Se la disabilità motoria comporta, in alcuni casi, misure alternative alla detenzione, così non è per il disagio mentale. Simona Silvestro, responsabile del progetto "Sulla Soglia" a San Vittore: "La disabilità di tipo ha rilevanza soprattutto nel processo, ma non costituisce affatto un motivo di incompatibilità tra il detenuto che ne soffre e il carcere"

MILANO - Se la disabilità di tipo motorio è spesso riconosciuta e comporta in alcuni casi misure alternative alla detenzione, così non accade per il disagio mentale. "La disabilità di tipo psichico - spiega Simona Silvestro della cooperativa sociale A&I, responsabile del progetto "Sulla soglia" nel carcere di San Vittore - ha rilevanza soprattutto nel processo, ma non costituisce affatto un motivo di incompatibilità tra il detenuto che ne soffre e il carcere". Non esistono altri percorsi di pena per i disabili psichici se non quello detentivo: "Anche il ricovero in un Opg - cioè ospedale psichiatrico giudiziario - a Castiglione delle Siviere è limitato alle sole persone che hanno da poco commesso un reato perché incapaci di intendere o di volere, oppure ai detenuti con disagio mentale, ma solo nel periodo di massima acutizzazione della malattia".
Esiste anche una fetta di popolazione carceraria che soffre di varie forme di disagio -da paranoia ad attacchi di panico - che difficilmente comportano un riconoscimento del deficit. La disabilità psichica viene così spesso accertata o dagli psichiatri al momento dell'ingresso dei detenuti in carcere, o dalle commissioni invalidi, quando i detenuti chiedono il riconoscimento del proprio deficit: "L'invalidità è utile soprattutto nel periodo che segue alla detenzione - spiega Simona Silvestro -, quando l'ex carcerato dovrà fare i conti con il reinserimento nella società e la ricerca di un lavoro".
Non esistono dati ufficiali sul numero di disabili mentali in carcere. La presenza di alcune patologie di tipo psicologico riguarda almeno il 20% per cento dei detenuti. "A San Vittore - dice Simona Silvestro - è più alta, ma dipende propria dalla presenza del Comp, il reparto di neuropsichiatria del centro clinico".
La cooperativa sociale A&I ha avviato a San Vittore il progetto "Sulla Soglia" per garantire una continuità terapeutica anche dopo il carcere, "nel momento in cui spesso per chi termina di scontare la pena ma soffre ancora di disagio mentale, all'assistenza interna al carcere non segue l'aggancio del Centro psicosociale". Il centro diurno, importante alternativa alla detenzione nella cella, è attivo da marzo, ma ha davanti a sé un futuro incerto: "A fine gennaio finiranno i fondi che lo sovvenzionano -dice Simona Silvestro- e non è stata data ancora la disponibilità a rifinanziarlo". (Francesco Abiuso)
(20 ottobre 2008)















