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Doping, solo tre su dieci conoscono le sostanze illecite

I risultati di un'indagine della regione Emilia Romagna nell"ambito della campagna "Positivo alla salute" sulla lotta al doping. E nel corso del Giro d'Italia dei dilettanti, un equipe medica controllerà i corridori in gara

provette

BOLOGNA - Solo tre persone su dieci conoscono le sostanze o le pratiche dopanti. Ma nove su dieci non ne farebbero mai uso. È quanto emerge dall'indagine svolta della regione Emilia Romagna e dal centro regionale antidoping nell'ambito della campagna "Positivo alla salute", incentrata alla prevenzione e alla lotta al doping con programmi di informazione e comunicazione nelle scuole e nelle associazioni sportive. L'indagine, che verrà presentata in autunno ad una platea di medici, allenatori e dirigenti sportivi, è stata realizzata sulla base di mille interviste telefoniche a persone dai 16 ai 54 anni e con due focus group per sportivi amatori e dilettanti dai 18 ai 55 anni. "Dai dati - dice Ferdinando Tripi, direttore del Centro regionale antidoping - risulta che il 98,1% del campione ha sentito parlare di doping e il 65,7% ne conosce gli effetti negativi, ma solo tre intervistati su dieci sanno citare una sostanza o una pratica dopante. C'è dunque una concezione diffusa sulla slealtà causata dall'uso di sostanze illecite, ma ci vogliono interventi più mirati per una maggiore conoscenza di queste sostanze".

Nasce da qui il progetto "Positivo alla salute", che prevede, fra le altre cose, la creazione di un database sulle caratteristiche e sugli effetti delle sostanze dopanti. Il database è già consultabile gratuitamente sul sito internet www.positivoallasalute.it. "È l'unico sito in Italia ad avere queste peculiarità - dice Roberto Franchini, direttore dell'agenzia di informazione della regione - ed è rivolto sì ai giovani atleti, ma anche agli allenatori e agli insegnanti". Il progetto, promosso da cinque assessorati (Politiche per la salute, Cultura, Scuola, Agricoltura, e Università), comprenderà nel prossimo autunno anche alcune attività nelle scuole con la partecipazione, in qualità di testimonial, di alcuni sportivi famosi.

Il primo appuntamento concreto, invece, è per il 12 e 13 giugno prossimi con il "Villaggio della salute", organizzato in occasione della prima tappa emiliano-romagnola del Biogiro, il Giro d'Italia per ciclisti dilettanti "under 27". Si tratta di un camper-ambulatorio in cui un'equipe di medici dello sport farà alcuni prelievi ematici ai 168 corridori in arrivo alla tappa di Modena. "Lo scopo non è la ricerca di sostanze dopanti - sottolinea Tripi - bensì quello di tracciare un profilo fisico completo dell'atleta in condizioni di forte pressione agonistica". "Consideriamo lo sport come un pezzo di welfare - dice Alberto Ronchi, assessore regionale allo Sport - utile per la qualità della vita e anche per favorire l'integrazione. Occorre avviare un ragionamento anche di tipo culturale, in controtendenza rispetto al modello dominante. Vincere in una gara è la ciliegina sulla torta, ma la torta è il miglioramento della propria salute". (gm)

(10 giugno 2009)