Palazzo Madama valuta se sollevare davanti alla Corte Costituzionale un eventuale conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato fra il Senato e la Corte di Cassazione. Continua il dibattito sulla sentenza di Milano: documento di Scienza e Vita contro la “sentenza di morte”

ROMA - Sul caso Englaro scende in campo il Senato. Su proposta del presidente Renato Schifani, infatti, la Giunta per il regolamento di palazzo Madama ha incaricato la commissione Affari Costituzionali di valutare se sollevare davanti alla Corte Costituzionale un eventuale conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato. Il conflitto sarebbe quello tra il Senato e la Corte di Cassazione, che ha emesso la sentenza che di fatto consente di porre termine alla vita della donna da sedici anni in coma. Dopo la valutazione della commissione Affari costituzionali, sarà l'assemblea del Senato ad avere l'ultima parola. "Noi andiamo avanti e la famiglia di Eluana porrà in atto la sentenza della Cassazione, sospendendo l'alimentazione della figlia quando lo riterrà opportuno", ha spiegato l'avvocato della famiglia Englaro, Vittorio Angiolini.
La mobilitazione contraria alla sentenza di Milano ha intanto compattato il mondo dell'associazionismo cattolico, che si esprime in un documento diffuso da Scienza e Vita.
"No alla prima esecuzione capitale della storia Repubblica italiana, no alla sentenza di morte pronunciata da alcuni giudici italiani contro Eluana Englaro", scrivono i due presidenti Bruno Dallapiccola e Maria Luisa di Pietro. "In queste ore si può consumare un terribile dramma che potrebbe restare come una macchia indelebile sulla coscienza di tutto un popolo, quello italiano, che in tante occasioni ha invece manifestato un amore senza confini per la vita umana in ogni sua fase, dal concepimento e fino alla morte naturale. Fermare la mano di chi si appresta a togliere la vita dando attuazione alla sentenza di un tribunale - peraltro sostenuta da alcuni settori minoritari dell'opinione pubblica e della medicina - è a questo punto un dovere insopprimibile per tutte le coscienze libere di questo Paese". "E lo pretende - continua Scienza e Vita - il rispetto delle stesse leggi italiane che non ammettono l'eutanasia, tale essendo ciò che si sta per commettere. Per questo ci rivolgiamo a tutta l'opinione pubblica, ai mondi della cultura e della scienza, del diritto e dell'economia, dell'informazione e del sociale perché con noi, e accanto a noi, sappiano pronunciare un grande ' Sì' alla vita e un ' No' insuperabile alla condanna a morte di Eluana. Chiediamo di sottoscrivere questo nostro appello che contiamo possa essere recepito da quanti sono in grado, attraverso gli strumenti della giustizia e della politica, di fermare questa orribile escalation". "Invitiamo inoltre - è la conclusione del documento - la famiglia di Eluana ad accogliere l'invito di chi ha dichiarato di voler continuare ad assisterla amorevolmente: altro non è che un affidamento di amore. Al tempo stesso ci impegniamo a sostenere tutti gli sforzi per garantire la vita di Eluana".
(17 luglio 2008)







