Immediata la chiusura della pagina creata sul noto social network che inneggiava alla violenza contro i bambini Down. Dura la reazione del popolo della rete, delle istituzioni e delle associazioni. Il ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna: "Un gruppo inaccettabile, non degno di persone civili, pericoloso. I responsabili stiano certi che saranno individuati"

ROMA -Social network di nuovo sotto accusa per un gruppo di discussione contro le persone Down. Dopo esserlo stato in un passato per altri gruppi di cattivo gusto, in questi giorni Facebook, è tornato a far parlare di sé per un gruppo dal nome "Giochiamo al tiro al bersaglio con i bambini down". Anche se ha avuto vita breve, il gruppo è riuscito a raccogliere più di 1.300 iscritti, con un trend di adesioni in crescita costante. Ignoti ancora i fondatori e gli amministratori che motivavano l'apertura del gruppo in questo modo: "E' così difficile da accettare questa malattia. Perché dovremmo convivere con questi ignobili creature, con questi stupidi esseri buoni a nulla? i bambini down sono solo un peso per la nostra società". Come se non bastasse, a completare l'orrore c'era anche la foto di un bambino con la scritta "scemo" sulla fronte. Immediate le reazioni del popolo di Facebook, ma anche quelle delle associazioni e delle istituzioni. Il gruppo, infatti, è stato chiuso in tempi rapidi, ma la ferita resta.
Dura la presa di posizione del ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna: "Un gruppo inaccettabile, non degno di persone civili, pericoloso. E, soprattutto, un reato che, in quanto tale, sarà perseguito. L'istigazione a delinquere, ovunque questa avvenga e in qualunque forma, è un reato e, di conseguenza, verrà certamente perseguito dalla Magistratura. I responsabili stiano certi che saranno individuati e denunciati, che la Polizia postale sta facendo il massimo per togliere di mezzo questo gruppo". Non è tardata ad arrivare anche la risposta dalla rete. Già nella stessa giornata di ieri, infatti, diversi i gruppi nati per chiedere l'immediata chiusura del gruppo sui bambini down, con adesioni che in alcuni casi hanno superato anche le 15 mila iscrizioni,
Reazioni indignate giungono anche da diverse associazioni raccolte da vari quotidiani nazionali. Su Repubblica, Letizia Pini, presidente dell'Associazione genitori e persone con sindrome di down onlus commenta: "E' aberrante. Noi associazioni tanto facciamo per l'integrazione ma è inutile se poi abbiamo a che fare con persone che istigano alla violenza. Si deve intervenire, eventualmente anche a livello legale se ci sono gli estremi". Dura anche l'associazione Capirsi Down: "L'ignoranza non ha fondo - ha afferma la presidente Manuela Colombo -. Finché in tv passano certi messaggi e al Grande fratello il termine "mongoloide" vola a destra e a manca, non ho molte speranze". Sempre sulle pagine di Repubblica, il commento del noto cantautore Eugenio Finardi, padre di una ragazza down di 26 anni: "Mi fanno veramente pena: hanno più problemi loro che mia figlia devono sentirsi delle nullità per prendersela con i più deboli dei deboli".
Nonostante i costanti controlli nell'infinito mare del web da parte della Polizia postale, le zone d'ombra della rete restano difficili da monitorare. E a volte evitare che sulle pagine dei social network possano ripetersi casi simili risulta difficile. Sfuggono costantemente ai controlli le pagine che inneggiano alla violenza, ma spesso, come in questo caso, all'orrore prevale la capacità d'indignarsi del popolo della rete, della gente comune che non ha atteso un secondo per mobilitarsi, lanciare l'allarme e chiedere l'intervento tempestivo dei gestori del servizio del social network.
(22 febbraio 2010)









