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"Traguardo importante per i diritti di tutti": Mercandelli (Fand) sulla Convenzione Onu

Con il documento sui diritti delle persone con disabilità "si tenta per la prima di eliminare radicalmente qualunque forma di discriminazione culturale". Kofi Annan ha definito il testo “una tappa storica”

Il logo della FANDdi Pietro Mercandelli
presidente Federazione della associazioni nazionali dei disabili


ROMA - La Fand ha partecipato con attenzione, soprattutto ad opera di alcune associazioni che la compongono, agli sforzi compiuti dalla Commissione ad hoc che ha lavorato alle otto sessioni che sono state necessarie per definire, su mandato dell'Assemblea della Nazioni Unite, un accordo tra i diversi Paese sul testo dei 50 articoli che compongono la Convenzione internazionale sui diritti delle persone con disabilità.
Un traguardo importante per i diritti di tutti, perché con questo importante documento, si tenta per la prima di eliminare radicalmente qualunque forma di discriminazione culturale possa colpire le persone disabili. Un momento storico, quindi, che ha visto la Commissione ad hoc protagonista di un grande progetto costruito e pensato per il mondo della disabilità. Non per niente il segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, ha definito questo testo "una tappa storica per i 650 milioni di persone con disabilità nel mondo".
Si tratta infatti di un atto dovuto della comunità internazionale che segna il passaggio ad una nuova epoca nella quale le persone con disabilità avranno in tutto il mondo gli stessi diritti ed opportunità. Dal 19 dicembre 2001 la Commissione ad hoc ha impiegato 5 anni, riunendosi in sessioni lunghe ed approfondite, due volte all'anno, fino a giungere ad un risultato che concretizza le aspettative di almeno trent'anni di tentativi mai portati a termine. Dopo le 22 regole standard del 1993, la Convenzione assume oggi il significato ed il ruolo di una vera e propria fonte di diritto internazionale in materia di disabilità, che quindi orienterà in modo vincolante le legislazioni nazionali dei singoli Paesi che la ratificheranno e la integreranno nel proprio ordinamento giuridico.
Trovare questo accordo tra paesi culturalmente molto distanti nell'approccio alla disabilità non è stata un'opera semplice né facile, che ha visto mettersi di traverso persino Paesi a legislazione sociale avanzata, come gli stessi Stati Uniti d'America, che hanno messo a dura prova le capacità diplomatiche delle delegazioni dei 192 Paesi membri delle Nazioni Unite, delle agenzie e delle organizzazioni non governative accreditate. Molte di queste delegazioni, come quella italiana, erano assistite da esperti e soprattutto dai rappresentanti di tante associazioni di persone disabili, che hanno finalmente coronato un sogno con l'approvazione del testo avvenuta il 25 agosto scorso. L'applauso generale che ha salutato la votazione finale veniva, quindi, da partecipanti che non erano solo rappresentanti istituzionali o politici, ma erano essi stessi persone disabili o comunque esperti impegnati da anni nel settore della disabilità.

E' per questo motivo forse, che la stessa organizzazione dei lavori della Commissione ad hoc è stata un esempio di straordinaria efficienza dal punto di vista dell'accessibilità e del superamento delle barriere architettoniche e sensitive, con la costante presenza di interpreti nella lingua dei segni e la continua disponibilità in tempo reale dei documenti per via informatica, braille e a stampa. Questo fa ben sperare la Fand per il futuro delle persone disabili anche in Italia, perché il patrimonio culturale e l'esperienza vissuta dai delegati italiani nella Commissione ad hoc potrà essere utile anche al nostro Governo, al Parlamento, alle Regioni per individuare le norme con le quali dare attuazione incondizionata ai principi ed alle norme della nuova Convenzione. Ci aspettiamo quindi nuove leggi nazionali e regionali sull'accessibilità, sull'integrazione, sulla scolarizzazione, sulla lingua dei segni, sull'inserimento lavorativo, sull'assistenza economica e sociale e su tante altre materie che le Nazioni Unite hanno finalmente individuato come elementi qualificanti di un'azione comune di tutta l'umanità a difesa dei diritti e delle prerogative delle persone disabili, nella loro integrità, e non semplicemente intese come corpi da riabilitare o mobilitare, ma come risorse straordinarie, capacità e culture da valorizzare.

