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Sostegno, il ’’grimaldello’’ per diventare insegnanti di ruolo

Le cifre del paradosso secondo il sottosegretario De Torre: 60 mila docenti specializzati fanno altro; dei 90 mila oggi destinati ai disabili la metà non è formata allo scopo. Altissimo il turn-over. Verso la separazione delle carriere

Bambina al banco di scuolaROMA - Una questione è stata più volte sollevata in questi mesi, a proposito del sostegno scolastico degli alunni disabili: quella della specializzazione dei docenti. Nel nostro paese l'insegnamento di sostegno è usato come "grimaldello" per entrare in ruolo, o come anticipazione di un trasferimento: come gli altri lavoratori, cioè, anche il personale didattico docente utilizza tutte le possibilità che la legge concede loro. Il problema è che questo rende altissimo il turn-over e che una marea di docenti specializzati nella disabilità si allontana e diventa insegnante curriculare. "Ci sono circa 60mila docenti specializzati nel nostro paese che non fanno sostegno e paradossalmente dei 90mila che lo fanno solamente la metà è specializzata. E' un problema serio di risorse umane, perché noi investiamo nella formazione e poi chi abbiamo formato opta per percorsi diversi dalla docenza di sostegno", afferma il sottosegretario all'Istruzione, Letizia De Torre.

I corsi di specializzazione per docenti di sostegno iniziarono nel 1975: "E' impressionante il numero di persone che li hanno seguiti, che hanno raggiunto un grado di specializzazione alto e che poi non possono essere affiancati ai ragazzi disabili". Ecco allora la necessità - e il ministro Fioroni lo ha posto come uno degli obiettivi del Piano per la disabilità - di separare le carriere, e di fare in modo che quella del sostegno sia come una "scelta di vita": chi sceglierà di esserlo lo sarà (tendenzialmente) per sempre. E fondamentale a quel punto, ancor più di oggi, sarà la condivisione della presa in carico del ragazzo da parte di tutta la scuola e non solo di quella, perché lasciar solo l'insegnante di sostegno, fargli passare anni a far fronte a situazioni difficili come quelle del sostegno significa metterlo in grave difficoltà personali. "E pensiamo anche alla possibilità di istituire l'anno sabbatico, come già alcune regioni stanno facendo", dice De Torre che ricorda anche un altro fattore: l'importanza di accostare ad un ragazzo disabile un insegnante specializzato nel trattamento della sua patologia. L'obiettivo è cioè realizzare un puzzle per cui in presenza - ad esempio - di un alunno con autismo dovrebbe essere impiegato un docente che ha acquisito conoscenza specifiche su quel disturbo. E se territorialmente si trovano in zone diverse, "non sarà l'alunno a spostarsi, ma deve essere l'insegnante". Nessun trasferimento coatto, naturalmente, ma una tendenza di massima a favorire questa tipologia di azioni. E le possibili reazioni dei sindacati della scuola? Nessuna paura a viale Trastevere: "Il nostro centro focale è l'alunno, e intorno a lui deve ruotare la nostra attenzione: ma qui parliamo di docenti di sostegno specializzati che nelle nostre intenzioni entreranno a far parte dell'organico di diritto. Esattamente quello che aspettano da sempre".

In questo nuovo contesto una cosa dovrà però rimanere ferma, tiene a puntualizzare il sottosegretario: "L'insegnante è dato alla scuola, non all'alunno" e le scuole possono gestirli come meglio credono". A livello nazionale è deciso solo il rapporto insegnanti-alunni, che ("E le associazioni come la Fish in questo sono concordi") deve essere di uno a due. Si tratta di una media, perché poi una scuola può anche scegliere di usare due insegnanti con lo stesso ragazzo, ma è necessario superare la convinzione che "quell'insegnante è per lui". No, dicono al Ministero - quel ragazzo ha con sé tutti gli insegnanti della scuola, e tutti gli operatori e il personale non docente che lo prende in carico: "In caso contrario si calpesta lo spirito della legge, quella 517/77 che ha sancito un passo fondamentale nella storia civile di questo paese". (Stefano Caredda)

(28 settembre 2007)