E' la struttura meno affollata dell'Emilia-Romagna. Gli altri penitenziari della Regione sono costretti a tenere le persone disabili rinchiuse nelle celle strette e inaccessibili. La situazione dopo il mancato decollo del piano che avrebbe dovuto trasformarlo in una sorta di comunità di recupero per detenuti tossicodipendenti

CASTELFRANCO EMILIA - E' il carcere meno affollato dell'Emilia-Romagna e l'unico dove il numero dei detenuti non supera la capienza regolamentare. Quella di Castelfranco Emilia (in provincia di Modena) è anche una delle due strutture di detenzione in regione con celle accessibili: in realtà solo due e vuote entrambe. Il tutto mentre gli altri penitenziari (stando alla testimonianza di un volontario anche quello di Parma, che pure è dotato di un'area accessibile e di un Centro di diagnosi e cura) sono costretti a tenere le persone disabili rinchiuse nelle celle insieme agli altri detenuti. Secondo i dati ufficiali, il carcere modenese ha 139 posti e solo 86 detenuti: numeri che contrastano con il panorama regionale, dove tutte le altre carceri sono affollate con una media di 170 detenuti ogni 100 posti previsti. E in questo contesto, le due celle accessibili di Castelfranco restano vuote. Secondo Paola Cigarini, responsabile della conferenza regionale Volontariato Giustizia (un organismo che riunisce enti ed associazioni che operano all'interno dei penitenziari), la spiegazione è tutta nei protocolli: sarebbero infatti "motivi burocratici a fare sì che la struttura non funzioni a pieno regime".
Il mancato utilizzo delle celle accessibili "non stupisce", dice l'avvocato Desi Bruno, coordinatrice nazionale dei Garanti dei diritti dei detenuti e responsabile per la struttura detentiva di Bologna. Quella di Castelfranco Emilia "è una casa di reclusione a custodia attenuata, e in una parte di essa risiedono le persone che partecipano a progetti di reinserimento destinati per lo più al recupero dalla tossicodipendenza: anche se le domande di ammissione sono tantissime, non si riesce a sfruttarne appieno la capacità, e i motivi non sono chiari neppure ai servizi sociali che si occupano di inoltrare le richieste". Infatti nel programma di reinserimento per tossicodipendenti ci sono "40 posti disponibili, di cui solo 16 sono occupati". Nella stessa struttura, ma in un'altra sezione apposita, sono invece rinchiusi 70 "internati": si tratta di persone che hanno finito di scontare la pena ma, essendo considerate socialmente pericolose, restano in carcere per periodi che vanno da un anno a un anno e mezzo. In base a un progetto messo a punto dal governo Berlusconi in carica dal 2001 al 2006, la sezione dedicata agli "internati" avrebbe dovuto scomparire da Castelfranco Emilia. "Il progetto - spiega Paola Cigarini - riguardava la creazione di una sorta di grande comunità per i detenuti tossicodipendenti": il carcere, ristrutturato prima del 2001 "con un bagno per cella e una sala comune per i pasti", avrebbe dovuto accogliere circa 300 tossicodipendenti, ma "il progetto non è mai decollato". (Erica Ferrari)
(20 ottobre 2008)















