Il ministro: "Un momento importante: il nuovo strumento, vincolante per gli Stati, riconosce, in ogni angolo del mondo, il diritto di vivere alla pari con tutti gli altri cittadini"
di Paolo Ferrero Ministro della Solidarietà sociale
ROMA - Oggi l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite adotta ufficialmente la convenzione internazionale sui diritti delle persone con disabilità e che sarà aperta alla firma degli Stati nel marzo dell'anno prossimo. E' un momento di grande rilevanza per le persone con disabilità che finalmente potranno contare su di un nuovo strumento internazionale, vincolante per gli Stati, che riconosce loro, in ogni angolo del mondo, il diritto di vivere alla pari con gli altri cittadini e gli assicura il pieno godimento di tutti i diritti, senza alcune distinzione.
L'esigenza di una convenzione internazionale nasce dalla consapevolezza che il processo per il riconoscimento ed il godimento dei diritti da parte delle persone con disabilità si è rilevato fino ad oggi lento ed incerto anche se si è sviluppato in tutti i sistemi economici e sociali e nonostante numerosi stati abbiano nel tempo adottato legislazioni in materia di non discriminazione e pari opportunità nel contesto della disabilità. Persistono nel mondo barriere di ogni tipo -culturale, economico, sociale, alla partecipazione delle persone con disabilità alla vita del proprio paese.
La comunità internazionale ha progressivamente rivolto la propria attenzione alle problematiche della disabilità giungendo come noto, nel 1993, all'approvazione delle Regole Standards che, seppur non vincolanti, hanno rappresentato fino ad oggi un punto di riferimento fondamentale per il mondo politico e per la società civile nella definizione dei programmi nazionali di intervento in favore delle persone disabili. Ma un trattato internazionale, quindi vincolante per gli stati, interamente dedicato alla disabilità - queste le valutazioni maturate dalla comunità internazionale - avrebbe stimolato in maniera decisiva l'avanzamento del sistema dei diritti e rafforzato notevolmente la capacità degli strumenti già esistenti di dispiegare pienamente i propri effetti
La Convenzione non riconosce quindi "nuovi" diritti alle persone con disabilità, ma li "sistematizza", assicurando così che tutti gli individui che vivono in tale condizione possano goderne alla pari con gli altri.
La convenzione investirà la vita di circa 650 milioni di persone con disabilità che nel mondo vivono in condizioni di segregazione, di povertà, di esclusione nell'accesso ai servizi di assistenza di base, alla scuola, al lavoro. Le forti disuguaglianze sociali ed economiche, le guerre , le violenze, così come i disastri naturali sono spesso le cause dell'insorgere di condizioni di disabilità. La convenzione avrà quindi un impatto straordinario: così si è espresso il Segretario Generale delle Nazioni Unite alla vigilia dell'ottava ed ultima sessione del Comitato che presso le Nazioni Unite ha lavorato per 4 anni alla predisposizione del testo.
Mi preme tuttavia sottolineare che il valore più alto della convenzione risiede nella partecipazione attiva che le associazioni hanno svolto durante questi anni. E' questa la conferma che le persone con disabilità sono attori primari nella costruzione di un mondo a misura di tutti.
L'accesso a tutto per tutti, la promozione dei diritti, il rafforzamento della partecipazione delle organizzazioni di rappresentanza ed il mainstreaming della disabilità nel processo globale di sviluppo, sono le quattro priorità su cui è fondata la convenzione Accanto a queste, si confermano principi fondamentali quali la dignità, l'autonomia individuale, l'indipendenza delle persone; la non-discriminazione; la piena ed effettiva partecipazione ed inclusione nella società sulla base di eguaglianza; il rispetto delle differenze e l'accettazione della disabilità come parte della diversità umana ed umanità.
