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Poveri e anche disabili. Il grido di allarme del Network europeo per la vita indipendente

La denuncia arriva in occasione dell'apertura dell'Anno europeo per la lotta alla povertà e all'esclusione sociale. E l'organizzazione promette di impegnarsi in due campagne: una per la deistituzionalizzazione delle persone con disabilità e l'altra per il diritto all'assistenza personale

mendicante disabile

BRUXELLES - In occasione dell'apertura, oggi a Madrid, del 2010 Anno per la Lotta alla povertà e all'esclusione sociale, l'Enil - il Network europeo per la vita indipendente che quest'anno celebra il ventennale dalla nascita - lancia l'allarme riguardante il circolo vizioso che lega a doppio filo l'essere poveri con l'avere una o più disabilità. "Le persone che vivono in condizione di povertà sono più vulnerabili, si ammalano più facilmente e corrono un rischio maggiore di contrarre una disabilità", afferma una nota dell'organizzazione. "D'altro canto i disabili hanno più probabilità di esperire situazioni di povertà date dall'impossibilità di accedere a servizi che ne favoriscano lo sviluppo personale, sociale ed economico. Per esempio la mancanza di istruzione porta alla mancanza di impiego e quindi di guadagno, e la mancanza di guadagno aumenta il rischio di essere o diventare poveri".

L'Enil sottolinea come la Convenzione Onu sui diritti dei disabili consideri i problemi delle persone con disabilità come riguardanti il rispetto dei diritti umani e non lo Stato sociale, da qui la necessità di elaborare strategie che riducano concretamente la povertà delle persone disabili. "Una delle priorità dell'Enil per il 2010 - si legge nel comunicato - è di rafforzare i legami fra le organizzazioni che si occupano di disabilità in Europa e di promuovere la partecipazione ai processi decisionali dei disabili stessi". Per questo, il Network europeo per la vita indipendente - oltre a organizzare manifestazioni contro la povertà in diverse città europee - si concentrerà su due campagne in particolare: una per la de-istituzionalizzazione, ovvero il far uscire i disabili dagli istituti e dagli ospedali per integrarli nelle comunità in cui vivono, e l'altra sul diritto all'assistenza personale.

"Bisogna prendere esempio dalle buone pratiche che conosciamo", ha dichiarato la direttrice dell'Enil, Jamie Bolling. "Ad esempio in Svezia molti disabili vivono in case di massimo otto persone, con servizi di assistenza personale che permettono loro di avere vite assolutamente normali. Questa è umanità, non rinchiudere le persone in ospedali di cinque o seicento persone". "Molti sono stati i passi avanti fatti dal movimento europeo dei disabili nel decennio scorso - ha proseguito la Bolling - prima fra tutti la ratifica della Convenzione Onu. Il decennio appena iniziato, però, sarà quello in cui dovremo passare dalla teoria alla pratica". (Maurizio Molinari)

(21 gennaio 2010)