Il sottosegretario alla Salute interviene sul caso di Salvatore Crisafulli chiedendo alla famiglia di ripensare alla decisione di partire: "L'eutanasia non è la soluzione". Il ministero attende il rapporto dei Nas sulla qualità del servizio offerto dai servizi socio-sanitari locali

ROMA - Con il rapporto dei Nas sulla vicenda di Salvatore Crisafulli, "si farà ulteriore chiarezza sull'assistenza effettivamente fornita dai servizi socio-sanitari locali e sarà possibile individuare meglio i problemi che si possono risolvere". Così il sottosegretario al Welfare, Eugenia Roccella, interviene sul caso della famiglia che ha minacciato di spostarsi in Belgio per praticare l'eutanasia in seguito alla carenza di assistenza domiciliare. Una partenza rinviata di alcuni giorni, su proposta del vescovo di Catania, in segno di rispetto verso la città che si prepara a tre giorni di festeggiamenti in onore della patrona Sant'Agata.
"Noi - dice Roccella, che nel 2008 incontrò Salvatore e i familiari al ministero della Salute in occasione dell'accordo che allora attraverso la regione Sicilia garantiva un progetto di assistenza personalizzata nei confronti dell'uomo - sappiamo che quando si vive una situazione come questa la solitudine e la disperazione sono sempre dietro l'angolo, ma l'eutanasia non è una soluzione: ci sono molte altre possibilità, per esempio l'accoglienza in ottime strutture che già si sono offerte". Il riferimento è alla comunità Papa Giovanni XXIII, che prima fra tutte ha manifestato la sua disponibilità a ospitare Salvatore Crisafulli. Una disponibilità di fronte alla quale il fratello Pietro ha espresso gratitudine, pur ricordando che "non è questo ciò che chiediamo", volendo Salvatore continuare a vivere nella propria abitazione vicino al resto della famiglia. "Noi - afferma Roccella - faremo comunque il possibile perchè a Salvatore sia garantita una assistenza qualificata e invitiamo i familiari a ripensare alla loro decisione". "Sugli stati vegetativi - spiega ancora Roccella - il governo ha posto particolare e immediata attenzione, stanziando fondi vincolati (10 milioni di euro alle Regioni per il 2009) e mantenendo anche per il 2010 i 500 milioni per il Fondo per la non autosufficienza destinati all'assistenza domiciliare".
Sulla vicenda continua ad essere attivo il dibattito politico. Per Dorina Bianchi, vicepresidente dei senatori Udc, "bisogna puntare ad un'assistenza di qualità, indirizzata al malato ma anche alla famiglia: è su ciò che si deve monitorare e in Commissione d'inchiesta sul Servizio sanitario al Senato si dovrà fare chiarezza sulla drammatica vicenda di Crisafulli". "Salvatore deve continuare a lottare con il nostro aiuto- prosegue l'esponente centrista- la politica sta facendo il possibile per non abbandonare le famiglie: si sta portando avanti la legge sul testamento biologico e quella sulle cure palliative e' andata piu' veloce del previsto. Ma una legge - conclude- è un contenitore vuoto senza finanziamenti adeguati: se si deve fare una critica costruttiva è proprio relativamente all'aspetto economico, su cui ancora non è stato fatto uno sforzo adeguato".
Fa discutere invece la lettera (pubblicata su "Il Giornale") che la parlamentare del Pdl Melania Rizzoli ha inviato direttamente al ministro della Salute Ferruccio Fazio e nella quale lancia una provocazione: "Se non si possono sostenere questi malati allora meglio non rianimarli in partenza". O meglio: Rizzoli sostiene che per i pazienti che si trovano in coma vegetativo o che si risvegliano da questa condizione "serve un piano nazionale di assistenza", perchè "se li riportiamo in vita poi dobbiamo anche assisterli, altrimenti ricade tutto sulle spalle delle famiglie". Se tutto ciò non si fa, allora sarebbe "meglio non rianimarli in partenza". "La Regione e il Comune di residenza - dice la deputata, contattata dall'agenzia Dire - non hanno i soldi per sostenere la famiglia: eppure l'unica soluzione per evitare l'eutanasia è sostenere la famiglia di Crisafulli. Chiedo a Fazio un tavolo governo-Regioni che si occupi di questo tema". (ska)
(2 febbraio 2010)







