Dopo un prolungato Consiglio dei ministri, il governo approva all'unanimità il provvedimento che blocca il protocollo. Ma il capo dello Stato, che deve controfirmarlo, si era espresso contrariamente e rende noto che non lo firmerà. E' vero e proprio scontro. Berlusconi: "Se non c'è la firma di Napolitano, chiedo una legge in Parlamento in tre giorni". A Udine intanto al via la progressiva riduzione dell'alimentazione

ROMA - Il Consiglio dei ministri ha approvato, all'unanimità dopo una lunga discussione un decreto legge sulla vicenda di Eluana Englaro. Un provvedimento che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano non ha intenzione di controfirmarlo. Nel caso di Eluana Englaro - dice il presidente del Consiglio Berlusconi - "sussistono i presupposti di necessità e urgenza, presupposti che sono affidati alla responsabilità del governo in base all'articolo 77 della Costituzione: poi spetta al Parlamento decidere se confermare o meno questi presupposti". Con una lettera il capo dello Stato aveva chiesto al governo di non presentare alla sua firma il decreto che blocca l'esecuzione della ordinanza che consente alla famiglia Englaro di porre fine alla esistenza di Eluana. Ma il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, prendendo atto "con rammarico della deliberazione da parte del Consiglio dei ministri del decreto-legge relativo al
caso Englaro", ha deciso che non firmerà. Un comunicato del Quirinale afferma che "avendo verificato che il testo approvato non supera le obiezioni di incostituzionalità da lui tempestivamente rappresentate e motivate, il presidente ritiene di non poter procedere alla emanazione del decreto". Berlusconi aveva detto che se il presidente della Repubblica non avesse controfirmato il decreto, verrebbe rivolto l'invito al Parlamento di riunirsi ad oltranza per approvare in "due o tre giorni" una legge.
LA RIUNIONE - Un Consiglio dei ministri andato avanti ad oltranza, nel quale a lungo si è discusso della vicenda di Eluana Englaro, dell'eventualità di un decreto del governo, dei rilievi e dubbi espressi anzitutto dal capo dello Stato Giorgio Napolitano. La posizione del capo dello Stato era stata messa nero su bianco in una lettera che dal Quirinale è stata fatta arrivare a Palazzo Chigi e nella quale il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano invitava il governo a non procedere ad approvare un decreto legge aggiungendo che un provvedimento d'urgenza non si può varare in contrasto con sentenze passate in giudicato. Il capo dello Stato avrebbe citato in proposito almeno cinque precedenti di decreti non firmati dal Quirinale con questa motivazione, che riguarderebbero le presidenze di Sandro Pertini, Francesco Cossiga e Oscar Luigi Scalfaro. Berlusconi ha affermato che in Consiglio dei ministri "è intervenuta anche un'autorevole sollecitazione da parte del Presidente della Repubblica: si è chiesto che il Parlamento assuma al piu' presto una posizione definitiva sulla materia ed in particolare sulla disponibilità dell'alimentazione e dell'idratazione. Va tuttavia impedito - ha aggiunto - che nelle more dell'approvazione della nuova legge, si pongano in essere atti irreversibili in danno proprio di quei soggetti che non hanno espresso direttamente in modo certo, o non sono attualmente in grado di esprimere, la propria volontà in materia. Si rende pertanto necessario disporre il divieto di sospendere le attività di alimentazione e idratazione nei confronti di tali soggetti".
PROCEDURA - Intanto a Udine dovrebbe aver preso il via la procedura per la riduzione della nutrizione di Eluana sarebbe iniziata. L'avvocato Franca Alessio, curatrice di Eluana, ha ricordato prima dell'approvazione del decreto che il protocollo prevedeva che dopo tre giorni cominciasse lo stop all'alimentazione e che poiché non erano ancora intervenuti fatti nuovi si stava procedendo come previsto. A Udine arriveranno anche gli ispettori del ministero del Welfare.
LA PROCURA - Nel frattempo la Procura di Udine ha chiarito che gli accertamenti sugli esposti giunti ai Carabinieri e alla Polizia non interferiranno sulla sentenza della Corte di Cassazione di Milano e quindi sull'esecuzione del Protocollo. In precedenza anche il Procuratore Generale di Trieste, Beniamino Deidda aveva smentito le ipotesi di sequestro preventivo della stanza dove si trova Eluana Englaro (ipotesi circolate sulle agenzie di stampa nella giornata di ieri) e che non si sta svolgendo alcuna indagine sul contenuto della sentenza passata in giudicato, cioè sulle dichiarazioni di Eluana dalle quali si è ricostruita la sua volontà.
(6 febbraio 2009)





