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Andrea Macrì e il sogno sportivo a due facce: d'estate è fiorettista, d'inverno hockeysta

Poche vite cambiano e si trasformano a velocità supersonica come questa di Andrea Macrì, che ha ancora pochi anni ma una valanga di cose fatte da raccontare. Come passare da superstite del crollo del Liceo di Rivoli a punta di diamante della nazionale di scherma in carrozzina d'estate e di ice sledge hockey d'inverno. E le Paralimpiadi di Londra lo aspettano

ROMA - Tutto ti aspetti, a 17 anni, tranne che a scuola, in classe, durante la lezione magari di storia, tutto possa cambiare drasticamente, tutto possa assumere contorni tragici e scolpirsi nella mente in modo devastante. Uno scricchiolio, mentre la professoressa spiega, poi un boato, calcinacci, polvere. Crolla un pezzo di soffitto al Liceo di Rivoli, proprio sopra il banco di Andrea Macrì e Vito Scafidi. Sotto le macerie resta il corpo senza vita del suo compagno. Andrea, invece, è ferito e stordito, ma vivo. A 17 anni, invece che spalancarsi, le porte delle opportunità e le prospettive futuro, d'un tratto si chiudono, e cala un silenzio disperato. Quel giorno, a scuola, è stato colpito da un tubo di ghisa piombato sulla sua schiena provocandogli una lesione midollare, per fortuna incompleta, che però lo costringe in carrozzina e all'uso delle stampelle. Sempre a 17 anni, però, la forza della vita esplode dentro. Ecco che Andrea ci mette un po' a riprendersi dalla batosta ma poco dopo è di nuovo in pista. Torino offre tante possibilità, di ogni genere. Lo sport per chi ha disabilità è una di queste.

Come è tornato di nuovo lo sport, nei tuoi pensieri?
All'Unità spinale dove ero ricoverato, ho incontrato Claudio Zannotti, uno dei Tori Seduti dell'ice sledge hockey, l'hockey su slittino sul ghiaccio. E' stato lui a convincermi a provare.

Dalle prime traiettorie incerte sul ghiaccio al titolo europeo nel 2011 il passo è stato breve.
Un'emozione grandissima, quando ho indossato per la prima volta la maglia azzurra sul ghiaccio.

Contemporaneamente, però, hai conosciuto la società sportiva Lame Rotanti, dove hai provato la scherma in carrozzina.
E me ne sono innamorato da subito. Devo dire che l'hockey è entrato nella mia vita proprio come allenamento atletico per la scherma. Difficile dire quale, tra questi due sport, preferisco. Anzi, non lo dirò mai. Ma il giorno in cui dovrò scegliere quale fare seriamente ed esclusivamente, per me quello sarà un giorno tristissimo.

Anche perché la qualificazione alle Paralimpiadi, l'evento che popola i sogni più arditi di qualsiasi sportivo, è arrivata a forza di stoccate. Bronzo ai Mondiali di Catania con la squadra di fioretto maschile, da poco entrato nel gruppo sportivo della Polizia di Stato, le Fiamme Oro.
E' una sensazione forte, carica di emozione, che non ho ancora metabolizzato perché far parte di un ristretto gruppo di atleti paralimpici, inserito in un gruppo sportivo tanto prestigioso, è aspetto di straordinaria importanza. Sono molto contento, lo confesso, ho parlato con Stefano Pantano, l'ex schermidore olimpico, per i primi dettagli. Non vedo l'ora di conoscere il team.

Prima di queste esperienze al vertice, la tua vita era tutta studio, amici e sport: nuoto e calcio, ma nulla di agonistico. Come definiresti la scherma e l'hockey in versione paralimpica?
Non le conoscevo minimamente prima dell'incidente, sono diverse l'una dall'altra: di concentrazione una, di forza fisica l'altra. L'hockey è stato travolgente. Dopo le prime prove, non sono più stato in grado di farne a meno. E poi sono stato viziato dal gruppo: sono uno delle giovani leve, mi fanno sentire il futuro dell'hockey, ma bisogna dimostrare di poterci arrivare e restare, a quei livelli.

La scherma, intanto, rappresenta il presente.
Fino allo scorso anno mi è servito molto fare tutto il circuito internazionale per accumulare esperienza. A differenza degli sport fisici, nella scherma, senza esperienza non puoi affrontare l'assalto e non vai da nessuna parte. Me lo dice sempre il mio maestro Andrea Pontillo, a maggior ragione vale per me che non avevo un passato nella disciplina. Partire dallo zero assoluto ed arrivare ai massimi livelli è stato straordinario, ma il percorso è solo all'inizio. Ogni volta miglioro in qualcosa.

Il carattere irruento, però, è il tuo tallone d'Achille, almeno nella scherma.
In pedana sono abbastanza nervoso, mi sale tanta rabbia, Per fortuna nell'hockey riesco a scaricare la tensione che accumulo nella scherma. Dovrei essere molto più freddo, ma tengo talmente tanto a quello che faccio, da non riuscire a mantenere un perfetto equilibrio. Da ora in poi, però, gare e raduni mi aiuteranno a superare questo ostacolo.

Non solo sport, ma anche studio, che per il momento però deve aspettare..
Ho messo in stand by gli studi in Scienze della Comunicazione perché mi sono reso conto che era impossibile portare avanti una facoltà come quella e la scherma, per lo meno fatta a questi ritmi. Peraltro, io non vivo a Roma, dove avrei sempre la possibilità di confrontarmi con i miei colleghi. Forse impiegherò più tempo per crescere, ma per ora i risultati mi stanno dando ragione.

La famiglia ti è sempre accanto?
Non mi hanno mai lasciato. Tutti sono fieri di me, ho sempre voluto che questa mia passione non fosse un peso per loro, tanto che ho preso la patente appena uscito dall'unità spinale, per poter andare agli allenamenti da solo. Mi vedono poco, a casa, ma immagino siano contenti, sia per i risultati, sia perché non sono tra quelle persone disabili che si arrendono quando un incidente li costringe su una carrozzina.

Zanardi ha dichiarato, dopo la vittoria di quest'anno nella maratona a Roma, che era dedicata a tutte quelle persone disabili che credono che l'unico divertimento che resta loro è la play station.
Diciamo che a vent'anni la play station è un divertimento che non mi faccio mancare con gli amici. Alex però ha ragione: anche io, quando vado a fare promozione nelle scuole, racconto dell'importanza dello sport per un giovane, sia esso disabile o meno. E' qualcosa in grado di cambiare la vita. Non mi stancherò mai di dirlo e ripeterlo, a chiunque incontro, dovunque mi trovi. (a cura del Cip)

(18 agosto 2012)