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Eluana, la Lombardia prende tempo: valutiamo il ricorso

Il presidente Formigoni giudica probabile un ricorso al Consiglio di Stato contro la decisione del Tar lombardo che ha annullato il provvedimento della Regione che vietava l'interruzione di idratazione e alimentazione. "Amarezza ma nessuna rassegnazione" nelle parole del ministro Sacconi. Il cardinale Bagnasco: "Rafforzare la medicina palliativa, investire negli hospice"

una foto incorniciata di Eluala

ROMA - Amarezza ma nessuna rassegnazione nelle parole del ministro Sacconi a commento della sentenza con cui il Tar ha chiesto alla Lombardia di garantire l'esecuzione della sentenza della Corte d'Appello per la sospensione di alimentazione e idratazione della giovane in stato vegetativo. Il ministro auspica un ricorso al Consiglio di Stato da parte della regione Lombardia, decisione che il governatore Formigoni ritiene molto probabile anche se - ha spiegato - la legge dà sessanta giorni di tempo. Per il momento, ha spiegato il presidente lombardo, la sentenza non sarà applicata. E sul tema del fine vita è intervenuto anche il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, per sottolineare che "assicurati i trattamenti vitali può avere senso la possibilità per l'ammalato di rifiutare pratiche di accanimento terapeutico, da ponderare nell'ambito del rapporto con il medico e fatta salva la responsabilità di quest'ultimo di decidere in scienza e coscienza" e che "è necessario adoperarsi per un impiego largo e rasserenante della medicina palliativa, così da dare sicurezza al cittadino che non avrà un destino di dolore grave e incontrollabile" e nella "diffusione territoriale di strutture tipo hospice in grado di accompagnare le persone in coma irreversibile o in stato vegetativo, sollevando da carichi ardui le rispettive famiglie"

SACCONI - "Prendo atto con amarezza ma senza rassegnazione - ha commentato il ministro del Welfare Sacconi - della sentenza del Tar della Lombardia che, del resto, non inficia il mio atto di orientamento generale al Servizio sanitario nazionale, che non era oggetto di giudizio davanti al Tar". "Essa sostiene che il mio atto, per quanto "autorevole", non è sufficiente a inibire nello specifico caso Englaro una sorta di diritto soggettivo sostenuto dal provvedimento della Corte di Cassazione", scrive Sacconi. "Auspico peraltro il ricorso al Consiglio di Stato da parte della Regione Lombardia perché rimango convinto che, in assenza di una legge specifica, non vi siano ragioni per far venir meno uno dei contenuti principali dei Livelli Essenziali di Assistenza che - conclude il ministro - vanno garantiti su tutto il territorio nazionale: quello del dovere di idratazione e alimentazione di una persona non in grado di provvedere a se stessa".

FORMIGONI - Il presidente della regione Lombardia Roberto Formigoni ha definito "strabiliante" pretendere "di deliberare sulla vita e la morte di una persona per via amministrativa, facendo così dipendere una decisione tanto drammatica da un rapporto tra pubbliche amministrazioni, mentre, ai sensi stessi della Costituzione, i diritti fondamentali, tra cui quello alla vita, sono indisponibili, non sono cioè alla mercè di nessun tribunale". "La legge - ha affermato il governatore - attribuisce alle Regioni, tramite il servizio sanitario, il compito di assistere e curare le persone con lo scopo di guarirle: non posso accettare che la magistratura ci attribuisca un altro compito, quello di togliere la vita". Formigoni ha sostenuto che la prospettiva di un ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar su Eluana Englaro sarà valutata dalla Giunta.

BAGNASCO - E sul tema del fine vita è intervenuto anche il presidente della Conferenza episcopale italiana Angelo Bagnasco, in occasione del tradizionale incontro con tutti i vescovi italiani. Un testo già preparato prima che venisse resa nota la decisione del Tar. Bagnasco ha affermato che "si sta cercando di far passare nella mentalità comune una pretesa nuova necessità, il diritto di morire, e si vorrebbe dare ad esso addirittura la copertura dell'art. 32 della Costituzione: il vero diritto di ogni persona umana, che è necessario riaffermare e garantire, - ha scandito - è invece il diritto alla vita che infatti è indisponibile". "Viene dunque da domandarsi - ha continuato - perché, in una situazione sociale e sanitaria globalmente evoluta come la nostra, con progressi continui, si dovrebbe preferire "ora per allora" di optare per la morte, quando peraltro è ben noto che persone in condizioni decisamente compromesse riescono tuttavia a sorridere e a godere di esserci, senza che in genere evochino precedenti risoluzioni di morire".  "Assicurati i trattamenti vitali - ha affermato - può avere senso la possibilità per l'ammalato di rifiutare pratiche di accanimento terapeutico, da ponderare nell'ambito del rapporto con il medico e fatta salva la responsabilità di quest'ultimo di decidere in scienza e coscienza: è in questo quadro necessario adoperarsi per un impiego largo e rasserenante della medicina palliativa, così da dare sicurezza al cittadino che non avrà un destino di dolore grave e incontrollabile, come pure è urgente impegnarsi per una diffusione territoriale di strutture tipo hospice in grado di accompagnare le persone in coma irreversibile o in stato vegetativo, sollevando da carichi ardui le rispettive famiglie".  "Quando la Chiesa - continua il cardinale - segnala che ogni essere umano ha valore in se stesso, anche se appare fragile agli occhi dell'altro o che sono sempre sbagliate le decisioni contro la vita, comunque questa si presenti, vengono in realtà enunciati principi che sono di massima garanzia per qualunque individuo. Un motivo in più, questo, - ha detto Bagnasco - per esprimere la nostra piena solidarietà al confratello Cardinale Severino Poletto, sconsideratamente attaccato attraverso i media per aver ricordato quella che è una convinzione scientifica larghissimamente condivisa, e comunque una verità etica,  ossia che togliere l'alimentazione e l'idratazione ad una persona, per di più ammalata, è determinarla verso un inaccettabile epilogo eutanasico". "Ugualmente, il rispetto della legge naturale è garanzia contro manomissioni e soprusi su qualunque uomo o donna: per noi - ha concluso - ha un significato profondo ricordare queste acquisizioni fondative in una stagione della storia in cui esiste ancora una parte di umanità che non vede riconosciuti i propri fondamentali diritti"

(27 gennaio 2009)

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una foto di Eluana EnglaroNuovo pronunciamento giudiziario a favore del padre della giovane in stato vegetativo: il Tar lombardo ha annullato il provvedimento con il quale la Regione negò al personale sanitario di interrompere l'alimentazione: "Il diritto di rifiutare le cure è assoluto". Ma per la fine della giovane rimane in piedi l'ipotesi Udine

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