Molteplici le polemiche di associazioni e politici sul gruppo oscurato. Diversi i precedenti sul social network, bloccati grazie alla mobilitazione degli utenti. Paolo Attivissimo, esperto di web: "Il rimedio? Ignorare questi gruppi e segnalarli a chi di dovere"

ROMA - "Una strisciante e subdola deriva culturale". All'indomani dalla chiusura del gruppo "Giochiamo al tiro al bersaglio contro i bimbi down" grazie alle segnalazioni degli utenti, sono molteplici le condanne da parte di associazioni e politici che insistono sulla "necessità di pene esemplari per i responsabili" di episodi "che inneggiano alla violenza e all'intolleranza". Per l'Anfass, la responsabilità è dei "mezzi di comunicazione di massa, che troppo spesso si ricordano della disabilità solo quando fa notizia", ma anche della scuola. Ecco perché, sono indispensabili "progetti che coinvolgano la scuola, la chiesa e gli organi di informazione", in modo da garantire al "mondo" della disabilità il diritto di informazione e partecipazione in situazione di parità e normalità. "I responsabili dovrebbero avere pene esemplari - sottolinea il ministro alle Politiche agricole Luca Zaia -: la prima potrebbe essere quella di mettersi al servizio delle famiglie con figli down, la cui dignità è stata offesa". Un episodio che offre anche uno spunto per riflettere sull'uso del linguaggio rivolto ai disabili: "Solo una cultura diversa può combattere questa violenza sui più deboli", sottolinea Angelo Moratti, presidente Special Olympics Italia. "Mentre partiva in Italia il tiro al bersaglio su Facebook - aggiunge il presidente - negli Stati Uniti, Special Olympics lanciava la campagna R-Word, contro l'uso delle parole ‘ritardato' e ‘ritardo mentale', per non denigrare le persone con disabilità intellettiva".
Non è la prima volta che compare un gruppo shock su Facebook. "Gettiamo gli handicappati nei burroni" e "Picchiamo gli handicappati" sono solo alcuni dei precedenti contro i disabili sul social network. Pagine oscurate grazie alla mobilitazione, sempre maggiore, degli utenti, come attraverso l'appello "Facciamo chiudere il gruppo gettiamo gli handicappati nei burroni", che oggi conta oltre 4400 iscritti. Ma cosa c'è dietro alle offese ai disabili su Facebook? Bullismo da adolescenti, scopi commerciali o il cosiddetto fenomeno del "trollismo"? "A volte si tratta solo di cattivo gusto - spiega Paolo Attivissimo, esperto di web e "disinformazione mediatica" - o di troll, che nel gergo delle comunità virtuali sono persone che interagiscono tramite messaggi provocatori, allo scopo di vedere quanta gente inorridisce". Ma altre volte i fini sono commerciali: "Per fare in modo che quello spazio internet venga visitato - spiega Attivissimo - si crea un gruppo e si trova il modo per fargli ottenere più risonanza possibile". Il rimedio? "Ignorare questi gruppi e segnalarli a chi di dovere" .
Accanto ai gruppi shock, c'è anche un uso positivo di internet : "In rete esiste anche un contraltare"- spiega Daniela Mignogna, mamma di una ragazza affetta da sindrome di Angelman, e creatrice del gruppo "Se vuoi il mio posto, prendi anche il mio handicap", con 15 mila membri. "La mia esperienza su Facebook è stata molto positiva - sottolinea - soprattutto perché mi ha permesso di entrare in contatto con altri genitori che condividono l'esperienza di una malattia rara come quella di mia figlia". (Maria Chiara Cugisi)
(22 febbraio 2010)









