Intervista al ct azzurro dell'atletica paralimpica Mario Poletti, alla vigilia delle selezioni ufficiali per il gruppo che andrà a Londra, annunciate per il 5 agosto prossimo. Potrebbe esserci spazio anche per Roberto La Barbera, che dopo la squalifica di due anni per doping sarà riammesso alle gare solo dal 22 luglio prossimo. "Può ancora farcela nei 100mt, 200mt e nel salto in lungo"

ROMA - La parola a Mario Poletti, capitano di una formazione di grandi talenti a caccia di riflettori olimpici. Alcuni, sono certezze che vengono da lontano, come per esempio l'inossidabile Alvise De Vidi, o Walter Endrizzi e Andrea Cionna, o Elisabetta Stefanini, altri giovani forze della natura che hanno fatto parlare e scrivere tanto di sé negli ultimi mesi: come Annalisa Minetti e Assunta Legnante, o Martina Caironi e Oxana Corso. Poletti, insomma, capeggia un gruppo di fuoriclasse che solo fino a pochi mesi poteva apparire una chimera irraggiungibile, dopo il ritiro di campioni come Francesca Porcellato, ad esempio, o l'allontanamento forzato di Alvise De Vidi dopo la cancellazione delle gare nella sua categoria. Un gruppo che ancora aspetta la convocazione ufficiale, la formalizzazione, tanto è forte la voglia di Poletti di portare il meglio del meglio del movimento, a Londra, per contribuire ad appesantire il medagliere azzurro paralimpico. "A fine luglio, o meglio, il 5 agosto, data ultima per la possibilità di qualificarsi, faremo i nomi. Fuori dalle competizioni, infatti ce ne sono ancora di importanti e molto ancora è da vedere". Parla chiaro Mario Poletti, solo alcuni dei suoi ragazzi possono considerarsi già sul volo per Londra, e li elenca uno ad uno, per ognuno elencando le virtù ma anche le criticità.
"In linea di massima diversi atleti, grazie al livello prestativo raggiunto al momento, sono già sicuramente inseriti. La Legnante per meriti nel getto del peso, dopo le sue magnifiche prestazioni mondiali, la Caironi, avendo siglato il primato mondiale dei 100mt, di tre decimi nettamente superiore alle altre. E la Minetti, anche se per lei c'è accorpamento delle categorie (non vedenti insieme a ciechi totali, ndr) siamo in un discorso in cui si pensa intorno alla terza, quarta posizione". Nomi nuovi, per l'atletica paralimpica, ma anche vecchie leve ancora molto forti: "Poi abbiamo Elisabetta Stefanini, purtroppo lei ha avuto un contrattempo che non le ha consentito di fare il suo meglio agli Europei (una caduta dalle scale in casa che le ha provocato una distorsione alla caviglia, ndr). Potrà gareggiare nei 100mt, nei 200mt e forse anche nei 400mt". Poi la diciassettenne Oxana Corso, atleta con cerebro lesione, russa naturalizzata in Italia, che vive a Roma e che grazie alla riclassificazione ottenuta agli Europei d'Olanda appenda conclusi, è diventata la donna da battere nella nuova categoria assegnatale, la T35 in luogo della vecchia T37.
"Oxana, in funzione di quanto successo a Stadskanaal, ha cambiato le carte in tavola. La sua riclassificazione le consente di essere molto competitiva. Prima si pensava a lei eventualmente per i prossimi Giochi, quelli di Rio. Era T37, una categoria con prevalenza di emiplegia, ma nel suo caso non era molto evidente la lateralizzazione della lesione, infatti Oxana ha una buona simmetria, e ora, anche grazie all'evoluzione che ha avuto, è nettamente T35. Non solo, è al secondo posto nella ranking, con possibilità di arrivare ad un record mondiale. La sua cerebro lesione influisce dal punto di vista della coordinazione. Negli schemi motori ha grossi impedimenti, e maggiori problemi agli arti inferiori, ma nella scala della malattia il 35 è la prima categoria che deambula, con autonomia. Dal 31 al 34 sono in carrozzina. Quando l'ho scoperta? L'ho conosciuta in Sardegna, ad un Raduno promozionale di giovanissimi, aveva 13 anni".
La Corso abbassa molto la media che fino a pochi mesi fa era piuttosto alta. Capitolo De Vidi, a proposito. E' come una fenice che risorge. "Avevamo richiesto una wild card per De Vidi, ma hanno detto che non era il suo caso, trattandosi, per lui, di prestazioni di altissimo livello mondiale, che lo qualificano meritatamente sul campo. L'orientamento, per l'assegnazione della wild card, è verso atleti di valore che non sono riusciti per eventuali ragioni, nel periodo di qualificazione del minimo prestativo, ad esprimersi al loro livello, magari per incidenti, lesioni e gli si dà comunque una possibilità". Una possibilità, ahimè, non proprio nelle sue corde. "Alvise gareggerà solo nei 100mt, essenzialmente ha recuperato la gara esclusa a Pechino, anche se non gli è congeniale, lui è mezzofondista, fondista, ottimali per lui 1500mt, maratona. Comunque anche nei 100mt è 4°, ma vicinissimo anche al 3°. Inizialmente era stato recuperato nei lanci, ma lì non è competitivo". Probabilità di far bene? "La prima prestazione è impossibile, c'è un avversario la cui categoria andrebbe rivisitata, per quanto è inverosimile, date le capacità residue dell'atleta rispetto alla sua lesione alla 6^ vertebra cervicale. Le potenzialità sono nettamente al di sopra rispetto alla categoria. Per questo l'oro è fuori discussione, per la seconda posizione bisognerebbe lavorare ancora di più, ma la terza è alla portata, secondo me". Quindi, "senza pudore", la Fispes punta decisamente alle medaglie. "I metri e il crono parlano, quando sei sotto solo di qualche decimo e hai questo trend di crescita notevolissima, come ha Alvise...".
