Brilla una nuova stella nell'olimpo del paraciclismo: l'ha stabilito l'ultimo Mondiale su strada, quello in Canada, dove Andrea Tarlao, goriziano tutto umiltà e disciplina, ha seminato tutti, nella prova crono C5, meritando il titolo iridato. "Ho cominciato a 9 anni con la bicicletta, e da allora non ho più smesso"

ROMA - Si chiama Andrea Tarlao il nuovo campione del mondo di paraciclismo contro il tempo. Se l'è preso in Canada, a Baie Comeau neanche due settimane fa, questo titolo stratosferico, lui che di ciclismo mastica da quando aveva 9 anni, e di paraciclismo solo dallo scorso anno. Il fatto incredibile è che in Canada fosse al suo esordio in una competizione iridata, dopo aver corso, come disabile, solo alla Paracycling Cup di Piacenza 2009. Si misurava nella specialità crono, categoria C5, quella che hanno deciso i classificatori sia italiani che internazionali per lui, che le ostetriche, al momento del parto, strattonarono per il braccio sinistro, provocando una lesione dei nervi della spalla. "Nella C5 - dice Andrea -, e prima della mia classificazione non ne sapevo nulla, rientrano tutti gli atleti che hanno problemi agli arti superiori", dice Andrea, che della sua disabilità non si è minimamente accorto, se non alle Medie, quando i compagni di scuola, con la cruda spontaneità tipica degli anni, gliel'hanno fatta notare. "Non ho mai pensato di avere un problema, l'ho vissuto con grande naturalezza sin da piccolissimo. I miei non l'hanno mai sottolineato, so solo che ho fatto da sempre fisioterapia e sport, sport e fisioterapia. Sono salito in bicicletta a 9 anni, poi le gare nel settore giovanissimi della federciclismo, il G3, e non ho più smesso. Già mio padre correva in bici". Parla con grande umiltà e franchezza, Andrea, che è nato l'8 gennaio del 1984 a Gorizia, e che da quando, due anni fa, ha trovato un lavoro in banca, "dove faccio un po' di tutto - dice-, settore economato, posta", aveva smesso con l'agonismo sulle due ruote.
Come viene fuori, dal nulla, un campione iridato a crono?
"Non so. Ho conosciuto l'attività per disabili quando ero sul Monte Zoncolan, lo scorso anno, dove ho partecipato ad una gara amatoriale prima che cominciasse il Giro d'Italia. Mi ha notato il tema manager della squadra Endurance Center, che ha visto il mio problema e mi ha indirizzato alle gare per disabili. Poi è venuta la Piacenza Cup, mia prima esperienza"
Con quali risultati?
"Terzo nella crono, e terzo nella prova su strada"
Quando sei stato convocato per i Mondiali di Baie Comeau, cosa hai pensato?
"Non ai risultati che avrei potuto fare, ma al fatto che sarei partito, per me era già una notizia fantastica. E là sapevo che avrei trovato tutte persone motivate a correre contro se stesse e la propria disabilità, piuttosto che contro gli altri"
E te a cosa pensavi, mentre scorrevano i metri dei 22,8Km, corsi in 32:09.02, miglior crono mondiale, con 10 secondi di scarto sul secondo qualificato, un australiano?
"Alla fortuna di essere lì, alla mia famiglia, alla mia ragazza, che mi sostiene e sopporta le mie assenze, quando prendo la bici e mi allontano da lei"
Ai Mondiali canadesi il Ct nazionale Mario Valentini al termine della gara cosa ti ha detto?
"Che vado forte, ma già vorrebbe che provassi con la prova su strada e l'inseguimento, che non ho mai fatto. E' uno che accende gli animi, lui, uno che ha reso frizzante tutta la trasferta. Poi è un grande motivatore"
Adesso cosa c'è dietro l'angolo?
"Alle Paralimpiadi ci penso, certo. Prima, però, sarà difficile riuscire a confermarsi al Mondiale del prossimo anno"
Che occorre per raggiungere quest'obiettivo?
"Fa te: dall'ufficio esco alle 17, riesco a montare in bici solo alla sera, e nel week end"
Dove va a pedalare, un campione del mondo?
"Sulle strade di casa, tra la provincia di Gorizia e quella di Trieste. Con qualche puntatina anche in Slovenia: ci sono bellissime salite". (a cura del Cip)
(1 settembre 2010)