Nel Preambolo, nei 50 articoli e nel Protocollo aggiuntivo della Convenzione si tenta di stabilire regole certe ed universali per promuovere, proteggere ed assicurare il pieno e paritario godimento di tutti i diritti umani e delle libertà fondamentali da parte delle persone con disabilità, nonché di promuovere il rispetto della loro intrinseca dignità. Ma la cosa forse più bella e nuova di questa Convenzione è che essa riconosce la necessità di un'opera educativa verso l'intera società, al fine di prevenire l'insorgenza di forme di discriminazione dovute ad ignoranza. Altro punto qualificante è quello in cui si riconosce il diritto della persona disabile a scegliere l'esperienza della vita indipendente e integrata, potendo accedere effettivamente ai supporti necessari a tale scopo, come gli ausili, l'assistenza personale ed eguali standard di assistenza sanitaria. Anche l'integrazione lavorativa, fatta di formazione e di riconversione professionale, non devono essere più considerati un "collocamento", ma il raggiungimento e il mantenimento della massima indipendenza lavorativa, della realizzazione personale e della partecipazione in tutti gli aspetti della vita. Ed i relativi servizi devono essere disponibili vicino a dove abita la persona, ed il personale continuamente formato ed aggiornato. La Fand saluta con particolare soddisfazione la creazione, prevista dalla Convenzione, di una Commissione per i diritti delle persone disabili, Organo sovranazionale eletto dagli stati membri, alla quale ogni Paese firmatario ed aderente dovrà fornire periodicamente dei rapporti sulle modalità di applicazione delle norme nell'ambito del proprio ordinamento.

Questo significa che la FAND e le singole associazioni che la compongono, una volta che l'Italia abbia ratificato la Convenzione, potranno tutelare i diritti delle persone disabili, degli invalidi civili, del lavoro e per servizio, dei sordi e dei ciechi, con una maggiore forza contrattuale nei confronti delle Istituzioni italiane. Su questo punto è bene rendersi conto che certamente l'Italia possiede una legislazione avanzata in questo campo, ma non sempre certi obiettivi legati all'integrazione piena dei disabili sono considerati priorità da rispettare nell'ambito delle scelte finanziarie e di bilancio. Con questo nuovo trattato internazionale, invece, si chiariscono temi importanti nel campo della formazione culturale, dell'integrazione lavorativa e del libero ed autonomo dispiegamento della personalità del disabile, che certamente non potranno essere più ignorati o considerati in second'ordine da parte del legislatore nazionale e regionale. Poter far conto su questa Convenzione, significa per la Fand un invito esplicito ad un ancor maggiore impegno sul piano rivendicativo, organizzativo e culturale, per recuperare in fretta su quelle posizioni cui ci ha fatto arretrare purtroppo in questi anni una certa disattenzione politica ed istituzionale. E sarà un impegno per tutti nei prossimi anni, per il mondo economico, per quello politico ed anche per noi stessi disabili attivi nelle diverse associazioni di categoria, perché non possiamo e non dobbiamo perdere questa straordinaria occasione per progredire insieme verso l'integrazione e la non discriminazione delle persone con disabilità anche nel nostro Paese.

(13 dicembre 2006)

Convenzione internazionale. Il contributo dell´Italia nella parole del ministro Paolo Ferrero

Il ministro Paolo Ferrero in un sorridente primo pianoIl ministro: "Un momento importante: il nuovo strumento, vincolante per gli Stati, riconosce, in ogni angolo del mondo, il diritto di vivere alla pari con tutti gli altri cittadini"