L'esordio in handbike nel 2006 e il bronzo mondiale nel 2011, venerdì scorso l'udienza al Quirinale per la consegna del tricolore alla delegazione paralimpica. Ora due mesi di raduni e allenamenti prima di Londra 2012. Storia di Mauro Cratassa, giù da una scala da elettricista e in alto sulle vette del ciclismo paralimpico

ROMA - "Un'emozione grandissima, un onore mai provato, questo di essere ricevuto al Quirinale". Così ha commentato entusiasta Mauro Cratassa, viterbese classe '64, bronzo iridato nell'handbike a Roskilde (Dan), la sua chiamata a rappresentare i ciclismi all'Udienza per la consegna della bandiera al Quirinale. Appena ha ricevuto la convocazione, con la sua proverbiale modestia, Mauro ha esclamato: ‘Proprio io, perché?'. Lui che non era uno sportivo, prima di cadere da una scala montante di 9 metri, a 24 anni, mentre faceva un lavoro elettrico per un'azienda agricola ed oggi è assistito INAIL, oltre che componente imprescindibile della rosa nazionale delle due e tre ruote paralimpiche. Dopo il Mondiale di Danimarca del 2011, dopo l'oro e l'argento in due tappe del circuito europeo dello stesso anno. Ha ancora uno sguardo incredulo sul suo presente, oggi che lo cerca SKY per intervistarlo, che ha vinto la Maratona di Roma: "Anche se primo è arrivato Alex Zanardi - dice-, ma lui non è della mia categoria". Uno che ha muscoli da vendere e una grande mitezza, un sorriso aperto e sincero, un'ingenuità che sembra quasi infantile.
Mauro si racconta così: "Prima dell'incidente, facevo sport per modo di dire: un po' di palestra per mettere su due pettorali, due bicipiti. Mai avrei pensato di arrivare a fare esperienze di questo tipo, di così alto livello. Pensa che alla prima maratona in handbike, il 26 dicembre del 2006, lo stesso giorno del catastrofico tsunami in Asia, non posso scordarmelo, ero così inesperto che presto il gruppo di testa mi ha staccato, io sono rimasto indietro e da solo, senza riferimenti. Insomma, invece di 42 Km ne avevo fatti solo 12, ma la piazzola di arrivo l'avevo trovata, e c'ero solo io, allora ho pensato di aver vinto, invece mi ero perso per strada". All'inizio Mauro, che a causa della sua paraplegia in handbike ha una postura praticamente sdraiata, a differenza di Zanardi, per esempio, che è seduto ed essendo amputato può usare i muscoli addominali, aveva paura ad uscire in strada. Pensava non lo vedessero e lo investissero.
"Allora giravo intono a casa, o nel giardino, intorno all'uliveto. Poi ho preso coraggio, ho cominciato a uscire e a vincere le prime maratone". Oggi è nella lista dei partecipanti certi a Londra, anzi, pochi giorni fa è stato in visita a Brands Hatch, il circuito londinese che vedrà le prove su strada, in linea e a cronometro, dei para-ciclisti, e ne ha tratto un'ottima impressione: "Mi sento più tranquillo ora che ho visto e provato il circuito. E' un percorso duro, per duro intendo che ci sono salite del 9-10%. Dentro la pista sono 3km, fuori circa 5km, con salite ‘ugualate', meno faticose. Correremo per 8km complessivi. Bello che ci siano i box dove avremo tutto quanto ci occorre (il circuito, infatti, è di tipo automobilistico, ndr)".
Mauro correrà sulla sua hand-bike di alluminio, la più adatta alle sue caratteristiche. "Le bici sono di alluminio o carbonio - racconta-. Per me, per la mia stazza e corporatura, però, il carbonio era troppo flessibile su terreni sconnessi, per esempio il pavè dei sampietrini, piegava troppo, invece l'alluminio mi risulta più stabile". Nessuna rivalità con il collega Zanardi, un nome a caso, che evoca celebrità, oltre che talento puro.
"Macché, con Alex siamo complici, è una persona eccezionale, lui. Anzi ci dà anche tante dritte. Lui fa le prove in galleria del vento, e ci ha indicato i tubolari migliori e più scorrevoli (i copertoni che vanno montati nel cerchio delle ruote, ndr). E' uno che non vuole la vittoria solo per sé, ma vuole far vincere anche tutti noi". (a cura del Cip)
(26 giugno 2012)






