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Caso Englaro. Caldora: “Preoccupante stabilire se e quanto una vita è degna"

una foto incorniciata di Eluana
ROMA - Con la sentenza di Milano "si affermano principi che si fondano sulla presunzione di poter stabilire univocamente se e quando una vita sia degna di essere vissuta: tutto questo non può non portare forte preoccupazione ai familiari di quelle persone che non sono in grado di autodeterminarsi". Ad esprimere questa considerazione, in riferimento al caso di Eluana Englaro, è Mario Caldora, responsabile del Comitato Cinzia Fico di Napoli, uno dei tanti sorti nel nostro paese per iniziativa di genitori di persone con disabilità gravissima. Realtà associative, queste, impegnate da tempo a denunciare l'assoluta mancanza di sostegno e di aiuto da parte dello Stato a migliaia di famiglie su tutto il territorio nazionale: nuclei abbandonati a se stessi nella cura quotidiana dei loro cari.

"Ce lo aspettavamo - afferma Caldora - ma forse non immaginavamo che un evento così triste e funesto quale è la morte annunciata di un essere umano, sarebbe stato accolto con toni così entusiastici e trionfalistici: era già successo con Terry Schiavo, che neppure un forte movimento d'opinione riuscì a salvare dalla condanna a morte, e capimmo subito allora che quello sarebbe stato il primo caso, ma non l'ultimo". "Noi - continua Caldora - non vogliamo cadere nel tranello politico che divide l'opinione pubblica sulla opportunità di staccare la spina, che deve restare a nostro avviso una libera scelta della persona malata: vogliamo solo sostenere la preoccupazione di quei familiari di persone non in grado di autodeterminarsi (anche in coma vigile) per l'affermarsi di principi che si fondano sulla presunzione di poter stabilire univocamente se e quando una vita sia degna di essere vissuta".

Il responsabile del Comitato mette in rilievo come la discussione e la divisione dell'opinione pubblica in "fazioni" sul caso Englaro trascuri le implicazioni che si hanno sui numerosi altri casi di persone dipendenti per l'alimentazione e per i loro bisogni quotidiani dall'assistenza di terzi. "Molte di queste persone - sottolinea - grazie all'impegno e alle amorevoli cure di cui sono oggetto, riescono anche a vivere una vita che solo i familiari possono definire "dignitosa". Il paradosso di queste vicende "estreme" come quella del padre di Eluana - conclude Caldora - è che i familiari che suppliscono all'assenza dello Stato (con misure adeguate di supporto) devono anche temere il giudizio di una parte della società sulla sorte dei loro cari". (ska)

(17 luglio 2008)

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