Il giornalista e blogger che per primo aveva segnalato le parole del professore del Conservatorio di Milano che invitava alla selezione naturale e al ritorno della "rupe tarpea" ritorna sulla vicenda dopo la notizia dell'avvio dell'ispezione da parte del ministero dell'Istruzione: "Ha usato male il web e si è fatto del male: gli auguro di tornare sereno e di ricordare che occorre pensare un po' prima di scrivere"

ROMA - "L'esplosione mediatica del caso ‘rupe tarpea' non mi appaga, non mi rasserena e non mi compiace: spero che il professore non debba subire pene e perdite di lavoro e che questa sia stata per lui l'occasione di pensarci un po' prima di scrivere in rete". A parlare così è Gianluca Nicoletti, giornalista, scrittore, conduttore radiofonico e televisivo, che riprendendo sul suo blog le affermazioni del professor Joanne Maria Pini, docente di armonia al conservatorio di Milano, sulla necessità di "tornare alla Rupe Tarpea" riguardo alla presenza dei disabili a scuola, aveva contribuito a far emergere la questione sulle cronache nazionali.
A distanza di alcuni giorni, dopo che la vicenda è finita su agenzie e quotidiani e perfino il ministero dell'Istruzione ha ordinato un'ispezione al Conservatorio di Milano, Nicoletti - sempre sul suo blog - propone alcune considerazioni e riflessioni sul caso. Ricorda di aver fatto notare le parole del professore perché avendo un figlio autistico e "conoscendo bene il problema dell' inserimento scolastico di un ragazzo con dei problemi, non mi sembrava tollerabile che un signore, soprattutto un insegnante, ne parlasse in maniera così ottusa e violenta". Il giornalista ricorda di non aver voluto accanirsi sulla vicenda anche in considerazione del fatto che "la mia posizione personale era troppo condizionata dall'esperienza personale" e afferma di essersi chiesto se nella sua segnalazione ci fosse stato qualcosa di simile ad un "minimo desiderio di vendetta". "Ancora - dice Nicoletti - rispondo di no: sono troppo sereno e felice di avere un figlio così come è per pensarlo svantaggiato rispetto agli altri ragazzi. Certo - continua - come ogni genitore di disabile non riuscirò mai a sorridere al cento per cento, ogni gioia e ogni piacere son sempre attentati da quel pensiero fisso: "e quando io non ci sarò più chi si occuperà di lui?" ma comunque questo è un problema mio, che non voglio elaborare dando addosso al professore in questione". "Vorrei soltanto - spiega Nicoletti - che non fosse possibile esprimere con leggerezza giudizi così segnati dall'ignoranza: non dico certo che chiunque non abbia diritto alle proprie idee, ma deve essere chiaro a tutti che esprimerle in forma scritta in Internet significa ‘pubblicare e diffondere' il proprio pensiero, che equivale a sottoporlo al giudizio altrui".
Nicoletti assiste ora al "pullulare di derive di pensiero" che la vicenda ha scatenato, alle parole spese on line sulla questione, utilizzata come un pretesto per proclamare ideologie, schematismi personali, punti di vista su etica, religione, libertà d'espressione, norme giuridiche, internet, diritto. Parole che il giornalista bolla come "clamore del cazzimpegno posticcio", alla stregua delle catene di solidarietà promosse per chiedere il licenziamento del prof. "A me di questo - scrive Nicoletti - sinceramente non importava nulla, mi sarebbe bastato segnare nella memoria digitale collettiva la dichiarazione del tipo, perché è giusto che chi pubblica un suo pensiero, soprattutto così avverso alla sensibilità altrui, e a quei minimi traguardi di civilizzazione che ci siamo conquistati in materia di umanità, se ne faccia responsabile". E questo perché "la rete non è più un mondo a parte rispetto a quello concreto, ma è una modalità di espressione oramai divenuta popolare e fruibile da chiunque: scrivere in rete non significa più rivolgersi a un circolo chiuso, ma mettere in circolazione idee e pensieri, che possono arrivare ovunque e a chiunque".
"Ora che il ministro ha ordinato un'ispezione e che telegiornali e giornali ne parlano, "magari - ipotizza Nicoletti - il prof sarà chiamato a Porta a Porta e il mondo si potrà piacevolmente dividere tra favorevoli e contrari, e forse finirà pure all'Isola dei Famosi: glielo auguro, come anche di tornar sereno". Auspica che non vi sia alcun licenziamento, ma che tutto questo sia stata solo l'occasione di capire che occorre pensare un po' prima di scrivere in rete. Per Nicoletti il professore di Milano infatti "si è mosso male nel web", e per questo "si è fatto male". Questione anche di esperienza, quella che Nicoletti ha: "Mi accusava di essere vittima del politicamente corretto, io che sono politicamente scorrettissimo dalla nascita: e dire che glielo avevo pure scritto - conclude Nicoletti - che lui, al mio confronto, è un chierichetto". (ska)
(30 settembre 2010)















