Interrompere nutrizione e idratazione delle persone in stato vegetativo persistente non è legale per le strutture pubbliche e private del Servizio sanitario nazionale. Lo stabilisce un atto di indirizzo che il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali ha inviato alle regioni. Il provvedimento, che ha carattere generale, basato sui pareri del Comitato nazionale di bioetica e sulla Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità

ROMA - Interrompere nutrizione e idratazione delle persone in stato vegetativo persistente non è legale per le strutture pubbliche e private del servizio sanitario nazionale. È quanto stabilisce un atto di indirizzo che il ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali ha inviato alle regioni sulla base di alcune indicazioni precedenti, tra cui quella del Comitato nazionale per la bioetica e l'articolo 25 della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità dell'Onu. Per il Ministro del Welfare Maurizio Sacconi, autore del provvedimento, la negazione della nutrizione e dell'alimentazione nei pazienti in stato vegetativo persistente "può configurarsi come una discriminazione fondata su valutazioni circa la qualità della vita di una persona con grave disabilità e in situazione di totale dipendenza".
L'atto di indirizzo si appoggia anzitutto sul parere approvato dal Comitato nazionale di bioetica nel settembre 2005 e sulla Convenzione sui diritti delle persone con disabilità approvata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 2006 e in corso di ratifica in Italia. Nel documento Onu si afferma che gli Stati devono "prevenire il rifiuto discriminatorio di assistenza medica o di prestazione di cure e servizi sanitari o di cibo e liquidi in ragione della disabilità". Di conseguenza, ha precisato Sacconi, le disposizioni della convenzione sui diritti delle persone con disabilità si applicano anche agli stati vegetativi. Partendo da tali premesse, il Ministero ha invitato "le Regioni ad adottare le misure necessarie affinché le strutture sanitarie pubbliche e private si uniformino ai principi esposti e a quanto previsto dall'articolo 25 della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità".
Il provvedimento si riferisce in generale a tutti i casi di stato vegetativo e intende "uniformare gli atti all'interno delle strutture che operano per il Ssn, che devono essere omogenei in tutta Italia". Per Sacconi l'atto "uniformato a criteri di laicità a cui non sono estranei i valori della centralità della persona". L'unica possibilità per interrompere l'idratazione e l'alimentazione e' che questi atti - ha spiegato il titolare del dicastero del Welfare - siano "rifiutati dallo stesso paziente in stato vegetativo, cioè nel caso in cui l'organismo del malato rigetti queste misure. In ogni caso la valutazione clinica resta affidata al medico".
L'atto di indirizzo del Ministero ricorda - sono parole del ministro Sacconi - "che ciò che va garantito ai malati in stato vegetativo persistente è il sostentamento ordinario di base: la nutrizione e l'idratazione, siano esse fornite per vie naturali siano esse fornite per non naturali o artificiali". E questo perché "la nutrizione e l'idratazione vanno considerati atti dovuti eticamente in quanto indispensabili per garantire le condizioni fisiologiche di base per vivere". Una formulazione, quest'ultima, che recepisce il parere espresso nel 2005 dal Comitato nazionale di bioetica. Ecco dunque che "la sospensione delle pratiche di alimentazione e idratazione è valutata non come doverosa interruzione di accanimento terapeutico, ma piuttosto come una forma dal punto di vista umano e simbolico particolarmente crudele di abbandono del malato".
La decisione del ministero del Welfare arriva in concomitanza con il previsto trasferimento in una clinica di Udine di Eluana Englaro, la donna in stato vegetativo per la quale è stata autorizzata dalla magistratura la sospensione di idratazione e alimentazione. Come effetto immediato del provvedimento del ministro Sacconi è stato sospeso il viaggio che avrebbe dovuto portare la donna da Lecco - dove è attualmente ricoverata - alla città del Friuli Venezia Giulia. Nelle intenzioni della famiglia e della clinica si tratta di un semplice rinvio, in attesa che si stabiliscano con precisioni gli effetti concreti dell'atto di indirizzo inviato dal Ministero alle Regioni.
(17 dicembre 2008)