Parlando di cadetti, qualcuno dei giovani può risentire più di altri dell'impatto emotivo, dello stress da prestazione? "Non solo i giovani, anche qualche veterano... Magari qualcuno con atteggiamento più guascone può non risentirne, sopperisce col carattere, ma qualcun'altro, nonostante l'età e l'esperienza, soffre. Ne abbiamo, eccome di atleti così: magari non traspare, ma non dormono o non mangiano". Giusy Versace, sono in tanti a voler sapere se ha qualche possibilità di entrare in rosa. "Giusy fa bene a sperare, ma deve obiettivamente valutare il grado di competitività che ha raggiunto. Perché le ranking, rispetto al passato, ora sono attendibili e parlano chiaro. Bisogna guardare la prestazione all'interno della classifica. Giusy è sicuramente comparabile alla compagna che compete con lei per entrare in rosa (sono 11 i posti totali, 6 uomini e 5 donne, ndr). In poche parole, magari sono decimo, ma è diverso essere decimo e avere 1/10 di differenza dal nono dall'avere magari 8/10 dal nono. Bisogna vedere poi se si è trattato di una gara tattica o meno, i 100mt non lo saranno mai... Tante sono le variabili da considerare. Insomma, siamo lì, ma è difficile pensare di non considerare anche Legnante, Caironi, Minetti, i posti son quelli".
Capitolo uomini, tra campioni consolidati e nuovi entrati. "Abbiamo appena finito un test di valutazione sui maratoneti. Endrizzi si sta allenando in altura, già l'ha fatto altre volte, prima, sa come risponde il suo organismo, non rischia. Per Di Lello, nuovo del gruppo, va bene la media altezza, tipo Terminillo, per il momento. Da dove è uscito Di Lello? Come all'epoca Endrizzi alla maratona di Padova. L'abbiamo trovato per caso, notato per la sua prestazione. Parte pur con disabilità non accentuata (ha una lesione al 3° plesso brachiale destro, ndr) è categoria 46 (lesioni arto superiore e assimilabili, ndr), quella dei blocchi articolari, di quelli cui manca una parte di muscolatura dopo incidente. La parte superiore del corpo, a dispetto del pensare comune, conta eccome, nella corsa. "Proprio a questo proposito, c'è da tempo una diatriba forte a livello internazionale se mantenere la cat. 46 per le lunghe distanze, dove sembrano non incidere molto le lesioni agli arti superiori. Invece, anche a detta di studi internazionali, dove si dimostra che a livello di piattaforma di forza c'è scompenso di tipo asimmetrico, c'è uno svantaggio nella preparazione atletica, rispetto a chi ha piena funzionalità di spalle e braccia. Al momento nella prestazione non incide, ma nella preparazione sì. Per esempio Endrizzi deve far ricorso a osteopata ogni 15-20 gg, perché ha scompensi di tipo muscolo-tendineo. Diversa è l'amputazione, lì non c'è postura diversa per blocco articolare, c'è magari l'avambraccio protesico che compensa". Esigenze di preparazione differenziate, dunque, per i fondisti. "Per questo i maratoneti arrivano 2-3 gg prima delle gare, per evitare la tensione pre-gara e per potersi invece allenare in Italia con i percorsi che si conoscono, l'alimentazione ottimale, l'assistenza dell'osteopata".
Capitolo Roberto La Barbera, l'atleta cui due anni fa proprio in Olanda, a Stadskanaal, è stato riscontrato lo stanozololo nel campione di urine. Per lui, il prossimo 22 luglio, il via libera ai tentativi di qualificazione, dopo aver scontato la condanna del Tribunale Antidoping Iwas. "Di Roberto e di un suo ipotetico rientro in squadra, anche con i diretti interessati, che concorrono per il posto, e che hanno contribuito alla qualificazione della squadra, si è parlato. Come è giusto che sia, è un atleta che può aver sbagliato ma ha pagato la sua sanzione. E, mi creda, è stata molto severa, dura, anche oltre la misura imposta a molti altri atleti, anche olimpici. In ogni caso, ha pagato il suo debito e può giocarsela perfettamente alla pari con gli altri. Fino al 5 agosto ha tempo di meritarsi la convocazione: ha la possibilità, nonostante la non più giovanissima età, di qualificarsi non solo nel salto in lungo, la sua specialità, ma anche nei 100 e 200mt. Se vuole, può, in questo è una forza della natura. Insomma, per pronunciarci, aspettiamo solo lui". (a cura del Cip)
(20 luglio 2012)






