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La chiusura degli opg? "Troppo lontana, ora si pensa al gelo"

La prospettiva della chiusura è troppo lontana per gli internati a Reggio Emilia. "Conta di più il problema del freddo", spiega Davide Orlandini, redattore di "Nuovo Effatà". Sulle colonne del giornale intanto avviato un dialogo fra detenuti e studenti

stanza di un Opg

REGGIO EMILIA - La chiusura degli opg è una prospettiva troppo lontana, una promessa delle tante che gli internati si sono visti fare. "È come se gli dicessero ‘in futuro starete meglio'", spiega Davide Orlandini, redattore di "Nuovo Effatà", il giornale che ormai da cinque numeri (l'ultimo è appena uscito, ed è disponibile anche sul sito web http://effataopgre.wordpress.com) tenta di raccontare la realtà dell'Opg e di dare voce a chi ci vive. "Noi entriamo all'Opg una volta ogni due settimane", racconta Orlandini: "Fra i detenuti la notizia della chiusura è circolata, ma in questo momento è molto più sentito il problema del freddo". Due internati infatti sono stati ricoverati nei giorni scorsi per ipotermia, e il gelo rappresenta in questo momento la preoccupazione principale. Da qui alla possibile chiusura, del resto, c'è di mezzo almeno un altro inverno.

Chi invece manifesta entusiasmo sono i familiari degli internati. Alcuni hanno anche scritto sul sito e sull'ultimo numero di "Nuovo Effatà". "Ho varcato i cancelli di Reggio Emilia e, vi assicuro, non lo auguro a nessuno", scrive una mamma. "Ora finalmente mio figlio è in una comunità dove ha la possibilità di essere aiutato e curato nel modo giusto e di riprendere in mano la sua vita. Certo il percorso è stato doloroso (molto doloroso) però ora abbiamo la speranza che qualcuno si prenda veramente cura di nostro figlio". Reggio Emilia, però, non sembra preoccuparsi troppo del futuro del suo Opg. "Quando gli internati escono per portar fuori i loro spettacoli teatrali, spesso si fermano a parlare con il pubblico", racconta Orlandini, "ma la maggior parte scopre solo in quel momento che a Reggio Emilia c'è un Opg".

Un progetto per avviare un dialogo fra la struttura e la città però è appena partito, si chiama "Parole in libertà" e si svolge proprio sulle pagine di "Nuovo Effatà". "Ci hanno contattato per un progetto di avvicinamento alla situazione dell'Opg", spiega Orlandini, "i ragazzi scrivono lettere, racconti, poesie, e gli internati rispondono". Un'iniziativa che il gruppo di detenuti/ricoverati che collaborano con il giornale (una decina circa) ha accolto con entusiasmo. "Per queste persone", conclude Orlandini, "già il fatto che qualcuno si interessi a loro è una novità". (Pietro Scarnera)

(15 febbraio 2012)

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