Piantoni e compagni di cella sono spesso incaricati di prendersi cura deidetenuti disabili. "Una cella è grande poco più di un bagno per persone disabili, e a volte i detenuti sono costretti a condividerla con una o due persone": il punto di vista di Paola Cigarini, responsabile della conferenza Volontariato Giustizia dell'Emilia-Romagna

MODENA - Detenuti con problemi psichici "abbandonati a loro stessi", ma anche piantoni e "compagni di cella" incaricati di prendersi cura dei disabili. A raccontare la situazione all'interno del carcere di Modena è Paola Cigarini, responsabile della conferenza Volontariato Giustizia dell'Emilia-Romagna (un organismo che riunisce enti ed associazioni che operano all'interno dei penitenziari) e volontaria all'interno della struttura modenese. E se "i casi di disabilità fisica sono pochi all'interno della struttura", come afferma la volontaria, "sicuri" sono però i disagi: per chi è costretto a muoversi in carrozzina "le difficoltà maggiori le danno gli spazi" ristretti e affollati, nonostante all'interno del carcere ci siano alcuni ascensori e una rampa esterna per i visitatori costruita di recente. "Una cella - spiega Cigarini - è grande poco più di un bagno per persone disabili, e a volte i detenuti sono costretti a condividerla con una o due persone". Di positivo ci sono i piantoni, detenuti incaricati di prendersi cura dei "compagni di cella" disabili e, stando a quanto racconta Cigarini, "la solidarietà tra persone che condividono la stessa cella".
Se i disabili fisici non sono molti - rispetto alla capienza del penitenziario che, con 421 detenuti per 222 posti disponibili è uno dei più affollati della regione - sarebbe invece consistente (anche se non quantificabile) la presenza di detenuti con disagio psichico: "persone che compiono piccole cose e che vengono arrestate per lo più per motivi legati all'ubriachezza o al disturbo" della quiete pubblica. Seguiti dai servizi sociali all'esterno, dietro le sbarre risultano più abbandonati a loro stessi: gli operatori del Servizio per l'igiene mentale e l'assistenza psichiatrica Simap di Modena infatti "non entrano in forma organizzata e sistematica nel carcere e non hanno, come ad esempio ha il Sert, uno sportello all'interno della struttura", spiega la responsabile della conferenza Volontariato Giustizia dell'Emilia-Romagna. I servizi entrano in carcere solo se vengono chiamati, mentre sul campo abitualmente "c'è solo uno psicologo libero professionista". (Erica Ferrari)
(20 ottobre 2008)















