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Il Punto

Verso Vancouver. Mauro Maino fa una fotografia del curling azzurro

A poco più di un mese dai Giochi, l'allenatore nazionale del curling in carrozzina, analizza il team azzurro e le potenzialità che può esprimere. "Puntiamo a far meglio di Torino 2006, dove arrivammo settimi. I più forti di tutti? Il Canada: è un altro pianeta"

curling in carrozzina

ROMA - Niente male lo stato di salute e di convinzione del curling azzurro, alla vigilia delle attesissime gare paralimpiche di Vancouver. Lo dice la prova smagliante all'Identa Cup, l'ultimo Torneo internazionale affrontato in ordine di tempo. Lì, a Schwenningen, in Germania, contro due altre nazionali (Repubblica Ceca e Germania) e 3 squadre di club, tra cui una svizzera, hanno vinto 6 partite su 6, segnando 54 punti totali contro 19 degli avversari, e registrando una media di 6 punti di vantaggio a incontro.

 Roba da campioni,anche se il ct nazionale Mauro Maino non è tipo da montarsi la testa. "Non so quanto le altre squadre si siano nascoste, all'Identa Cup, ma credo nessuna- dice-. In ogni caso, è stato un buon test, i ragazzi hanno giocato molto bene. Però vogliamo restare con i piedi per terra". Non è lui a ricordarlo, ma una gran bella figura, gli azzurri del curling, l'hanno fatta anche agli ultimi mondiali, proprio a Vancouver nel 2009: "Si, lì siamo arrivati noni per un complicato calcolo dei tie break, ma effettivamente ci siamo posizionati al 5° posto, alla fine degli scontri diretti". La cosa che davvero colpisce è il clima che si è creato, all'interno della squadra, quella che ha meritato di partecipare ai Giochi, come conferma Maino, per motivi di esperienza: "Sono cinque gli atleti convocati, e non è stato facile scegliere la rosa paralimpica, ho dovuto fare delle rinunce, sicuramente. I prescelti sono Andrea Tabanelli, Gabriele Dallapiccola ed Egidio Marchese (Disval), Angela Menardi (Curling Club 66 Cortina) ed Emanuele Spelorzi (Sport di più). Di loro posso dire che sono davvero un gruppo affiatato, sia dal punto di vista umano che nel modo di giocare. Hanno trovato un'ottima amalgama". Andrea Tabanelli, poi, classe 1961, capitano e decano della squadra, sa come convogliare tutti verso lo stesso obiettivo: "Andrea è il saggio del gruppo, è persona intelligente e colta: sa sempre trovare le parole giuste al momento giusto, è  una figura di riferimento per tutti".

Maino ha scelto i suoi ragazzi in base all'esperienza e alle qualità umane, dunque il dato anagrafico non ha influito in alcun modo, trattandosi di un gruppo dall'età media piuttosto elevata (41 anni): "Il curling è uno sport longevo, molto più dell'età conta la capacità di concentrazione. Non c'è grosso impegno fisico, ma mentale. E' come il gioco degli scacchi, per saper affrontare al meglio le fasi dl gioco occorre la maturità. Poi l'età media della squadra è analoga a quella delle altre". Già, le altre, in Germania è andata di lusso, per i colori azzurri, ma a Vancouver? Da chi bisogna difendersi? "Sicuramente i numeri 1 sono proprio loro, i canadesi, che avranno anche il vantaggio di giocare in casa. Loro sono su un altro pianeta, rispetto a noi. In Canada c'è una tradizione lontana e solidissima nel curling in carrozzina, per non parlare del grande team che hanno alle spalle". Un grazie di cuore, infine, vuole rivolgerlo al Cip, Mauro Maino: "Tutto il comitato e il dipartimento sport invernali hanno fatto tantissimo per noi in questi anni, ci hanno aiutato in tutti i modi, investendo molto sul curling". Come ricompensare la fiducia riposta? "Facendo meglio che a Torino 2006, quando arrivammo settimi. A Vancouver vorremo salire, anche di poco, qualche posizione. A questo puntiamo". (a cura del Cip)

(29 gennaio 2010)