni di Handicap del comune di Verona (con il presidente Marco Visentini) che ci hanno segnalato il loro punto di vista su questo delicato argomento. Insieme a loro abbiamo realizzato un opuscolo che viene consegnato all'ingresso del Parco a tutti i disabili". "Lo scopo - dice - è quello di informare sui servizi e sulle attrazioni accessibili agli ospiti con disabilità".

E la cortesia? L'accoglienza? "Cortesia e accoglienza sono sempre garantite nel nostro Parco; sono valori a cui teniamo molto - dice Santi - e che da sempre ci vengono riconosciuti da associazioni e da genitori con lettere di ringraziamento e  testimonianze di stima e sensibilità. Ovviamente ci auguriamo che non si confonda la cortesia con la necessaria fermezza con la quale sosteniamo le regole che tutelano la sicurezza del disabile". Quanto alla necessità di provare la propria disabilità, "Gardaland - dice - non richiede alcuna documentazione o certificato: la discriminante è stabilire con l'accompagnatore se il disabile sia autosufficiente o meno ai fini della fruizione della attrazioni della nostra struttura. Se potrà utilizzarle entrerà con biglietto ridotto mentre se sarà impossibilitato a farle entrerà gratuitamente". "L'accompagnatore, invece, - continua - entra sempre con biglietto ridotto". Quindi per Santi "salute e incolumità dei nostri ospiti sono per noi delle priorità: se un'attrazione è stata definita inadatta ad un certo tipo di disabilità, come si può pensare che la sola presenza dell'accompagnatore possa ovviare ad eventuali rischi? Che cosa potremmo rispondere ad un genitore che ci chiedesse spiegazioni per la reazione inaspettata di un ragazzo disabile, eccessivamente sollecitato da un'attrazione adrenalinica? Che cosa potremmo argomentare se un non-vedente si trovasse improvvisamente a dover affrontare un possibile banalissimo ‘fermo attrazione'? Si crede che in caso di evacuazione l'accompagnatore di un disabile possa essere in grado di gestirne correttamente reazioni e movimenti? La responsabilità, sempre e comunque - conclude il direttore - è in capo al Parco e nessuna autocertificazione o assunzione di responsabilità da parte dell'accompagnatore possono ovviare a questo". (eb)

(29 giugno 2009)

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