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La storia di Monica: "Fortuna che a Bologna c'è la Casa dei risvegli"

Il marito percepisce 23 euro di assegno di cura al giorno, con cui in parte paga un assistente. E tre volte la settimana il personale di una cooperativa va a casa per un programma di mobilità passiva

Mani che si toccano

ROMA - "Bisogna sentirsela sia psicologicamente sia fisicamente per portare a casa una persona in stato vegetativo, ma soprattutto incontrare una struttura specializzata che non ti lasci sola dopo le dimissioni. Io sono stata fortunata - racconta Monica -: mio marito, andato in coma dopo un ictus, è stato poi trasferito dall'ospedale in cui era ricoverato alla Casa dei risvegli Luca De Nigris di Bologna. E' stato questo posto che mi ha permesso di farcela anche dopo e mi ha insegnato ad accudire mio marito". Questa è la storia di Monica, 47 anni, moglie di Ermanno. Ermanno, ora in stato di minima coscienza a distanza di due anni dall'ictus, è tornato a casa da marzo 2009 ma nuove solo le dita di una mano: è con queste che riesce a comunicare dicendo "sì" e "no". Per il resto lo assiste la moglie; la mattina invece, quando lei è a lavorare, c'è un badante.

Monica, però, non si è mai sentita abbandonata. "Si sono attivati subito i servizi sociali, il comune e la provincia di Bologna, la regione Emilia-Romagna e, successivamente, anche i volontari dell'associazione Gli amici di Luca - dice -. Percepisco 23 euro di assegno di cura al giorno, sono diventata l'amministratore di sostegno di mio marito, il medico di famiglia viene tutte le settimana a casa a visitare Ermanno, le medicine le passa il sistema sanitario nazionale, e inoltre siamo entrati in un progetto dell'Asl in base a cui, tre volte la settimana, il personale di una cooperativa sociale viene a domicilio per muovere passivamente Ermanno".

"Ma non dappertutto avviene così - continua la signora Monica -. In alcune parti d'Italia, se non ci si fa sentire, si viene abbandonati. Ho conosciuto persone che mi hanno raccontato la loro esperienza personale: il figlio assistito solo un'ora al giorno e basta, chi invece ha perso il lavoro perché usufruendo dei permessi ai sensi della legge 104 era diventato scomodo all'azienda e tanti altri casi limite. E' fondamentale, invece, avere una struttura medica di riferimento cui appoggiarsi anche per ricevere un sostegno psicologico". E poi conta anche il tessuto sociale, come ad esempio "il servizio di Coop Adriatica ‘Ausilio per la spesa', che porta la spesa direttamente a domicilio". In Emilia-Romagna per le persone non autosufficienti che vogliono stare a casa propria ci sono l'assistenza domiciliare sanitaria, socio-assistenziale, socio-educativa o di aiuto domestico, l'assistenza domiciliare integrata, l'assegno di cura e i centri di consulenza (più i contributi) per l'adattamento dell'abitazione. (Michela Trigari)

(30 gennaio 2010)

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