L'organismo voluto dal ministero del Welfare per approfondire la questione dello "stato vegetativo" presenta un documento sul tema: imprecise le definizioni di condizione 'permanente' e 'irreversibile'. Si tratta di "pazienti in stato di gravissima disabilità, che hanno bisogno di rispetto, cure, attenzione e delicatezza". Un glossario precisa i significati dei termini più diffusi, da "coma" a "stato di minima coscienza", fino a "morte cerebrale"

ROMA - Anche in un caso come quello di Eluana Englaro, in stato vegetativo da 17 anni, è "assurdo" parlare di irreversibilità. E' quanto mai netta la presa di posizione della Commissione nominata lo scorso ottobre dal ministero del Welfare per approfondire la questione dello "stato vegetativo e stato minimo di coscienza": l'organismo presieduto dal sottosegretario Eugenia Roccella ha presentato ieri un documento-glossario nel quale si afferma che è "assurdo poter parlare di certezza di irreversibilità"' negli stati vegetativi di lungo periodo.
Nel dettaglio, nel documento si afferma che "pur essendo le possibilità di recupero sempre minori con il passare del tempo dall'insulto cerebrale, oggi il concetto di stato vegetativo permanente è da considerarsi superato e sono documentati casi, benché molto rari, di recupero parziale di contatto con il mondo esterno anche a lunghissima distanza di tempo". Il gruppo di esperti, una ventina tra neurologi e specialisti, si richiama alle raccomandazioni dell'International Working Party di Londra del 1996: "I termini 'persistente' e 'permanente' - affermano - sono sconsigliati e si consiglia di sostituirli con l'indicazione della durata della condizione (stato vegetativo da numero mesi/anni)''.
Il sottosegretario al Welfare Roccella ha ricordato che "i pazienti in stato vegetativo sono persone in stato di gravissima disabilità, ma tale stato non può mai essere definito irreversibile poichè nessuno può avere totale certezza dell'inesistenza di possibilità di recupero''. E' dunque sbagliato - per Roccella - definire i pazienti in stato vegetativo con locuzioni del genere "foglie di insalata", "sacchi di patate", "malati terminali", e così via: "Si tratta di persone con una gravissima disabilità, che hanno bisogno di rispetto, non certo di definizioni offensive, che pure sono state usate e hanno ferito parenti e familiari dei malati, come quelle che si sono lette o ascoltate di recente". E non sono neppure dei "malati terminali di cui si possa prevedere il decorso, ma di persone alle quali occorrono piu' cure, attenzione e delicatezza". No ai termini offensivi dunque anche perché "possono ingenerare nel pubblico convinzioni errate su stato vegetativo, coma e stato di minima coscienza".
Dal canto suo, il neurologo Gianluigi Gigli, professore straordinario di Neurologia alla Facoltà Medicina e Chirurgia dell'Università di Udine, ricordando che non si ha certezza che in tali pazienti la percezione del dolore sia inesistente, ha affermato: "Negli ultimi giorni su questi argomenti sono state fatte insalate di parole e colpisce il rilievo di espressioni tecnicamente improprie. E' stato detto che la donna è 'in coma da 16 anni', mentre si tratta di qualcosa di molto diverso, lo stato vegetativo appunto. O che si potrà 'staccare la spina', quando questi pazienti non sono tenuti in vita dalle macchine. Insomma, non ci sono spine da staccare. Si è parlato poi di morte corticale, ma le indagini mostrano che le condizioni variano caso per caso. E ancora, si e' detto che questi pazienti non soffrono, ma la realtà è che non lo sappiamo. Nessuno può dire come sia la loro percezione del dolore". E anche le definizioni 'permanente' e 'irreversibile' per lo stato vegetativo non sono corrette, eprchè "si puo' parlare solo in termini probabilistici ma non assoluti, come fa la sentenza del tribunale di Milano" sul caso di Eluana Englaro. Il ministero, ha annunciato Roccella, ha anche aperto un tavolo con le associazioni delle famiglie dei pazienti: l'obiettivo è quello di raccogliere dati epidemiologici e di formulare delle linee guida ed un Libro bianco sullo stato vegetativo in Italia.
(18 novembre 2008)







