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Fashion per tutti: moda speciale in passerella. Sempre più le modelle disabili

Sono tante le donne con disabilità che tentano la carriera di modella, realizzando book fotografici o organizzando sfilate. Le discriminazioni sono sempre dietro l'angolo, ma cresce l'interesse e i temi della bellezza e della sensualità si fanno spazio. Le esperienze italiane ed estere di chi lavora in questo campo nell'inchiesta pubblicata da SuperAbile Magazine. Con un'intervista a Giusy Versace

ROMA - Sfilano in sedia a ruote, realizzano book fotografici, tentano di farsi strada nel mondo della moda. Sono tante le donne italiane, nel nostro Paese e non solo, che hanno rotto il tabù per cui una donna disabile non possa essere anche attraente e tentare la carriera di modella. "Moda speciale in passerella" è questo il titolo dell'inchiesta pubblicata nel numero di marzo di Superabile Magazine, la rivista mensile dell'Inail sui temi della disabilità. L'inchiesta, curata dalla giornalista Laura Badaracchi, racconta le storie di chi ce l'ha fatta e di chi ci sta provando.

Come Cinzia Rossetti, disabile motoria, che ha deciso di realizzare un book fotografico e di inviarlo a un'agenzia per modelle. È stata selezionata per un colloquio, salvo scontrarsi con un muro di silenzio quando ha rivelato di avere una disabilità. Lei però non si è arresa e, insieme ad altre modelle disabili provenienti da varie regioni italiane, si è fatta promotrice di una mostra "La femminilità è donna", ancora in giro per l'Italia. "Abbiamo lanciato la proposta attraverso Facebook e un blog - racconta -. Poi c'è stata la selezione e la realizzazione dell'allestimento, che punta a sensibilizzare sul tema della sensualità e della bellezza delle donne disabili".

Si chiama, invece, "All for fashion" il progetto promosso da Marta Pellizzi 23 anni, di origini calabresi ma emiliana di adozione, che si propone di realizzare una sfilata di alta moda a Bologna con modelle e modelli con varie disabilità. "L'idea è nata dall'esigenza di integrare le persone con disabilità nel mondo della moda, che troppo spesse le esclude e tende a ghettizziarle", spiega, ricordando, però, che "il progetto è momentaneamente fermo per mancanza di sponsor".

Sono molte, inoltre, le aziende che investono sull'abbigliamento appositamente pensato per persone con disabilità. Si va da quelle più tradizionali come la ditta Lydda wear o l'associazione toscana "Pianeta Elisa" all'azienda varesina Mec Service che ha lanciato "Freeshore", una linea di abbigliamento "senza barriere" adatto a dare a chi ha una disabilità permanente o temporanea la possibilità di vestirsi con abiti comodi ma piacevoli, senza essere condannati a indossare il "solito" tutone. "Potenzialmente gli abiti possono avere un buon mercato, ma purtroppo nessuno ha accettato la nostra proposta - commenta Michela Colombo Gallazzi -. Non credo che possa funzionare la vendita on line: il cliente ha bisogno di provare i vestiti prima di acquistarli.

(9 luglio 2012)

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