Trentasei interviste, cinquanta ore di girato, novemila chilometri percorsi lungo la Penisola. Sono i numeri di "Sesso, amore & disabilità", il documentario prodotto da Biblioteca Vivente in cui si affronta un tema ancora tabù

BOLOGNA - Cinquanta ore di registrazione, 36 interviste, quasi 9.000 chilometri percorsi lungo la penisola per raccontare la sessualità dei disabili senza retorica né pietismi. Sono i numeri di "Sesso, amore & disabilità", il documentario di Adriano Silanus, Priscilla Berardi, Raffaele Lelleri, Valeria Alpi e Jonathan Mastellari, realizzato dall'associazione Biblioteca Vivente in collaborazione con il Centro documentazione handicap. In 75 minuti circa (anche se l'anteprima era di circa 2 ore e mezza), il film racconta le storie di disabili fisici e sensoriali, di età diverse e di diversa provenienza, alle prese con la propria vita sessuale o di coppia. "È un lavoro potente - dice Valeria Alpi del Centro documentazione handicap - perché per la prima volta si racconta la vita sessuale e sentimentale dei disabili usando le parole giuste, senza retorica né sottintesi".
Il progetto è nato da una precedente ricerca del Cdh sull'omosessualità tra i disabili. "Al di là dei dati che abbiamo raccolto allora, ci siamo accorti che le persone intervistate morivano dalla voglia di parlare della loro voglia di fare sesso e di avere una relazione", dice Adriano Silanus che, per il film, ha curato oltre che le interviste anche la regia e il montaggio. Da qui l'idea di estendere la ricerca anche agli eterosessuali. Presentato in anteprima a Bologna, il documentario è stato autoprodotto a spese dei promotori del progetto che ora hanno deciso di lanciare una sottoscrizione tramite "Produzioni dal basso" per raccogliere le risorse necessarie per stampare i dvd. Servono 200 sottoscrizioni a 10 euro l'una. Finora ne sono arrivate 130 e c'è tempo fino al 31 agosto per aderire. Ma Silanus è convinto che questo sia l'anno di "Sesso, amore & disabilità" perché "finalmente dopo anni di silenzio totale, si comincia a parlare di questo argomento e in rete si trova molto materiale: parlarne di sesso e disabilità è diventato ‘di moda', ecco perché è l'anno giusto per fare uscire il film".
Fabio, Valentina, Sofia, Domenico. Sono alcuni dei protagonisti del documentario che hanno accettato di mostrarsi in video con il proprio nome e cognome per parlare della propria vita sessuale. "In genere, chi lavora con i disabili, penso agli educatori, ai medici e agli insegnanti, pensa al disabile solo in termini di servizi, assistenza, fisioterapia, barriere architettoniche, mettendo in secondo piano la vita sessuale e sentimentale - spiega Alpi -. Questo documentario mette in evidenza il fatto che il sesso è un aspetto anche della vita dei disabili ed è naturale parlarne". Tra i protagonisti c'è chi ha avuto esperienze di relazioni con altre persone e chi non le ha mai avute, c'è chi ha un rapporto di coppia e una vita sessuale normale, c'è chi ha imparato ad accettare il proprio corpo e chi ha trovato soluzioni creative per affrontare ostacoli e problemi all'interno della coppia. "Chi riesce ad avere una vita sessuale imputa alla non accettazione di se stessi e del proprio corpo il fatto di non riuscire ad avere una relazione o a fare incontri - spiega Priscilla Berardi, psicoterapeuta - In realtà, al di là dell'accettazione di se stessi, i disabili hanno difficoltà a rendersi autonomi a causa dei tabù familiari, delle barriere architettoniche o di quelle mentali delle altre persone: quindi non basta aver accettato la propria disabilità o affrontarla con un atteggiamento positivo se poi quando si esce ci si trova di fronte un muro".
Le voci dei disabili si alternano nel video a quelle di genitori e operatori. "Emerge una grande impreparazione da parte dei genitori di fronte a questo tema - spiega Berardi - Anche quelli più aperti e illuminati, come 2 mamme che abbiamo intervistato per il documentario, hanno difficoltà ad affrontare l'argomento con i figli e non sanno come risolvere la questione". Anche gli operatori coinvolti si sono mostrati molto aperti. "Non abbiamo trovato chiusura mentale da parte degli operatori - continua Berardi - ma anzi il bisogno di affrontare un argomento con cui si sono confrontati spesso e di trovare soluzioni". Un punto importante che è uscito dai racconti, sia dei disabili che delle famiglie e degli operatori, è che "mettere a tacere questo tema è poco educativo e poco terapeutico". (lp)
Guarda il documentario "Sesso, amore & disabilità"
http://www.redattoresociale.it/Video.aspx?id=400051
(1 luglio 2012)






