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Malata di sclerosi multipla in cella. Un appello per la detenuta di Rebibbia

Carcere

ROMA - Giorgia Ricci Mokbel, 40 anni, è una detenuta malata di sclerosi multipla che si trova in cella nella sezione femminile del carcere di Rebibbia. Manifesta disturbi visivi e motori, e una volta al mese deve sottoporsi a una cura con immunosoppressori la cui infusione impone il ricovero in ambiente ospedaliero fornito di un centro di rianimazione. La sua storia ha interessato la deputata del Pdl Melania Rizzoli, che ha lanciato un nuovo appello per Giorgia Ricci perché "la sua patologia è incompatibile con il regime carcerario". Come parlamentare e come medico "mi appello alle istituzioni, alla magistratura e all'articolo 27 della Costituzione, che recita che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità, e mi auguro che questa disposizione costituzionale venga applicata nel caso della detenuta in questione", ha detto.

L'onorevole ha anche annunciato che è in corso una nuova perizia degli avvocati difensori, seguita dal Gip Aldo Morgigni, per chiedere gli arresti domiciliari oppure in un reparto protetto d'ospedale della donna. Giorgia Ricci Mokbel, "in carcere per reati finanziari, ora si trova in infermeria, in isolamento in una cella singola dal 22 febbraio di quest'anno, perché la terapia che segue la espone fortemente al rischio di contrarre infezioni, contagi o altre malattie", ha spiegato Melania Rizzoli.

Già tempo fa la deputata scrisse una lettera al giudice Morgigni invitandolo a modificare lo stato detentivo della paziente. "Conosco bene la patologia di cui soffre e da medico ribadisco l'assoluta incompatibilità con lo stato detentivo forzato, che può essere molto dannoso e responsabile di pericolose recidive di malattia con il rischio di future lesioni permanenti", si legge nel testo della missiva. In quella lettera l'esponente del Pdl invitava il Gip che segue il caso a non ripetere "l'errore che nel 1983 fu fatto, da altri giudici, nei confronti di mio marito, Angelo Rizzoli, allora anche lui 39enne e affetto dalla medesima patologia, che fu incarcerato per 13 lunghi mesi, detenuto in ben cinque penitenziari, senza alcuna assistenza medica né specialistica, per poi essere assolto, ma con addosso il ricordo di importanti complicanze neurologiche delle quali tuttora subisce le conseguenze". Come dire: la tutela della salute fisica non può dipendere dalla magistratura. (mt)

(17 luglio 2010)