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Non autosufficienza: la "via italiana" proposta dal ministro Sacconi

Verrà presentato domani il Rapporto sulla non autosufficienza, in cui dal ministero delle Politiche sociali arriva il punto della situazione, ma anche indicazioni per un futuro che punta al taglio degli sprechi e alla collaborazione tra pubblico e privato

Non autosufficienza

ROMA -  "Una via italiana"  per l'assistenza alle persone non autosufficienti ispirata alla "collaborazione tra sistema pubblico e sistema privato". È quella che proporrà domani il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Maurizio Sacconi, presentando il Rapporto sulla non autosufficienza, anticipato dal Corriere della sera in un lungo articolo pubblicato oggi tra le pagine del quotidiano. Mentre in altri paesi europei la non autosufficienza ha fondi dedicati, la formula italiana non punta unicamente sull'assistenza pubblica, ma anche su fondi integrativi previdenziali. Un progetto che prevede inizialmente un'adesione volontaria, poi "potrebbero essere introdotti criteri di obbligatorietà - spiega il documento citato dal Corriere della sera - con il consenso sociale e la condivisione di tutti i soggetti istituzionali interessati".

In Italia le persone non autosufficienti sono almeno 2,6 milioni, di cui 2 milioni di anziani. Un problema, che riguarda quasi una famiglia su 10 e che rischia di aggravarsi con l'invecchiamento della popolazione. Oggi le persone con più di 65 anni sono oltre il 20% della popolazione italiana, saranno il 34,5% nel 2051. Dati che prospettano anche una crescita esponenziale dei costi di assistenza dovuti anche alla progressiva riduzione dei potenziali caregiver. Il tutto mentre le famiglie italiane già oggi spendono per le circa 774 mila badanti "oltre 9 miliardi per retribuire le badanti - spiega il rapporto -, più dei 6,3 miliardi spesi dallo Stato per le indennità di accompagnamento". Per le badanti, infatti, il rapporto propone agevolazioni fiscali per favorire l'emersione dal nero. Una situazione che il ministro Sacconi intende fronteggiare col taglio agli sprechi, ma soprattutto con lo sviluppo territoriale dei servizi in rete e la competitività: "Le strutture opereranno in uno scenario più competitivo - spiega il rapporto -, dovendo attrarre sia i finanziamenti pubblici sia le risorse private". Maggiore efficienza, quindi, "senza smantellare il servizio sanitario nazionale".

Un'Italia spaccata in due, quella dell'assistenza pubblica presentata nel rapporto: un Nord virtuoso e a sud di Roma sprechi e interventi impropri. Le regioni del nord Italia, spiega il rapporto, hanno puntato sulla rete di servizi di assistenza per i non autosufficienti riducendo i posti letto per lungodegenti, mentre nel Sud Italia "si riscontra una sovra offerta di presidi ospedalieri e posti letto per acuti, con disavanzi economici pesantissimi", oltre che "ricoveri ospedalieri impropri". Una differenza tra le due "Italie" che vede, rispetto ad una media nazionale del 3,2% di anziani non autosufficienti utenti dei servizi di assistenza domiciliare integrata, il 7,2% in Friuli contro l'1% della Sicilia. "Emerge in tutta la sua forza - si legge nel testo del ministro - che Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia Romagna e Lombardia ‘prendono in carico' a diverso titolo il triplo degli anziani non autosufficienti di Campania, Puglia e Calabria". Un divario evidenziato, infine, anche dalle pensioni di accompagnamento: "Nelle Regioni in cui vi è la maggior presenza di servizi (Nord) si registra la più bassa percentuale di pensioni di accompagnamento - aggiunge il rapporto -. Al contrario ove i servizi sono più carenti la pressione per ottenere invalidità e indennità di accompagnamento è superiore".

(20 luglio 2010)