L'agonia di Eluana potrebbe durare molto, anche due settimane. E' la stessa sentenza della Corte d'appello di Milano che autorizzava la sospensione dell'alimentazione a definire le tappe che condurranno la giovane fino alla morte. Dal luogo all'uso di farmaci, fino alla cura e all'igiene del corpo, il dettato della volontà dei giudici

ROMA - Eluana morirà e la sua sarà una lunga agonia. Fino a due settimane, se non oltre. Nel momento in cui il curatore, il padre Beppino Englaro, sceglierà con l'équipe medica di dare esecuzione alla sentenza e di sospendere dunque l'alimentazione e l'idratazione che da 16 anni un sondino nasogastrico assicura alla giovane, il suo fisico inizierà a incamminarsi lentamente verso la morte. Un fisico ancora forte e integro che senza nutrimento si indebolirà via via, fino ad arrivare alla morte.
Un cammino che sarà scandito scandito da tappe ben precise, indicate in modo asettico dalla sentenza di luglio della Corte d'Appello di Milano che autorizzava il distacco del sondino. Anzitutto il luogo: la Corte scrive che "in accordo con il personale medico e paramedico che attualmente assiste o verrà chiamato ad assistere Eluana, occorrerà fare in modo che l'interruzione del trattamento di alimentazione e idratazione artificiale con sondino naso-gastrico, la sospensione dell'erogazione di antibiotici o antinfiammatori, o di altre procedure di assistenza strumentale, avvengano in hospice o altro luogo di ricovero confacente". In tale hospice, dunque - affermava la sentenza della Cassazione - il personale medico dovrà continuare a somministrare a Eluana "quei soli presidi già attualmente utilizzati atti a prevenire o eliminare reazioni neuromuscolari paradosse (come sedativi o antiepilettici) e nel solo dosaggio funzionale a tale scopo". Non sarà del tutto interrotta, dunque, la terapia farmacologica cui è sottoposta Eluana da 17 anni: antiepilettici (per via del trauma cranico sofferto dalla donna nel momento dell'incidente), farmaci contro l'embolia e altre terapie legate alla sua condizione di immobilita' forzata. Non solo: i medici (e questo è un punto assai contestato) dovranno anche umidificare di frequente le mucose, garantire la cura e l'igiene del corpo, ma soprattutto somministrare sostanze "idonee ad eliminare l'eventuale disagio da carenza di liquidi". Una decisione molto criticata, soprattutto da chi ritiene che questo sia semplicemente un modo per evitare un disfacimento visibile del corpo, salvando "l'apparenza" ed evitando che la giovane precipiti in una condizione eccessivamente "cruda". In sostanza, comunque, Eluana potrebbe morire non per disidratazione, ma per assenza di alimentazione, e questo spiegherebbe anche la durata prevista dell'agonia. I parenti, infine, indica la sentenza, dovranno avere libero accesso alla paziente, fino alla sua morte.
Ma Eluana soffrirà? La sua sarà una morte dolorosa? Alcuni esperti, compreso il neurologo che cura Eluana da sempre, il prof. Defanti, ritiene di no: troppo compromesse le funzioni cerebrali per provare sensazioni di dolore o di piacere. E come il chirurgo Ignazio Marino (che è anche senatore del Partito Democratico), tutte le morti "naturali", almeno fino all'invenzione dell'alimentazione artificiale negli anni '70, avvenivano per disidratazione e assenza di alimentazione, e che è il corpo stesso a premunirsi producendo endorfina e consentendo un trapasso indolore. Anche l'anestesista che aiutà Piergiorgio Welby nei suoi ultimi giorni di vita afferma che "Eluana non soffrirà ne' la fame ne' la sete perche' non ha nessuna sensazione, ne' puo' provarla. E' in stato vegetativo, quindi non avra' sensazioni di sofferenza, esattamente come accadde a Terry Schiavo. Da quando si interromperà la sua alimentazione, ci vorranno grosso modo 15-20 giorni, anche se non e' possibile stabilire esattamente il tempo".Altri non sono dello stesso avviso e chiedono prudenza, come il prof. Giuliano Dolce, 80 anni, neurologo di fama internazionale, direttore scientifico del «Sant'Anna» di Crotone ed esperto di stati vegetativi, ritengono che la sofferenza ci sia. In ogni caso, è il suo parere, la questione non è il provare dolore o meno, ma il fatto che Eluana "non è un malato terminale, ma una persona in stato vegetativo che senza eufemismi morirà di sete e di fame".
(3 febbraio 2009)