Sono molti i punti rilevanti, tra questi innanzitutto l'esser giunti per la prima volta ad una definizione delle persone con disabilità. E' questo forse il traguardo più significativo, tenuto anche conto delle forti resistenze inizialmente manifestate sia a livello europeo che internazionale all'adozione di una definizione.
L'Italia può certamente vantare di esser stata tra i paesi più "coraggiosi", avendo sin dall'inizio affermato con forza l'esigenza di non perdere quest'occasione e di disegnare, pur con tutta l'attenzione, i confini della disabilità. La formulazione raggiunta è soddisfacente evidenziando, in linea con i principi più avanzati, il fattore di handicap rappresentato dalle molteplici barriere che impediscono la piena ed effettiva partecipazione nella società delle persone con disabilità alla pari con gli altri cittadini.
Di rilievo inoltre la definizione di discriminazione sulla base della disabilità che "indica ogni forma di distinzione, esclusione o restrizione sulla base della disabilità che abbia lo scopo o l'effetto di compromettere o annullare il godimento, allo stesso livello degli altri, di tutti i diritti e le libertà fondamentali nel settore politico, economico, sociale, culturale, civile e in ogni altro ambito".
Importante aver inserito articoli dedicati in maniera specifica alla tutela delle donne disabili ed ai bambini, in considerazione della condizione di particolare vulnerabilità ed emarginazione in cui si trovano spesso a vivere e del rischio concreto di essere sottoposti a multiple discriminazioni.
Non meno significativi gli aspetti connessi alla promozione dell'accessibilità, alla tutela giuridica e alla sicurezza, al diritto alla protezione sociale, all'istruzione, per la quale gli Stati si impegnano ad assicurare "un sistema inclusivo a tutti i livelli e l'apprendimento a lungo termine ", garantendo che le persone con disabilità non siano escluse dal sistema educativo generale e che i bambini con disabilità siano integrati nella scuola primaria gratuita ed obbligatoria"; si riconosce il ruolo fondamentale della famiglia, intesa come gruppo sociale di base che è deputato a proteggere le persone con disabilità.
Ed ancora, pari diritti e opportunità dovranno essere garantiti nell'ambito della salute, del lavoro, così come dovrà essere assicurata la piena partecipazione alla vita pubblica e politica, culturale ed al tempo libero. Fondamentale è poi il ruolo della cooperazione internazionale per assicurare possibilità di intervento in zone a più alto bisogno di iniziative specifiche.
Per garantire la piena attuazione dei principi e degli strumenti previsti, viene creato un Comitato di esperti presso le Nazioni Unite, con compiti di monitoraggio, anche attraverso l'analisi dei rapporti nazionali che gli Stati sono chiamati ad inviare. I paesi si troveranno ad affrontare nuove sfide alle quali dovranno rispondere con nuovi provvedimenti, programmi ed azioni; dovranno impegnarsi attivamente per combattere stereotipi e pregiudizi, valorizzando il ruolo dei cittadini disabili: i principi enunciati sul piano internazionale si devono tradurre in un miglioramento concreto della vita delle persone disabili e la "società per tutti" deve divenire una realtà.
L'Italia, forte di una legislazione all'avanguardia in tema di tutela e promozione dei diritti delle persone disabili, ha partecipato attivamente ai lavori di preparazione del testo, e per il raggiungimento di alcuni punti di particolare rilievo, quali la cooperazione internazionale, le misure specifiche in favore di donne e bambini con disabilità, il ruolo della famiglia, il diritto all'istruzione, la tutela giuridica, oltre alla definizione di disabilità di cui si è detto..
Siamo ben consapevoli degli impegni che ci attendono: occorrerà attivare nuovi meccanismi per rendere effettivi gli strumenti convenzionali sul piano nazionale, definire nuove modalità per assicurare, come sollecitato dalla convenzione, il coordinamento interistituzionale, l'integrazione delle politiche e una attiva partecipazione delle associazioni di persone disabili in ogni fase di attuazione della convenzione.
(13 dicembre 2006)





