Tre milioni di donne colpite in Italia: "Oggi in Italia la cura non è garantita". Il ritardo diagnostico (9 anni) aggrava il quadro clinico. Il 4% dei ricoveri femminili è legato alla malattia, con costi annui di 4 milioni di euro. L’esposizione ad inquinanti chimici tra le cause
ROMA - Riconoscere l´endometriosi come malattia sociale; ottenere dunque garanzia di diagnosi, di cura e di diritti spettanti a chi è colpito da una malattia invalidante, che condiziona in Italia la vita di 3 milioni di donne di età compresa tra i 25 e i 30 anni (14 milioni nell´Unione europea). Quindi, istituire un osservatorio nazionale multidisciplinare e permanente sulla malattia, che indirizzi la ricerca scientifica e monitori i casi. Sono i cardini della proposta di legge, di iniziativa dei deputati Dorina Bianchi (vicepresidente Commissione Affari sociali della Camera) ed Ermete Realacci (presidente Commissione Ambiente, territorio e lavori pubblici), "Disposizioni per la prevenzione e il trattamento dell'endometriosi", appena presentata a Montecitorio. "E´ una malattia che agisce nel silenzio" ci spiega il professor Pietro Giulio Signorile, presidente dell'Associazione italiana endometriosi. Un silenzio, dovuto sia a impreparazione dei medici sia alla sottovalutazione della paziente, che contribuisce al ritardo con il quale viene effettuata la prima diagnosi della malattia: 9 anni intercorrono tra i primi sintomi e la diagnosi. Un tempo lungo, durante il quale la donna è sottoposta a ecografie, accertamenti, analisi a volte invasive e costose, per scoprire l´origine di quei forti dolori pelvici che si presentano soprattutto durante il periodo mestruale, ma che possono anche non presentarsi e molte donne scoprono di essere malate quando hanno difficoltà ad avere figli. Il 30-40% dei casi porta alla sterilità.
Su 10mila ricoveri femminili ogni anno in Italia, ricorda Dorina Bianchi, il 4% è per ragioni legate all´endometriosi, con un costo annuo di 4 milioni di euro. Una spesa sanitaria e sociale altissima. Grande è la sofferenza psicologica, le donne spesso tacciono, anche sul lavoro, per timore di essere estromesse o non considerate. Secondo uno studio condotto negli Stati Uniti su donne tra i 18 e i 50 anni sul rapporto tra dolore pelvico e lavoro - e citato oggi da Bianchi -, "il 61% ha dichiarato che il dolore era di origine sconosciuta, che non era consapevole della malattia".
Le donne italiane malate perdono almeno 5 giorni lavorativi al mese, il 14% dichiara di aver dovuto ridurre le ore lavorative o di aver perduto il posto di lavoro. Anche per queste implicazioni nella proposta di legge sono coinvolti Inail e Inps e l'Istituto italiano di medicina sociale.
Coinvolta anche Legambiente, che sostiene con convinzione l'iter dell'iniziativa. In particolare attenta alle evidenze scientifiche che dimostrano come l'esposizione ad agenti chimici inquinanti, che hanno anche ripercussioni a livello endocrino, sia una delle cause dell'incidenza della malattia. Guadagnini, referente delle campagne dell'associazione, ha ricordato la diossina - presente più di quanto crediamo in alcuni ambienti che frequentiamo abitualmente - residuo tossico dei lavori industriali o quella esito di incenerimenti non controllati di plastica o cloro. "Non c'è stato solo Seveso, è un problema attuale di cui Legambiente si occupa anno nel rapporto sulle ecomafie. Anche i pesticidi sono stai riconosciuti da tempo come interagenti endocrini, e un loro bersaglio è anche l'endometrio". E' stato anche ricordato che in Belgio l'endometriosi tocca il 40% delle donne, a causa di ripetute contaminazioni con diossina.
"Pensiamo alla storia del fumo - argomenta il deputato Ermete Realacci -, quanti lutti ci sono stati perché non si sapeva quali esiti avesse. Così oggi stiamo capendo che pesticidi, diossina e altre sostanze procurano grossi danni tra cui l'endometriosi".
Funzione imprescindibile di stimolo la hanno le associazioni. Oltre alla promotrice Associazione italiana endometriosi, altre sono attive in questo settore. Come l'Associazione progetto endometriosi, costituita da donne colpite dalla malattia, che nel corso della presentazione della proposta di legge ha messo in luce come "oggi in Italia la cura non è garantita. Non siamo sicure di essere curate al meglio". L'associazione si occupa soprattutto di sostegno psicologico alle donne e ha un sito internet (www.apeonlus.info) con un forum molto frequentato. Lanciata anche la proposta di una giornata nazionale di sensibilizzazione sulla malattia, individuata nel 2 aprile. (Elisabetta Proietti)
(16 febbraio 2007)





